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Quaglino G. Piero; Romano Augusto - A colazione da Jung | Com'è che "ognuno può essere felice solo a modo suo"? Perché "non tutto si può né si deve guarire"? E davvero "chi fa sempre tutto bene finisce con l'annoiarsi"? Da questi e altri interrogativi, suscitati da esemplari citazioni junghiane, gli autori, come già nel precedente "A spasso con Jung", prendono spunto per divagazioni non accademiche suggerite non solo dalla psicologia ma anche da filosofia, letteratura, poesia, nonché dalla quotidianità. Qua e là si incontreranno lettere apocrife, interviste impossibili, personaggi inesistenti e vite immaginarie (così immaginarie, forse, da essere fin troppo reali). I brevi commenti che gli autori offrono alle citazioni scelte vogliono essere niente più che un esempio e un suggerimento per invogliare il lettore a procedere per proprio conto, sulla falsariga di un esercizio di meditazione volto a contrastare la banalità e il chiacchiericcio del nostro tempo.
| La recensione de L'Indice |
 Sull'onda del successo del precedente A spasso con Jung, i due autori proseguono le loro scorribande nelle opere di Carl Gustav Jung offrendo un nuovo florilegio di brevi citazioni accompagnate dai loro commenti, e invitano il lettore a mettersi all'opera e ad abbandonarsi a quella che chiamano "meditazione sulle letture". Si tratta di una pratica che assomiglia in qualche modo a un esercizio talmudico: se non ricordo male, in quel caso, gli studenti devono, di ogni versetto della Bibbia, studiare un buon numero di commenti e interpretazioni, e poi dare la propria. Qui al posto della Bibbia c'è Jung, o qualunque altro autore si abbia voglia di leggere, e il rito è abbreviato: il lettore è invitato a dire la sua anche subito. Gli autori danno l'esempio, e poi sollecitano ciascuno ad attivarsi, "per salvarsi l'anima dalle piccole e grandi sciocchezze (e brutture) della modernità". Nell'introduzione si trova un decalogo che il lettore è invitato a osservare, provvedendosi per questo di tempo, di vuoto, di silenzio e di buoni libri; si troverà in cambio meno intossicato e alle prese con un vero e proprio esercizio di formazione del sé. L'esempio potrebbe essere esteso a pratiche analoghe di scambi e di circolazione dei commenti su frammenti più o meno estesi di letture tra amici, parenti, nemici, perché no? Magari non si è altrettanto sagaci come i commensali di Jung, ma si può provare. Purché si rinunci fermamente a ogni intenzione filologica o teoretica, se no è un altro gioco. Anna Viacava |
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