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Aprile Pino - Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani... |
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Titolo | Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali» |
| Autore | Aprile Pino | Prezzo Sconto 15%
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€ 14,88
(Prezzo di copertina € 17,50 Risparmio € 2,62)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2010, 305 p., rilegato |
| Editore | Piemme
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| | Disponibile anche in ebook a € 6,99 |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Fratelli d'Italia... ma sarà poi vero? Perché, nel momento in cui ci si prepara a festeggiare i centocinquant'anni dall'Unità d'Italia, il conflitto tra Nord e Sud, fomentato da forze politiche che lo utilizzano spesso come una leva per catturare voti, pare aver superato il livello di guardia. Pino Aprile, pugliese doc, interviene con grande verve polemica in un dibattito dai toni sempre più accesi, per fare il punto su una situazione che si trascina da anni, ma che di recente sembra essersi radicata in uno scontro di difficile composizione. Percorrendo la storia di quella che per alcuni è conquista, per altri liberazione, l'autore porta alla luce una serie di fatti che, nella retorica dell'unificazione, sono stati volutamente rimossi e che aprono una nuova, interessante, a volte sconvolgente finestra nella facciata del trionfalismo nazionalistico. Terroni è un libro sul Sud e per il Sud, la cui conclusione è che, se centocinquant'anni non sono stati sufficienti a risolvere il problema, vuol dire che non si è voluto risolverlo. Come dice l'autore, le due Germanie, pur divise da una diversa visione del futuro, dalla Guerra Fredda e da un muro, in vent'anni sono tornate una. Perché da noi non è successo?
Recensioni 1 - 20 di 40 recensioni presenti. Media Voto: 3.55 / 5Salvatore delenda.sc@libero.it (26-11-2011) L'evidenza della condizione del Sud rispetto a Nord sommando la mole di documenti che l'autore cita lo rende un libro molto interessante...da avere!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Baldassarre (26-10-2011) Mi fanno solo ridere coloro che scrivono che un libro così può aggravare le frattiure tra nord e sud, tra coloro che accusano Aprile di scrivere un sacco di fandonie. Questa è gente che non ha mai letto Gramsci, Salvemini e Fortunato.
Grandissimo Pino Aprile, grazie. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Franko56 (01-10-2011) Un libro assolutamente da sconsigliare a chi vuole approfondire il periodo storico in questione.
Storia che lascia intendere in modo provocatorio che i buoni sono da una parte e i cattivi dall'altra.
Sarebbe stato più utile per una corretta revisione storica strutturare il contenuto in maniera più equilibrata e meno ripetitivo su alcuni concetti.
Trovo che questo libro più che aiutare ad capire e ad accettare l'unità del nostro paese con tutte le sue storture , contribuisce a riaccendere inutili diatribe nord-sud.
Giudizio zero assoluto Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Franko 56 (10-09-2011) Stucchevole nella narrazione, ripetitivo in molti concetti, con una costante nota polemica nei confronti di tutto e di tutti.
L'autore anzichè ricostruire fatti, inconfutabili, in ottica di revisionismo storico si perde in una partita tra buoni e cattivi che diventa noiosa e motivo di inutili accuse degli uni nei confronti degli altri.Ci sono libri che trattano lo stesso argomento in maniera molto più equilibrata ed obiettiva Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luigi (29-08-2011) Ritengo il libro discreto dal punto di vista letterario, ma non eccezionale perchè talvolta la narrazione risulta un po' stancante nei ritmi.
Lo ritengo invece buono dal punto di vista sociale perchè contribuisce al risveglio della coscienza meridionale senza eccedere in vittimismo.
Mi indignano i commenti di certi lettori che parlano dell'immondizia di Napoli o dell'incapacità di Mongiana a riadeguarsi e convertirsi ad un nuovo sistema industriale, perchè sono indicativi di una lettura superficiale del libro. E' inutile fermarsi su polemiche inutili e sulla rivendicazione di un passato che non c'è più, ma sta di fatto che l'economia del nord è cresciuta grazie al sud. Si sono sversati al meridione gran parte dei suoi rifiuti tossici e lo stato che fa? "Si costerna, si indigna si impegna...poi getta la spugna con gran dignità".
