|
|  |
Déry Tibor - La resa dei conti | Gli otto racconti qui raccolti hanno prima di tutto un valore pienamente letterario: restituiscono al pubblico italiano un grande scrittore ungherese. Inoltre hanno un valore fortemente storico: la partecipazione attiva ai movimenti del '56 costò all'autore la galera. E la risposta fu in un primo momento la "protesta del silenzio"; finché a quattro anni dall'amnistia che gli aprì le porte della prigione non decise di tornare a farsi sentire con l'ultimo dei racconti qui raccolti," La resa dei conti", che narra il tentativo di fuga di un vecchio professore da una Budapest sotto il tiro dei carri armati, tentativo che si rivelerà impossibile per lo stretto legame che l'uomo ha con la propria terra.
| La recensione de L'Indice |
 Questa scelta di otto racconti, scritti tra il 1955 e il 1962, offre uno straordinario resoconto degli anni della dittatura stalinista e della rivolta antisovietica in Ungheria. Tibor Déry (Budapest, 1994-1997) non si occupa di ciò che avviene nelle stanze della politica, ma rappresenta gli effetti devastanti dell'ottusa crudeltà del potere sulla vita dei cittadini, con un occhio particolare ai più deboli, vecchi, operai, bambini, donne. In quello che forse è il racconto più bello, certo il più denso e commosso, Niki, l'umile esistenza di una cagnetta, osservata con straordinaria empatia, si intreccia con i destini di una coppia di mezz'età senza figli. Il vecchio professore protagonista del racconto eponimo, assumendosi con lucida coerenza una responsabilità morale che solo lui riconosce, fugge sotto una tempesta di neve verso un'impossibile libertà, e il suo cammino è popolato di personaggi indimenticabili. Due donne narra la disperata lotta di una giovane moglie per mantenere vive a tutti i costi le illusioni della decrepita suocera, Filemone e Bauci è una struggente cronaca di dedizione coniugale nei giorni dei combattimenti, L'allegro funerale mette in atto un teatrino di ipocrisia, avidità, frivolezza e insensibilità attorno al letto di morte di un potente, Amore rappresenta con semplice efficacia la resistenza dei sentimenti in un mondo privo di senso e di pietà. Ogni racconto è una scoperta, e su tutto giganteggia l'immagine in bianco e nero di Budapest, con i suoi tram, i ponti, la folla grigia e tuttavia capace di sopravvivere con dignità. La scrittura è classica, priva di compiacimenti e insieme estremamente moderna. Si sente la mancanza di un paratesto che aiuti a contestualizzare l'opera. Consolata Lanza |
Media Voto: 5 / 5lapasini (19-02-2008) I racconti pubblicati ne La resa dei conti sono meravigliosi. Ritraggono un periodo buio della storia europea e il buio della vita degli uomini. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Biordo (30-07-2007) "La resa dei conti" di Tibor Dery appartiene al novero dei libri necessari; a quei libri che danno la possibilità di entrare nell’animo dei protagonisti e d’essere, grazie a loro, accompagnati verso la conoscenza del mondo. Per rendersi conto di ciò è sufficiente leggere Amore, la dolceamara novella, contenuta nella raccolta, che racconta il ritorno a casa di un carcerato senza motivo. Leggendola, non sembra di passare le dita tra le pieghe del vestito gualcito, restituito al carcerato dopo che ne “era stato spogliato sette anni prima”? Di sentirne l’odore? D’immaginarne il colore? Non si percepisce sotto quell’abito un corpo rinsecchito? Umiliato? Quest’immagine non è sufficiente per riflettere sull’assurdità del potere? E le parole, malinconiche e amorevolmente serene, con le quali la moglie si rivolge al marito non ci aiutano a scrutarne i reciproci pensieri? E i sentimenti che accarezzano i due coniugi, non vanno diritti al cuore?
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
| |