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Benoist Alain de - Terrorismo e «guerre giuste» |
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Titolo | Terrorismo e «guerre giuste» |
| Autore | Benoist Alain de | | Prezzo |
€ 11,00 |  | | Dati | 2007, 120 p. |
| Editore | Guida
(collana Leviathan) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Qual è la 'guerra giusta'? L'autore contesta radicalmente la legittimità teorica, politica e morale di questo concetto, dimostrando come lo stesso fenomeno terroristico vada riportato alle sue dimensioni più semplici e naturali, quelle che consentirebbero di conbatterlo senza alimentarlo. In una critica radicale alle posizioni dell'amministrazione Bush, de Benoist arriva alla conclusione che il 'globalitarismo'americano racchiude un pericolo mortale per il mondo moderno, l'occultamento dell'originarietà dell'elemento politico e conflittuale nella vita dell'uomo, con la conseguenza che un pianeta definitivamente pacificato dall'egemonia 'benevola' degli Stati Uniti d'America produca una guerra civile mondiale senza fine e di proporzioni catastrofiche.
| La recensione de L'Indice |
 Il volume (la cui edizione italiana anticipa di qualche mese l'uscita in Francia) conferma almeno tre aspetti della personalità intellettuale dell'autore: conosce molto bene il pensiero di Schmitt; conosce il pensiero politico americano; è un critico radicale degli Stati Uniti. Uno dei problemi cui il saggio intende rispondere è se la politica americana degli ultimi anni sia schmittiana, attraverso la mediazione di Strauss sugli intellettuali di Bush. Il giudizio di de Benoist è che il pensiero di Strauss è estraneo a questa cultura, distaccandosi "su punti essenziali dell'ideologia neocoservatrice"; e lo stesso dicasi per Schmitt. Il giurista tedesco, semmai, può essere richiamato per "leggere" una situazione politica internazionale, che è quanto di meno schmittiano possa darsi. Cosa sono la "guerra giusta", la bushiana lotta del bene contro il male, se non la sostituzione della politica con la teologia? La "guerra giusta" è antipolitica; tende ad annientare, piuttosto che a sconfiggere l'avversario. Oggi, la guerra ha distrutto la politica. Anzi, oggi siamo oltre la "guerra giusta" medievale; e siamo persino oltre Wilson. Allo stato attuale, "la 'guerra giusta' (
) non si conclude più con un trattato di pace, (
) ma continua nella pace sotto altre forme. (
) Le guerre non finiscono più". È da almeno un trentennio che de Benoist ribadisce che "storicamente, l'universalismo ha sempre favorito l'espansionismo e il colonialismo". Ma il rovello è sempre Schmitt. Oggi è sovrano chi decide chi è stato-canaglia. Schmitt è superato su almeno due punti. Intanto, c'è stato un ritorno massiccio della presenza dello stato, dato da Schmitt in crisi quale soggetto politico. Lo stato ha ritrovato una nuova legittimità in virtù della sua supposta attitudine alla lotta contro il terrorismo. Quanto alla situazione d'eccezione, essa non ha più una durata limitata. Gli stati liberali tendono ormai a "trasformare l'eccezione in regola sotto l'influenza della loro concezione del nemico". Insomma, non contrasto fra regola ed eccezione: quest'ultima è diventata la regola. Francesco Germinario |
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