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Duiker K. Sello - Tredici centesimi | Opera prima di Sello Duiker, considerato tra i più promettenti autori sudafricani del dopo-apartheid, il romanzo racconta la storia di Azure, un ragazzino di tredici anni che in una "periferia del mondo" fa mille mestieri ma sopravvive principalmente prostituendosi. Il romanzo ha vinto il Commonwealth Writer's Prize nel 2001.
| La recensione de L'Indice |
 "Cargo" è il nuovo marchio editoriale mandato in libreria dall'ancora del mediterraneo, che si muove decisamente verso il campo della narrativa, affiancando questa nuova collana alle altre esistenti. Tra i primi titoli in libreria spicca senz'altro il notevole Tredici centesimi (traduzione, a tratti faticosa, di Sara Fruner), che propone all'attenzione del pubblico italiano il lavoro di K. Sello Duiker, scrittore sudafricano acclamato come rivelazione nel suo paese e in Inghilterra, morto suicida all'inizio del 2005. La saga violenta di Azure narra di un "ragazzo di vita" tredicenne, che cerca in ogni modo di sopravvivere a una città, Cape Town, che lo schiaccia e lo isola e a una società che gli nega drasticamente ogni chance di appartenenza. La sua esistenza è un rituale complesso e faticoso, in cui la pulizia gioca un ruolo basilare: il suo nutrimento dipende infatti dalla possibilità di potersi offrire ogni giorno come preda appetibile ai vari clienti con cui si prostituisce, nel rispetto di regole ferree, accontentando sempre ogni richiesta, come quelle eccentriche di un ricco finanziere che gli chiede di far sesso ascoltando i Carmina Burana e L'inverno vivaldiano, sullo sfondo di una casa algida e ossessivamente high tech . Eppure, per quanta attenzione il ragazzo faccia e per come cerchi in ogni modo di conformarsi, non riesce mai a fornire un'immagine credibile; a tradirlo con la collettività in cui vive sono in primo luogo gli occhi, appunto azzurri come il mare, che sorprendono in una faccia nera. La seconda parte del libro è la descrizione di un itinerario tremendo che prima è di perdita e poi di riacquisizione. Il protagonista affronta infatti una serie di prove iniziatiche nella dimensione del mito, fino a compiere un gesto radicale di purificazione, che lo porta al distacco dalla dolorosa memoria dei genitori, ormai scomparsi da tempo. L'acquisizione dell'identità è il tema principale di questa prosa aguzza, in cui gli oggetti (e in specie gli abiti) come i dettagli del corpo definiscono e incatenano, finché, nel finale amaro, superate tutte le prove, non restano infine che forme disseccate in un paesaggio d'apocalisse, in cui "l'aria è satura del frastuono assordante della distruzione". Luca Scarlini |
Media Voto: 4.33 / 5rmatteuc rmatteuc@tin.it (10-05-2007) Delizioso racconto sulla paura e le difficoltà del vivere.
Sud africa dopo la fine dell’apartheid.
La vita politica della lotta di liberazione dei neri è finita, dovremmo avere tutti gli stessi diritti e le stesse possibilità. Ma il paese ha mantenuto le differenze economiche e sociali. Coloro che sono poveri lo sono rimasti. Riprendere il cammino verso una maggiore possibilità è ancora lunga e difficile.
Non è però un contrasto politico, anzi di politico non c’è nulla ma c’è solo un romanzo scritto in prima persona di Azure, ragazzo nero di tredici anni, orfano che vive sulla strada da anni.
La fanciullezza, la pubertà non esistono. In un altro paese ancora dovrebbe raggiungere l’adolescenza mentre Azure è già un uomo che conosce la vita e conosce le persone.
E’ lui il filo conduttore della storia, è lui con i suoi sogni.
E come può vivere un ragazzo sulla strada? Ovviamente prostituendosi. Ma non c’è una pruderia omosessuale, lui non sa che cosa è, come potrebbe sapere un bambino quale è la via della sua sessualità?
Azure si muove all’interno di questo mondo, del mondo di violenza e di povertà che lo circonda.
E’ vittima di violenza all’interno delle potenti bande che vivono nel suburbano.
Azure viene picchiato, violentato, costretto a subire le peggiori cose.
Però lui vive all’interno di se stesso. La sua costante introspezione, il suo distacco dagli altri, la sua mancanza di fiducia nei confronti dei terzi (l’unica persona di cui si fida e a cui lascia i soldi lo tradirà rubandogli il denaro).
Inoltre lui ha i suoi sogni, il suo mondo magico che solo lui vede, soprattutto sulle montagne in cui si rifugerà. Mondo fantastico che lo aiuta nella sua lotta contro il male.
Lo protegge. Lo protegge nella sua mente per non impazzire, per non essere vittima della droga. Ma sente la paura, la sente violentemente e ne è profondamente sconvolto.
La famiglia è solo un ricordo fugace. Non rappresentano un ricordo, ma soltanto un momento della vita.
Non c’è la verve politica di tanta cultura sudafricana, non Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giovanni (19-01-2006) Un libro intenso, che fa riflettere, l'adolescenza inquieta del proagonista e il suo rifugio nel mondo dei sogni vi accompagneranno, commuoveranno lungo tutta la piacevole lettura...e anche dopo Voto: 4 / 5 |  |  |  |
vincenzo (21-05-2005) un autore da scoprire...un libro intenso, duro, commovente. una scrittura incisiva, a tratti trasognata. davvero una bella idea pubblicarlo anche in italia, leggetelo! (l'autore, sudafricano noto all'estero e non ancora in italia, si è suicidato a 29 anni, dopo aver scritto due romanzi molto apprezzati) Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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