Mi entusiasma la riflessione finale dell'autore che considera la possibilità di ripartire da zero mettendo nel conto tutti i rischi derivanti dalla condizione svantaggiata del mezzogiorno, perchè risveglia l'orgoglio sopito di un sud la cui cultura ha dato a questa "Italia Unita" anche una storia di cui poter esser fieri e che taluni oggi si ostinano a cercare in una fantomatica "cultura celtica".... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Pino Chisari (11-07-2011) Non condivido l'idea della secessione 'rovesciata' ma il libro, pur con qualche retorica e ripetizione, è interessante e ricco d'informazioni che non conoscevo. In alcuni commenti (forse di stampo leghista non dichiarato) ci si attacca ad alcune pretese imprecisioni per contestare il tutto. Il che è ovviamente ridicolo: solo i vaneggiamenti opportunisti dei Borghezio & C. possono ignorare che il Nord ha usato in mille modi il Sud per i suoi comodi. Infine, conosco l'autore come persona che certo non si inventa le cose; potrà anche sbagliare qualcosa ed esasperare qualche concetto, ma certo non si inventa i dati come molti vorrebbero far credere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marcella (02-04-2011) Interessante e bello. Molto scorrevole. NOn è troppo dotto e penso che dia un'informazione di base su un argomento celato ai più. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Michele (21-03-2011) A tutti coloro che sostengono che il libro è anti-italiano, ripetitivo e senza fonti stioriche dico: non siate chiusi mentalmente e abbiate la capacità di essere intelletualmente onesti. Il libro non è anti-itaiano perchè alcuni dei personaggi citati sono del Nord e perchè l'autore specifica fin da subito che ha amici a Milano, dove per altro ha lavorato. Non è ripetivo perchè tratta sì sempre lo stesso argomento, ma sotto diverse sfumature; e non è senza fonti perchè sono fatti nomi e cognomi degli interlocutori con i quali l'autore ha parlato e perchè i libri o documenti dai quali ha tratto le frasi poste tra virgolette sono sempre segnalati tra parentesi. Quindi, alle categorie di lettori che succitato suggerisco di essere liberi di esprimere il loro giudizio negativo, ci mancherebbe, ma di trovare motivazioni valide; altrimenti mi viene da pensare che, da parte loro, sia stata letta qualche pagina alla rinfusa o neanche quella. E ricordate, che vi piaccia o no, anche quello che è raccontato nel libro è parte della nostra storia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luca L. (21-02-2011) Non c'è molto da dire, su questo libro, che non ha la pretesa di essere un saggio (come molti suoi critici invece pensano), ma solo un "lamento", nel senso più profondo del termine.
Al diavolo la presunta mancanza di rigore storico e filologico, questo è, nel bene e nel male, un libro scritto con la pancia e va bene così.
Secondo me quello che dà fastidio a molti è che certe verità "revisioniste" fanno male. Del resto è anche il motivo per cui il film di Squitieri "Li chiamarono... briganti" di una quindicina di anni fa fu asprametne criticato dagli "intellettuali" e ritirato dalle sale dopo poche settimane di programmazione.
Il film è virtualmente scomparso, non se ne trova traccia in VHS/DVD, è stato letteralmente affossato, col pretesto di non essere "fedele" ai fatti storici e di fomentare le divisioni.
E' inutile, la storia l'hanno scritta e la scriveranno sempre i vincitori, ed il mito diventerà STORIA granitica e dogma.
La storia è di per sé revisionista, ma vallo a spiegare alla gente...
Quanto al libro poteva essere più "godibile", risente secondo me di una scrittura in più fasi, durante un arco di tempo abbastanza lungo: si notano (con)fusioni di stile, e salti filologici e a volte anche logici.
L'imprecisione delle fonti e dei dati a volte rischia di far abbanadonare la lettura, tuttavia resta un validissimo manifesto, un accorato atto di amore per una terra che, se anche non indenne da proprie colpe, è stata territorio di conquista selvaggia e di sfruttamento coloniale per troppi anni. Il Sud è stato volutamente tenuto in uno stato di gregarietà rispetto al nord, e oggi i suoi schiavisti gli rimproverano la sua condizione di schiavitù.
