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De Cataldo Giancarlo - Terroni |
Una torrida serata romana, un pretenzioso autobus a due piani: si torna a casa, verso sud. Un sud che odora di affetti e di vergogna, o almeno così sembrerebbe ad ascoltare le due signore pugliesi, reduci da uno shopping capitolino, ma colme di deferente nostalgia per Milano e la sua presunta superiorità. Inizia così, con una conversazione "rubata" su un autobus, questa efficace raccolta di De Cataldo col timbro di esasperato distacco delle due amiche che declina in malinconico orgoglio non appena il profilo di "Casa" prende a definirsi oltre il riverbero dei finestrini. L'autore s'inoltra nelle pieghe del "suo" sud: impasta memorie pubbliche e private, scolpisce ritratti emblematici su guappi, mafiosi, "grattini", imprenditori, politici e strozzini, allarga via via il campo su un panorama mobile e contraddittorio. Dal populismo equivoco dell'ex sindaco di Taranto, Giancarlo Cito - forse un paradigma di tutti i Berlusconi passati e futuri - alla sublime follia di Carmelo Bene, dagli echi dello scirocco salentino ai segreti di Taranto vecchia, l'autore incide caratteri e tratteggia affondi quasi ad annodare la trama di un romanzo a venire. Un romanzo "sociale" in cui lottano pulsioni criminali e aspirazioni borghesi, perbenismo provinciale ed eccentrica autonomia: un affresco che sfuma implicitamente le differenze tra Nord e Sud fino a suggerire l'idea di un intero Paese stretto tra l'orgoglio dello scirocco e la plumbea felicità di un'omologazione imminente.
8 recensioni presenti. Media Voto: 3.5 / 5Vincenzo v_dicomite@hotmail.com (28-02-2007) Imperdibile per i tarantini come me che hanno lasciato la città, caldamente consigliato a chiunque altro abbia una curiosità su Taranto che non si fermi ai Due Mari o alle cozze. Un continuo riaffiorare di ricordi, immagini, odori e, a seguire, un'inevitabile riflessione sulla volontà/necessità di emigrare. Percepisco in De Cataldo, identificandomici, un umore triste e sottilmente rabbioso, un amore "condizionato", un rimpianto su quello che Taranto avrebbe potuto essere o potrebbe essere e che mai sarà. Voto: 5 / 5 |
Fabio (20-12-2006) Sono un Tarantino trapiantato al nord e come me molti hanno vissuto la magica avventura di sentirsi guardare "dall'alto in basso" per il semplice fatto di appartenere alle calde terre del Mezzogiorno. Il titolo autoironico del libro svetta nelle librerie, anche del nord, e già solo questo fatto è stimolante per una nuova riqualificazione di chi si sente orgoglioso di provenire dal sud. Il libro, pur nella sua semplicità, è un'idea geniale e più che a noi del sud, che amiamo e conosciamo luoghi, tramonti e vicende storiche di casa nostra, è da consigliare a chi del nord cammina sollevato da terra e ha bisogno di una rinfrescante schiaffeggiata di notizie su persone che vengono da loro etichettate senza conoscere un bel niente! Voto 5! Pieno, per l'ottima intenzione! Voto: 5 / 5 |
Mario (11-11-2006) L'autore è bravo a buttare solo fango sulla città, senza sapere nulla dei tarantini e di Taranto, che allora visse il proprio riscatto civile e sociale paradossalmente grazie al tanto (da lui) criticato Geometra Cito.
Il resto del testo è una raccolta di temi buoni per la scuola superiore, ma assolutamente scadenti per un libro, che con sole 137 pagine sembra una tesi malfatta. Voto: 1 / 5 |
CARLO ALBERTO (09-11-2006) La condizione di appartenenza ad una "cultura", al di là di un'enfatica e puerile esaltazione, al di qua di un'immotivata disperazione, in De Cataldo sfocia in una lacerata e lacerante presa di coscienza, espressa a sè ed al lettore con la lucidità dell'analisi di episodi più o meno spiccioli, ma sempre emblematici (lucidità esaltata sovente dall'ironia) e perfino con l'affezione, se non con l'amore, che l'autore cerca di nascondere con un'operazione che fortunatamente a volte mal gli riesce. Appartenenza come accettazione dei limiti, come condivisione delle virtù. Il libro suggerisce una lezione (anche se l'autore si pone nella condizione di non voler insagnare nulla a nessuno) che vale anche per i "polentoni" come me, non poi così diversi dai "terroni". Voto: 4 / 5 |
anna (08-11-2006) viaggio imperdibile alle origini della carriera di scrittore di giancarlo de cataldo, la cui bravura (e passione civile) si misura anche dal dono che hanno questi brevi saggi di sopravvivere al tempo e alle mutate condizioni politiche e sociali di un certo sud. le pagine dedicate a carunchio domenico, quelle magistrali che descrivono l'ingresso del guappo alla festa dei liceali, il ritratto di carmelo bene... da leggere e rileggere. Voto: 4 / 5 |
Carlo (06-11-2006) De Cataldo riesce davvero bene nell'impresa di condurci per mano verso Taranto, la città che gli diede i natali cinquant'anni fa, raccontandone con semplicità e affetto le bellezze, lo Ionio, il Salento, i tarentini, così come le brutture, l'ILVA, le organizzazioni a delinquere, il sindaco geometra Giancarlo Cito e la "sua" AT6, la televisione che gli ha aperto le strade della politica, dopo gli anni in cui era temuto da tutti come il peggiore picchiatore fascista.
Nelle pagine trovano spazio personaggi esemplari nella loro condizione svantaggiosa, come Carunchio Domenico, e persone che hanno sacrificato se stesse, come Giovanni Falcone.
Anche se sono molte le cose che non vanno per il verso giusto (come in molte altre parti del Meridione), "attenzione", ci ammonisce De Cataldo, "a darlo per spacciato, questo Sud"... Voto: 4 / 5 |
Claudia (31-10-2006) Per una ragazza del Nord come me "Terroni" è stato un vero e proprio "tuffo" nel Sud. Due sono le punte di diamante di questa piacevole lettura: la perfetta fotografia dei luoghi raccontati nella loro "veste" estiva e verosimilmente rustica che sembrano assolutamente senza tempo, e l'originale posizione borderline dell'autore, che appare sincera e mai scontata.
Da consigliare. Voto: 4 / 5 |
Gaspare (25-10-2006) Un concentrato di luoghi comuni sulla città di Taranto, nonostante un'interessante profilo storico, raccontati in maniera politicamente schierata e ormai fuori dalla realtà, essendo lo scritto lontano dalle vicissitudini vere della città dei due mari.
Squallida la sezione su Falcone, mentre restano discrete le avventure "balneari" nel salento e in Grecia.
Risparmiate i soldi. Voto: 1 / 5 |
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