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Ghezzani Nicola - A viso aperto. Capire e gestire timidezza, fobia sociale e introver... | La timidezza, detta anche, al suo grado massimo di manifestazione, fobia sociale, è un tratto caratteriale sempre più epidemico e diffuso, in netta controtendenza rispetto ai correnti valori sociali di brillantezza e estroversione. Molti sono i sintomi che la caratterizzano: la paura di trovarsi in situazioni sociali e di essere osservati mentre si sta facendo qualcosa di impegnativo, come parlare in pubblico, sostenere un esame, esprimere una competenza professionale; ma anche di innocuo, come argomentare in un gruppo di amici o anche con una singola persona. In essenza, nella fobia sociale siamo preoccupati di apparire confusi e imbarazzati e allo stesso tempo insidiati dalla possibilità di una perdita di controllo tale da rivelare la nostra "verità" nascosta, quella d'essere individui negativi: cioè ansiosi, inetti, stupidi e dunque deboli o magari anche strani, bizzarri, pazzi, disonesti, anormali. È come se la pressione sociale implicasse il terrore del giudizio e allo stesso tempo l'impulso incontrollato allo svelamento di aspetti della nostra identità tenuti altrimenti celati non solo agli altri ma anche a noi stessi. In questo libro, Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e scrittore, dà della timidezza e della fobia sociale la descrizione più viva e profonda che ne sia stata data negli ultimi anni; e mostra in che modo essa possa essere capita, gestita e, dove sia il caso, superata.
vitaliano bacchi (27-03-2010) Opera magistrale di questo teorico di scuola fenomenologico-esistenziale della psicopatologia sociale, ambito in cui prosegue e arricchisce i contributi fondamentali di Laing, ponendosi certamente nel firmamento della leadership epistemologica
internazionale di rango fenomenologico (Beck, Searles, Perry, Resnick, Shapiro). La teoria di Ghezzani ha il suo principale impiego, oltre che in psicopatologia, in criminologia e teoria giudiziaria
ambito in cui la sua teoria della mistificazione (l'assioma della teoria schizoide di Laing) costituisce uno strumento decisivo di semeiotica criminale, tanto che meriterebbe di integrare il testo istituzionale di diritto penale criminale nella bibliografia universitaria obbligatoria.
La sua analisi delle strategie e modalità della mistificazione interpersonale, assiomaticamente declinata sulla teoria del falso sè come strategia difensiva originaria, ottiene un risultato nuovo in semeiotica criminale:isola e descrive le due diverse modalità mistificatorie
dell'ansia sociale e della intelligenza criminale.
Nuovo perchè la valutazione giudiziaria classica sul punto si ferma al dolo, anche se lo declina in specie variamente intensive, ma non esistono teorie diverse dalla sua che determinino un viatico specifico di distintizione fra le due classi intenzionali rilevanti e decisive per il classamento criminale centrale dell'art. 108 cp. Due i contributi centrali dell'opera:
l'analisi della strategia mistificatoria patologica e la strategia del rischio ponderato, certamente il suo capolavoro, qui. Perchè anzitutto indica esattamente il recupero in senso integrativo sociale del falso sè e la sua rivendicazione e riproposizione razionale postulandone la sua funzione di affermazione sociale e non di vergogna occulta e che la teoria sia esatta lo prova la performance del terrorista classico: il rimosso è recuperato per la vendetta e la rivoluzione, mentre il "guarito" di Ghezzani
lo ha recuperato non per la rivoluzione ma per una prassi sociale integrativa e non più ansiosa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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