E pensare che molte critiche rimproverano ad Aprile di non essere imparziale: e perché dovrebbe? Il libro, sin dal titolo, denuncia una giustissima presa di posizione e di parte dell'autore, in tutta onestà. Questa mania del "contradditorio", dell'impazialità...
Bravo, Aprile, ma attendiamo una "revisione". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ROBERTO (22-01-2011) Ci sono dei buoni spunti di reale contro-informazione per una doverosa riscrittura della ns.storia.Il libro però cade spesso in ripetizioni e nella attualità politica.Ci sarebbe voluto più rigore metodologico nel raccontare i fatti.L'autore risulta ,travolto dalla vis polemica,non a l'altezza del compito. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (18-01-2011) E' talmente forte e potente la critica emotiva e passionale di un acceso meridionalista , in questo caso lo scrittore Pino Aprile, nei confronti del settentrione, che è difficile rimanerne indifferenti.
Però...
io invece volevo andare un attimo oltre l'apparenza palese di questo libro e cercare di sviscerare quelle che sono magagne sottaciute e inespresse.
Allora
indubbiamente Aprile fa rabbrividire il lettore quando narra degli eccidi avvenuti in due paesi della prov di Benevento i cui abitanti osarono ribellarsi ai Savoia(stragi che neanche i nazisti e e le truppe alleate hanno perpetrato).
L'autore sicuramente tocca molto bene il tasto dello sviluppo economico pilotato in due direzioni: al Nord costruzioni di infrastrutture, centri di servizi , ferrovie, porti ; al Sud imposizioni di tasse doppie rispetto al Nord,svilimento delle industrie presenti(i cantieri navali)etc
E altri distinguo e atrocità tutte commesse unilateralmente DAL NORD AI DANNI DEL SUD
ma...
Sono passati 150 anni
in questi anni i politici del Sud cosa han fatto?
Nel 1946 dopo tutto sto schifo narrato sopra,i Savoia la maggior parte dei voti come mai li prese al Sud?
I meridionali si son ribellati solo col brigantaggio, bollato come un movimento eversivo e stop
e in questi anni, con le accuse che ogni giorno muovono i Bossi,Calderoli, Salvini,
chi si ribella solo Saviano, e ..gli altri? Che fanno votano Mastella,Bassolino,Iervolino etc?
Ok abbiamo capito tutto.
Un libro per riflettere dicevo
cose sul Risorgimento che magari molti non conoscevano e che in questi anni di leghismo forse chissà(mi auguro) potrebbero servire a ridimensionare un po' le cose(questo libro è solo una goccia nel mare).
Molto belle
alcune digressioni dell'autore
il perchè molti meridionali diventano leghisti (chi emigra, abbandona una comunità e una terra che figurano deboli e perdenti e mira a radicarsi in un altrove che appare forte e vincente) e altre ancora(i meridionali creati per star divisi). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
giorgio g (04-01-2011) "Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni anti-terrorismo come i marines in Iraq. Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani durante il conflitto etnico, o come i marocchini delle truppe francesi in Ciociaria nell'invasione per redimere l'Italia dal fascismo. Ignoravo che, in nome dell'Unità nazionale, i fratelli d'Italia praticarono la tortura come i marines ad Abu Graib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile". Se questo è l'incipit del libro, si può immaginarne il seguito e decidere se continuarne la lettura. Il mio commento potrebbe fermarsi qui. Ma vorrei sottolineare due punti. Primo: un atteggiamento non imparziale, come quello di cui è permeato il libro, fa fortemente dubitare della credibilità di quanto vi è esposto. Secondo: queste operazioni di pseudo-revisione della storia, condotte con il livore che le permea, contribuiscono a rinfocolare passioni ed odi che - a oltre centocinquant'anni dai fatti - sarebbe interesse di tutti, sudisti e nordisti, placare o quanto meno riesaminare in maniera obiettiva. Il nostro Paese ha già tanti problemi e simili pamphlet non fanno che aggravarli! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Maria R. (03-01-2011) L'argomento è molto interessante e il libro fornisce degli ottimi spunti di riflessione sulla situazione del Meridione; tuttavia non posso, in accordo con altri lettori, non rilevare alcune criticità: l'autore non propone una formale bibliografia ma solo citazioni sparse qua e là; i temi trattati sono tanti e finiscono per non essere adeguatamente approfonditi; si legge un certo livore tra le righe ed una sorta di razzismo al contrario.
