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Jacobson Howard - L' imbattibile walzer | Il lato materno della famiglia è composto da "zitelle", coccolanti, apprensive e protettive; quello paterno da maschiacci, scopatori indefessi e donnaioli impenitenti. In mezzo c'è lui, Oliver. Che vive chiuso nel suo guscio. Anzi, chiuso in bagno dedito "a lunghe sessioni di amore solitario". Finché il padre non lo obbliga a uscire e a frequentare il circolo dove il giovane Oliver si dedicherà allo sport preferito, il ping-pong. Ed eccolo trasformarsi nell'imbattibile Walzer. Avrà così la sua iniziazione alla società, agli amici, al sesso. E il tuffarsi nella vita si traduce in un crescendo comico di situazioni, di battute e di gag.
Media Voto: 2.5 / 5paolo paologreco64@yahoo.it (19-12-2010) Un romanzo mediocre, che però prende il volo, quasi s'impenna, nell'ultima quarantina di pagine (lo so, in tutto sono oltre quattrocento...), quando l'autore si scrolla di dosso l'inevitabile tentazione dell'emulazione, tipica di quando si scrive avendo poco o nulla da dire, e lascia spazio alla verità. Queste pagine finali, nelle quali Walzer, ennesimo Copperfield della narrativa inglese, non racconta più il suo passato di figliolo un po' viziato della solita famiglia ebrea piccolo borghese, numerosa e urlante, ossessiva e un po' razzista, già raccontata, ma con ben altre voci, da Roth, da Bellow, da Woody Allen, ma il suo presente, quando torna, di passaggio, nella grigia, forse malinconica ma certamente amata Manchester, queste pagine finali riscattano, almeno in parte il romanzo fino a quel momento insincero, stiracchiato, pieno di presunte arguzie ebraiche ma privo dell'umorismo promesso in quarta di copertina. Walzer gioca a ping-pong, e il ping-pong è la metafora di qualcosa, probabilmente della vita (così ci asciughiamo la metafora), si sente stupido e solo, ma in realtà è intelligente, sensibile e piace alla gente, si fa molte pippe (bastaaaa!) ma piace alle ragazzine, i cattivi sono pelati e i buoni zazzeruti, insomma dai tempi di Dickens per l'autore non sembra essere cambiato granchè nella letteratura, ma poi, come detto, alla fine un po' di sincerità viene fuori, e non sono molti i romanzi di oggi di cui si possa dire altrettanto.... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Andrea (17-10-2010) Mi aspettavo molto di più.
Mai fidarsi degli entusiastici giiudizi della critica riportati sul retro delle copertine. "Uno di quei libri che ti cambia la vita (The Observer)".... Ma per favore..!
Tante, troppe pagine che suonano più come un insieme di sketches cuciti insieme senza un vero pathos narrativo, nè tantomeno spunti comici così esilaranti come la critica vorrebbe far credere.
Ancora una volta poi - come in molti libri con personaggi di matrice orientale - non si capisce il senso di lasciare nel testo parole in lingua originale quando le stesse potrebbero tranquillamente essere tradotte in italiano senza rallentare la fluidità della lettura e disturbare la concentrazione.
Alla fine, quindi, un libro prolisso e fine a se stesso che non aggiunge una virgola alla tua vita. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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