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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Rizzuto Vincenzo - Arturo e dintorni

Arturo e dintorni TitoloArturo e dintorni
AutoreRizzuto Vincenzo
Prezzo € 14,50
Prezzi in altre valute
Dati2009, 161 p., brossura
EditoreGruppo Albatros Il Filo  (collana Nuove voci)

Attualmente non disponibile su IBS
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7 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
In un tempo non ben definito, in una Sicilia dai contorni sfumati, si susseguono le avventure di Arturo, sempre pronto a salire di corsa sui treni senza mai aver comprato il biglietto, e di una serie di personaggi che si affacciano, volenti o nolenti, nella sua vita e in quella dei suoi amici. Un piccolo paese fa da sfondo a questa girandola di storie, che si seguono e si intersecano in una serie di spirali, in cui il protagonista, e quindi il punto di vista, cambia vorticosamente. Ne nasce un colorato romanzo a più voci, in cui i personaggi richiedono prepotentemente il ruolo di protagonisti, mettendo in primo piano la loro storia e la loro vicenda. Arturo e dintorni sembra un gioco di luci e di suoni in cui Vincenzo Rizzuto fa prendere corpo ai suoi ricordi, dando una forma sempre dinamica alle proprie esperienze, creando una trama fantasiosa in cui Arturo è solo il pretesto per raccontare cento altre storie, un filo che unisce tutte le molteplici storie narrate, guidato sempre da un forte umorismo e da una ferrea logica: "Il treno fuma; io fumo: io sono un treno". Questo è Arturo.