L'idea di base è buona, ma non mi è piaciuto molto il modo in cui è stata sviluppata. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Andrea (05-12-2010) Ho trovato un certo piacere nel leggerlo e il testo scorre via piacevolmente.però, giunto alla fine mi chiedo:
Che cosa è da un punto di vista della forma, del contenuto, delle tesi, dello stile un lavoro come questo? Ebbene, non lo so. Ormai, queste opere sono diventate comuni nella letteratura (post-saggistica?) non di finzione. Ma non sempre dobbiamo esser compiacenti verso le novità purché siano, così come non si deve per forza osteggiare ogni nuova idea. Ma di idee nuove io qui non ne vedo. Il contenuto di questo lavoro potrebbe essere tutto vero così come potrebbe essere tutto falso. Non sembri una boutade. E' il nocciolo della questione. Leggo, nella recensione di Fabrizio di "citazioni informali", ebbene le citazioni informali non esistono. Nella letteratura saggistica ogni affermazione in merito a: interpretazione di un qualunque oggetto, citazione di opere altrui, citazioni di fonti primarie, citazioni di dichiarazioni e, appunto, "ogni affermazione" deve essere certificata dall'indicazione delle fonti utilizzate. Le citazioni non sono orpelli o vezzi per dimostrare la propria erudizione ma il contrario. Siccome, l'autore di saggi non può essere credibile a priori neppure se è una "grande mente", quando scrive deve mettere a disposizione di chi legge il materiale utilizzato per la propria opera. Questo permette a me di controllare la veridicità della citazione e la sua interpretazione. la citazione può avvenire in molti modi ma qualunque modo noi scegliamo le fonti devono essere indicate correttamente e farle ritrovare con facilità ed esattezza. Le fonti orali non sono "le conversazioni con tizio o caio al bar". ma trattate al pari delle altre. L'opera si salva in corner diventando giornalismo di inchiesta molto più interessante e leggibile. Continuo ad esprimere tutta la mia perplessità di fronte a questi lavori. A forza di scrivere e stampare "libri facili" ci ritroveremo con una montagna di "libri inutili". Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giovanni (20-11-2010) Lo sto ancora leggendo, perchè il mio carattere mi impone, quando leggo certe cose, di fare delle soste e rilassarmi, e mi fermo a riflettere sperando che Pino Aprile mi stia raccontando un mucchio di fandonie. Ma so che non è così! Bello, da adottare nelle scuole come supplemento ai libri di storia. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
corra (15-11-2010) Comincia bene, entusiasma perfino dandoci una lettura dell'unità d'italia completamente diversa da quella avuta a scuola.Poi? Poi l'autore smette di raccontare, di argomentare e diventa tifoso, finendo con l'augurarsi una secessione al contrario. Peccato perchè le premesse per un buon lavoro c'erano tutte. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luca Scialò il.padrino.81@hotmail.it (02-11-2010) Ho sempre avuto seri dubbi sulla fantomatica "Unità d'Italia". Questo libro ha confermato le mie incertezze, il mio scetticismo, ma soprattutto, mi ha rivelato cose di cui, come tanti italiani, non ero a conoscenza.
Mi riferisco all'autentica pulizia etnica che noi meridionali abbiamo subito, nonchè il defraudamento delle nostre ricchezze ad opera dei signorotti del nord.
Oggi i settentrionali ci vedono come nullafacenti e ladri; ma ammesso e non concesso che ciò sia vero, i primi colpevoli sono stati loro, con la loro invasione. Mossa per salvare il Regno dei Savoia ormai destinato al collasso economico.
