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Dennett Daniel C. - Rompere l'incantesimo. La religione come fenomeno naturale |
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Titolo | Rompere l'incantesimo. La religione come fenomeno naturale |
| Autore | Dennett Daniel C. | Prezzo Sconto 15%
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€ 27,20 
(Prezzo di copertina € 32,00 Risparmio € 4,80)
|  | | Dati | 2007, XVI-502 p., brossura | | Traduttore | Levi S. |
| Editore | Cortina Raffaello
(collana Scienza e idee) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Chi crede in Dio ha buone ragioni per farlo? Qual è il terreno psicologico e culturale in cui la religione ha messo radici? Si tratta di un cieco istinto evolutivo o di una scelta razionale? In questo libro, al centro del dibattito sull'ateismo, Daniel Dennett indaga il modo in cui la religione si è evoluta a partire da credenze popolari e sostiene che la fede non è che un risultato dell'evoluzione darwiniana. Una tesi provocatoria destinata a far discutere credenti e non credenti.
Media Voto: 4 / 5Prso (17-03-2008) Di Dennett avevo letto "L'Idea Pericolosa di Darwin", che non mi aveva colpito particolarmente; ho iniziato questo libro senza particolari aspettative e ne sono rimasto entusiasta. Un'analisi del fenomeno religione che trovo esauriente sotto ogni aspetto, illuminante la definizione del "credente nella credenza". Scritto quasi in contemporanea con L'illusione di dio, Dennett a mio avviso colpisce l'irrazionalità religiosa molto più efficacemente di Dawkins, perché non mostra solo gli aspetti negativi del fenomeno, ma lo analizza nel suo insieme e fa emergene il nulla su cui si fonda. DA GUSTARE Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giorgio (26-07-2007) Naive. Per molti aspetti il libro di Dennett è un’opera semplice, sciatta, poco profonda ma intellettualmente stimolante (almeno per chi non ha una conoscenza del fenomeno religioso di base). Intellettualmente poco stimolante perché questo libro è stato scritto da una persona che, per sua stessa ammissione, di religioni non ne capisce poi molto. L’autore insiste a paragonare la religione alla scienza e a quasi identificare la prima con la seconda, ora, questa prospettiva ermeneutica oltre ad essere obsoleta si è rivelata sbagliata in quanto non spiega come mai all’avanzare della scienza non si sia verificato un arretramento della religione. Ovviamente le due questioni sono in parte connesse ma una totale sovrapposizione non aiuta a comprendere la religione. Poi la storia dei memi. A volte leggendo un libro che parla dei memi mi vien da pensare ‘spero che presto la fisica inglobi la biologia in tutto e per tutto’. I memi, il problema ultimamente sta diventando il seguente: criticare i memi = criticare Darwin. No, niente di più sbagliato. I memi sono una teoria che non convince perché sembra essere una sorta di hegelismo scientifico, il meme, l’idea, o la grande epopea di questa, che costruisce un sistema religioso o qualsiasi sistema culturale. Ma che cosa è il meme? Esiste? Di che cosa è fatto? Ha confini? È un concetto? Che cosa è allora un concetto? Se lo scopo era quello di trattare la religione come un qualsiasi altro organismo, beh allora Evans-Pritchard ci aveva già pensato un po’ prima sinceramente. Lo stesso Bachofen aveva parlato di diffusione dei tratti culturali specifici tra diverse culture, ma i memi per ora mi sembrano un po’ un goffo tentativo di spingere Darwin in zone in cui non mi pare possa entrare. I memi sembrano un tentativo di screditare le scienze umane, ‘guardate, i geni hanno spiegato la nostra evoluzione, quindi i memi spiegheranno l’evoluzione della cultura, è così che deve funzionare’. Il voto è 3 perché questo libro incoraggia il dialogo tra scienza e discipline umanistiche. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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