I vostri commenti
7 recensioni presenti.  Media Voto: 5 / 5

Gaetano Solano (01-01-2012)
Lo stile scorrevole, l'intuizione dei personaggi, i protagonisti veri, non inventati, la maggior parte dei quali conosciuti e viventi, la descrizione dei luoghi e delle persone, l'entrare nella mente, nei gesti, nel linguaggio, fanno sì che non si legge un libro, ma si assiste alla proiezione di un film. Di Vincenzo Rizzuto ricordo l'immediato dopo terremoto, nell'estate del 1968, quando con gli altri giovani ed alcuni "personaggi" di "Arturo e dintorni", la sera ci si riuniva al monumento e poi di notte si andava tutti a Valdibella per una spaghettata (con le canzoni di Fabrizio de André, che Vincenzo fece conoscere agli amici, già dai primi anni sessanta, prima ancora che la grande Mina incidesse "Marinella"). Tanta è la leggerezza del racconto, tanta la introspezione dei personaggi, la cultura popolare e la saggezza contadina, l'arguzia benevola e la furbizia sorridente e sorniona, l'ironia sulla vita e le situazioni che si presentano in modo sempre creativo e spontaneo. In ogni avvenimento c'è sempre una geniale via di soluzione o di uscita. Camporeale (il paesino reale, in cui si svolge gran parte della trama del romanzo) diventa metafora di tutto un mondo dell'entroterra siciliano che però apre i confini dello spazio e del tempo, per allargarsi a tutto il mondo. Il romanzo si inserisce più nel filone della letteratura sudamericana che europea. La vita quotidiana negli anni '50 e '60, i modi di fare, la saggezza popolare che ha la dignità ed è superiore alle teorie accademiche, il passaggio dall'adolescenza alla maturità, il circolo, il bar, la bottega, le gite al mare, l'industriarsi per la ricerca del lavoro, gli amori, la varietà dei personaggi, la diversità e molteplicità dei caratteri, la genialità delle persone, la creatività istintiva fanno sì che un microcosmo diventi paradigma del mondo intero.Non per nulla, nei primi anni '60,P.P.Pasolini venne a Camporeale per girare parte di un film-documentario sull'approccio dei giovani con l'amore e il sesso.
Voto: 5 / 5
Clelia Mustacchia (08-11-2011)
Nel leggere il libro "Arturo e dintorni" ho provato momenti di emozione e di puro divertimento. Tutti i personaggi del mio paese - Camporeale - che avevo lasciato nel 1968, per trasferirmi a Balestrate, all'improvviso mi si presentavano davanti, come per magia, dopo tanto tempo, tali e quali come li avevo conosciuti. Credevo di avere dimenticato quel mondo a me tanto caro, invece mi accorgevo che esso era più vivo che mai dentro di me. Riaffioravano tutti i ricordi della giovinezza, assieme al volto di amici, conoscenti, vicini di casa, assieme ad episodi importanti vissuti nei mitici anni '60. E' stato come fare un salto indietro nel tempo e rivedermi come ero veramente, e come eravamo allora: felici, incoscienti, spensierati, con le canzoni di Mina e gli urlatori, le gonne a palloncino e i capelli cotonati. Il boom economico degli anni '60 rendeva ancora più splendida la nostra vita. Ho letto il libro tutto d'un fiato, trovandolo interessante e divertente; soprattutto mi ha colpito la ricchezza di particolari con cui viene descritta ogni persona, mentre l'ironia di vago sapore pirandelliano mi ha strappato parecchie risate. Arturo (il personaggio attorno a cui ruota tutta la vicenda del libro), morto misteriosamente, io l'ho conosciuto bene assieme a tutta la sua famiglia. Egli, con la sua voglia di vivere, la sua eccentricità, la sua mania di grandezza, rappresenta i giovani. Me lo sono trovato davanti all'improvviso, dopo più di quarant'anni, evocato dalla penna dell'autore, tale e quale com'era allora. Alla fine della lettura, sono rimasta colpita dalla bravura dell'autore, dal suo grande senso dell'umorismo, dalla benevola ironia con cui descrive i tanti personaggi, mettendone, con pochi tratti, in rilievo pregi e difetti. (Clelia Mustacchia)
Voto: 5 / 5
benedetta marcianti (24-10-2011)
Benedetta Marcianti (lunedì, 18 maggio 2009 16:50) Sono la preside incaricata dell'i.c. di Camporeale.Una nostra comune amica mi ha fatto dono del suo libro che ho letto d'un fiato,con grande divertimento e un pizzico di malinconia.Malinconia per quel mondo che lei descrive e che è dentro di quanti come lei e me sono nati e vissuti da ragazzi in un piccolo paese dell'entroterra dove la vita scorre monotona, ravvivata solo dalle chiacchiere del circolo, dagli avventori di quell'unico bar, dai racconti di chi veniva dalla città, dalle piccole manie o fobie dei vari personaggi.Malinconia per quella che l'autore definisce l'arte dell'incontro; per gli odori,i sapori,la musica d'altri tempi che sembrano essere emanati ad ogni pagina del suo libro.A mio modesto parere,oltre agli innumerevoli ed indubbi richiami letterari(da Verga al primo Pirandello a Sciascia) lei, dottor Rizzuto, ha compiuto la stessa operazione che ha fatto, in campo cinematografico Giuseppe Tornatore con Nuovo Cinema Paradiso.Ha creato dei cammei che si fissano nella mente con personaggi singoli o