Complimenti a Pino Aprile, anche per il numero di copie vendute. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Stefano (18-10-2010) Il libro è pessimo, perché poteva essere importante, anzi fondamentale come riflessione storica sulle ferite inferte al Sud durante l'Unità, e diventa invece, fondamentalmente, un libro di invettive. Nelle intenzioni è un saggio, ma non c'è alcuna traccia di bibliografia, né di fonti e di riferimenti. Una prova mancata. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Fabrizio D'Alfonso giltacitu@yahoo.it (04-10-2010) E' un buon libro giornalistico, documentato e giustamente arrabbiato. Il concetto fondamentale, sempre valido, è a pag. 146: "Il sistema economico italiano era ormai strutturato sulla condizione di minorità di una parte del paese rispetto all'altra: svuotato il Sud dei suoi beni e della migliore gente, lo si assisteva, purché non producesse". Un lettore scrive con sussiego accademico che il libro "non è supportato da un minimo di riferimenti bibliografici". Evidentemente non ha dato peso alle decine di opere citate nel testo in modo informale. L'osservazione, poi, fatta da altri, che si tratti della solita "lagna meridionalistica" non sta né in cielo né in terra. Quando la ricostruzione storica di una vicenda sa individuare i nessi tra i fatti, di quale mai lagna ci si può lamentare? I libri arabi e occidentali che condannano la politica di Israele sono forse una lagna sulla sorte dei palestinesi? Leggeteli, e vediamo chi avrà il coraggio di dire che sono una lagna. Nemmeno i filoisraeliani hanno detto una sciocchezza del genere. Che il Regno delle Due Sicilie fosse poi uno stato anacronistico, è falso. Ma se anche fosse stato anacronistico come il paese dei campanelli, andava per questo distrutto e saccheggiato e tenuto in uno stato permanente d'inferiorità? Il carattere anacronistico di un paese è sempre stato un alibi per i colonialisti, che hanno occupato interi continenti, lasciandoli poi più poveri e anacronistici di prima. Quando il comunismo sovietico cancellò dalla faccia della terra gli anacronistici contadini, sembrava che stesse realizzando la razionalità della storia. Ma poi la crisi cronica dell'agricoltura e le carestie provocarono milioni di morti. Purtroppo esistono ancora, anzi prosperano, vacui e garbati intellettuali di una sinistra garbata e vacua che, per scoraggiare gli scontenti dal rivangare il passato, scrivono enfatiche bugie come questa: Lasciamo "in pace Garibaldi che ha permesso di costruire una nazione dov'era una accolita di plebi analfabete" (C. Augias). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesco Lovecchio (20-09-2010) Pessimo libro pieno di errori, sia nei dati sia nella logica. L'idea di fondo è che i meridionali (quelli che vivono nelle regioni corrispondenti all'ex REgno delle Due Sicilie) con l'unificazione italiana abbiano subito una ferita profonda, e che il ritardo dell'economia meridionale sia dovuto a un furto da parte del Nord, e dei piemontesi in particolare. I dati a sostegno di questa tesi, tuttavia, sono spesso errati come anche le inferenze, spesso illogiche. Qualche esempio tra i tanti. A pagina 14 si riferisce di stime di centinaia di migliaia di morti, e persino un milione, dalle truppe piemontesi ai danni dei meridionali subito dopo Garibaldi. Nemmeno la coeva guerra di secessione americana con una tecnologia militare paragonabile avrebbe potuto determinare un tale numero di morti. La guerra di secessione è stata una delle guerre più sanguinarie, per di più tra connazionali. Continuando a pag. 106 l'autore scrive "Alla Mostra del 1856, a Parigi, siamo stati premiati come paese più industrilizzato d'Italia; terzo nel mondo". Bene, la mostra si tenne nel 1855, cioè un anno prima, e il Regno delle Due Sicilia non aveva partecipato per nulla, a differenza di altri stati italiani ed europei. Il dato è completamente falso, anche se su internet vi sono dei buontemponi che fanno affermazioni simili. A pag. 118 si cita di una marina del Regno delle Due Sicilie come la seconda flotta mercantile e la terza militare in Europa. Wow! In realtà la classifica della flotta mercantile era nel 1850: Gran Bretagna, Francia, Olanda, Norvegia, Austria, Danimarca, Grecia, Prussia, Stato pontificio, Regno delle Due Sicilie, e altri. Eppoi, una marina così potente per esportare cosa? A pag. 115 si cita un lavoro di Nitti riportando male i dati (non si trattava infatti di monete di lire-oro, i numeri sono sbagliati, ma simili a quelli che si trovano su internet) e traendo interpretazioni illogiche (il riferimento era al change-over monetario tra monete preunitarie e lira). E via discorrendo con simili inesattezze. Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40
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