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Morresi Assuntina; Roccella Eugenia - La favola dell'aborto facile. Miti e realtà... | Una campagna ideologica indifferente alla salute delle donne ha diffuso, intorno alla pillola abortiva RU486, il mito di un aborto facile. Il nuovo farmaco è apparso come un simbolo di libertà femminile e di progresso. La realtà è diversa: l'aborto chimico è più rischioso, doloroso e traumatico di quello effettuato con altri metodi, e dura molto più tempo. Perché, allora, nonostante gli eventi avversi, gli effetti collaterali e le morti (il tasso di mortalità è 10 volte più alto di quello relativo al metodo chirurgico) la pillola abortiva è adottata e promossa, soprattutto nei paesi terzi? Forse perché si tratta di un metodo sostanzialmente domiciliare, che non impegna le strutture sanitarie e riversa ogni responsabilità, anche dal punto di vista medico, su chi lo subisce. È la donna infatti che deve controllare il flusso di sangue, stabilire se è in corso un'emorragia o un'infezione e decidere se è il caso di precipitarsi in ospedale; è lei che deve scegliere se arginare il dolore con gli oppiacei o chiamare il medico. Si tratta davvero di maggiore libertà, o solo del disinteresse della società per un evento doloroso, che è stato a lungo confinato nel privato femminile e oggi, grazie a una pillola, torna ad esserlo?. Di tutto questo parla il libro, partendo da una vasta e puntuale documentazione; e racconta delle morti mai emerse sulla stampa, delle vicende oscure e delle pressioni internazionali che hanno accompagnato fin dalla nascita la pillola abortiva.
claudia (04-01-2011) Il volume pone con chiarezza l'attenzione sul dibattito socio-culturale, politico ma soprattutto medico sulla sessualità e libera procrezione della donna. Questioni che venivano proposte già dagli anni'70, parzialmente risolte con la legge 194 che regolamentava l'interuzione della gravidanza.La farmacopea e la medicina da allora ha fatto dei progressi enormi, tuttavia rimane un'enorme diatriba fra le strutture sanitarie, i medici è le case farmaceutiche che si contendono le responsabilità sui fallimenti gestionali per i farmaci e le pratiche abortive. Queste contese ricodono sulla pelle delle donne in età fertile, che pagano lo scotto di tali umilianti procedure. Una trafila all'insegna della vergogna, precarietà, del rischio, della paura e a volte dell'umiliazione. Per una donna, spesso lasciata sola nella scelta delle decisioni, sono condizioni fortemente stressanti sotto il profilo etico-spicologico e dolorosamente precarie sotto il profilo igienico-sanitario. Rendono l'aborto un rischio le cui conseuenze si pagano duramente, anche con la morte. Le cause sociali ed economiche sono prevalenti e non tutelano la salute con neccessarie garanzie. Ignorare tale situazione è criminoso, perciò è doveroso ponderare tale metodo abortivo chimico assai più doloroso e rischioso di altri interventi, un problema da prevenire con la giusta educazione e che la collettività non può sottovalutare. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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