gruppi di personaggi, che parlano da soli o in coro come nei Malavoglia, attaccati come l'ostrica quelli, legati alla piazza, al caffè, alle vie del paese questi suoi.Chi si stacca, chi ha voglia di evadere, 'Ntoni Malavoglia o Arturo Santangelo, finisce male, quest'ultimo precipitato da quel treno in corsa che aveva sempre anelato di prendere.E la cultura 'ufficiale'?Anche quella ha un suo ruolo:incute senz'altro paura:dai teoremi di geometria del capomastro alle domande senza scampo di quel maestro,il 'maestro unico' che chiedeva agli alunni se parlasse in turco o in arabo senza lasciare nessun'altra opzione se non l'immancabile tirata d'orecchie.Mi auguro che il suo libro venga letto a scuola dai ragazzi di Camporeale e che,dopo le presentazioni ufficiali,lei possa venire personalmente a commentarlo
Voto: 5 / 5
beppe (24-10-2011)
Caro Vincenzo, ho appena finito di leggere il tuo libro. Premetto immediatamente che, se non mi fosse piaciuto, avrei interrotto la lettura dopo le prime pagine e, alla prima occasione, ti avrei formulato di presenza alcune generiche considerazioni di circostanza. L'ho letto quasi tutto d'un fiato. Non sono un critico letterario e non voglio certo pretendere di diventarlo in questa occasione. Se si trattasse di un saggio potrei anche avventurarmi in un tentativo di approfondimento, ma questa è narrativa e, come è mia abitudine in questi casi, mi limito ad analizzare le sensazioni epidermiche, se vogliamo, ma consapevoli che essa suscita in me. Bando, quindi, a ricerche sul background culturale, sul giuoco della memoria, sulla realtà dei personaggi o sulla loro verosimiglianza, se di fantasia. I personaggi vanno valutati per quello che sono sulle pagine del libro e non, se realmente esistiti, per quello che sono stati nella vita reale. Pertanto, cosa posso dire del tuo libro? 1) Bello l'utilizzo della lingua italiana (essenziale e concreta), perfetti gli inserimenti dialettali (lingua siciliana realmente parlata e non letteraria o semi inventata), utilizzo di una punteggiatura che consente a te autore di guidare con mano me lettore lungo lo svolgersi dei tuoi pensieri. 2) Tratteggio dei personaggi che spesso richiama alla memoria di noi lettori, soprattutto siciliani, scene di vita vissuta in anni lontani. 3) Non mi sono tanto divertito a leggere un libro di narrativa da quando, circa un quindicennio fa, lessi "Il Birraio di Preston" di Camilleri. 4) "Arturo e dintorni" è assolutamente degno di cittadinanza in quel genere letterario rappresentato al vertice da Sciascia con "Gli zii di Sicilia". In conclusione, caro Vincenzo, auguro a te come scrittore ma soprattutto a me come lettore che tu voglia, in futuro, regalarci altri momenti di piacevolissima lettura.
Voto: 5 / 5
fara (28-04-2009)
Gradevole e a tratti divertente. Così definirei questa anarcoide raccolta di “caratteri” che ruotano attorno ad Arturo in un non precisato luogo della provincia siciliana. Un stile minimalista ma arguto che ben descrive vita e personaggi di un piccolo centro di provincia. Una rassegna di fenotipi “animali”, presentati con i loro tic, le loro presunzioni, le loro gioie e loro paure. La vita di tutti giorni e soprattutto delle notti tirate fino all’alba, vista in chiave che ricorda l’Avant pop, fondendo registri colti ( fin dal titolo che cita l’Isola di Arturo della Morante, anch’esso costruito sul filo della memoria) e popolari, lingua italiana e dialetto, vero e verosimile con la tecnica del taglia-incolla propria della cultura digitale. I ritratti dei protagonisti che incrociano la vita di Arturo sono disegnati “in punta di penna”, una penna sottilmente ironica mai malinconica o nostalgica. Leggere e seguirli nelle loro dis-avventure è come vedere un film dei fratelli Cohen. La cosa più bella, almeno per me, di questo romanzo è lo sguardo distaccato con cui è raccontato. Senza nostalgia, senza rimpianto ma da osservatore partecipante e non giudicante. L’Arturo di Rizzuto gode, in un tempo sospeso, in una provincia siciliana dai contorni sfumati, di un'assoluta libertà nella dimensione magica della memoria come momento irripetibile.
Voto: 5 / 5
Paolo Senior (27-03-2009)
Le ragioni della vita portano spesso le persone a vivere fuori dal proprio paese natìo, lontani dai luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza. Questo, a volte, provoca qualche rimpianto per tutto ciò che più non ci circonda. "Arturo e dintorni", oltre a raccontare con sapienza e discrezione storie e personaggi, evoca in tanti di noi la struggente bellezza di quel tempo. Un affettuoso grazie a Vincenzo Rizzuto, amico di sempre, per averci ricondotti ai luoghi della memoria.
Voto: 5 / 5
Roberto (24-03-2009)
In questo romanzo ho trovato una descrizione poetica e raffinata di luoghi e personaggi che sembrano prendere corpo dalle pagine. E' un libro che guarda al passato, con una punta di malinconia, bilanciata però da tanta, tanta ironia. A tratti irresistibile. Complimenti all'autore
Voto: 5 / 5

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