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Ongaro Alberto - Il ponte della solita ora | Francesco Soria è un musicista. Scrive colonne sonore per il cinema e ha un certo successo. Una sera, mentre sta cercando di telefonare a Roma, la comunicazione viene interrotta da un'interferenza. All'altro capo una voce di donna. Sta parlando con qualcuno e, dal tono della conversazione, Soria capisce che si tratta di un amante. È una storia finita, ma lei gli chiede un ultimo incontro "a quel ponte di legno, alla solita ora". Forse è la nota di rimpianto nelle parole della donna a scatenare in Soria un'irrefrenabile curiosità. Deve conoscerla, deve dare un corpo a quella voce. E' l'inizio di una serie di congetture e di appostamenti, che lo portano finalmente a identificare la sconosciuta. Il suo nome è Frederika von Klausen, una giovane di grande bellezza, sposata con un nobile tedesco, che frequenta Venezia di tanto in tanto. Quando il conte Andrea dal Fumo, uomo affascinante e grande seduttore, viene trovato morto, probabilmente ucciso, Francesco si fa l'idea che sia proprio lui l'uomo della telefonata e che sia stata Frederika a ucciderlo. Evidentemente anche la polizia la pensa allo stesso modo, perché la giovane viene incriminata. Ma le cose non sono come sembrano...
Media Voto: 3.66 / 5Eliza (25-08-2011) carino dai..le prime 100 pagine un po' noiose ma poi si riprende bene... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Alce67 (10-02-2009) Le ambientazioni veneziane mi piacciono molto, anche se qui la città rimane veramente sullo sfondo, mentre è protagonista la sua società così originale, fatta di artisti, stranieri, nobiltà in auge e decaduta. Non sono invece un appassionato di gialli. Tuttavia la storia è piacevole e il finale sorprendente e originale Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giovanna (15-01-2009) “La Taverna del Doge Loredan” sta alla “Stravaganza” di Vivaldi come “Il Ponte della Solita Ora” sta all’“Autunno”. Toni soffusi di malinconia, velati di mistero come volti enigmatici di sfuggenti maschere; congetture ed ipotesi che, in una “labirintica” città ricamata sul mare, cadono dovunque come foglie morte per poi essere rimescolate incessantemente come tasselli non combacianti di un capriccioso mosaico. Lo scardinamento delle certezze, che ha la sua apoteosi nel finale aperto, avviluppa tutta la storia come nebbia impalpabilmente densa ed ovattata. Nulla è come sembra; tutto può ancora e sempre accadere. Non c’è dubbio: Alberto Ongaro è il migliore scrittore italiano contemporaneo i cui libri, una volta letti, non possono non essere “ripercorsi” senza mai smettere di stupirsi, sognare ed apprezzare il loro sontuoso, “barocco”, musicale, onirico stile narrativo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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