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Pecora Elio - La scrittura immaginata |
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Titolo | La scrittura immaginata |
| Autore | Pecora Elio | Prezzo Sconto 10%
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€ 10,80
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 1,20)
|  | | Dati | 2009, 192 p., brossura |
| Editore | Guida
(collana Idetica) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| Può l'empatia essere un metodo? Credendo fermamente, dopo Roland Barthes, nel piacere del testo Elio Pecora, lungo un quarantennio, s'è fatto cronista delle sue molte letture, per quotidiani, settimanali, riviste. Sulla strada di poeti - come Solmi, Caproni, Zanzotto - si è posto davanti a libri di narrativa e di poesia, e a libri che riflettevano sulla letteratura, come un viaggiatore che cerca un piacere dell'immaginazione e una crescita interiore e che racconta quel suo traversamento perché il lettore per suo tramite lo compia. In questa raccolta di scritti critici, estranei a scuole e a ideologie, s'incontra un gruppo folto di prosatori e di poeti, da Virginia Wolf ad Arbasino, da Montale a Bellezza, e di autori trascurati o dimenticati come Bazlen e Wilcock che, proprio come Barthes auspicava, tornano vivi e presenti nell'unica vita che gli spetta: quella fantastica e letteraria.
| La recensione de L'Indice |
 Le discussioni sulla critica letteraria rimbalzano inaspettatamente dai lit-blog agli interventi sui giornali. La critica conquista gli spazi che può e tenta di coinvolgere l'editoria, l'università, mentre vaglia i metodi con spirito che sembra spaesato, ma che è di crisi, di scelta appunto. Che accade? Certamente si riammettono approcci sino a poco fa minoritari, se non sprezzati, e si mostrano meno sicurezze, rendendo però chiara la questione: la critica non riesce a svolgere il ruolo di mediazione che le sarebbe congeniale stando alla storia degli ultimi tre secoli. E si trova a fare i conti con l'assenza di un pubblico, più di quanto non fosse per il Pasolini che, sul settimanale "Tempo", dubitava del numero e dell'affetto dei propri lettori e si chiedeva "che cos'è e com'è fatta la critica"; a riprova della ciclicità dell'argomento e a testimonianza dello scarto con l'oggi, ché oggi il lettore di critica non si sa bene chi sia. Elio Pecora, in questa raccolta di ritratti di narratori e poeti (da Bloom a Canetti, Woolf, Bazlen, Pontiggia e tanti altri), propone da parte sua una scrittura partecipata (di empatia come metodo discorre la quarta di copertina), una critica dei sentimenti che fa un uso assai parco di strumenti formali, ma non psicologica, etichetta che assegnerebbe un incongruo tratto specialistico all'avvicinamento al testo del Pecora "cronista di letture". L'assemblaggio degli scritti, apparsi su giornali e riviste in decenni di attività, risulta di tono fluviale. Per ripristinarne il ritmo originario si può optare per una delibazione lenta o altrimenti scegliere di farsi travolgere dallo stile talvolta asindetico, dalle vite e dalle trame degli scrittori trattati, di cui Pecora ricerca il senso arrivando a comporne una sintesi rilassata (e, date le premesse, trascura la stroncatura; se registra l'"estenuante maniera" di Borges il suo tono non è radicale). Tra le parti più interessanti del volume vi sono quelle dedicate all'io dello scrittore e al significato della scrittura, sulla scia delle riflessioni della Sanvitale di Camera ottica: "Vorrei (
) rotolare in uno spazio dove l'autore non esiste più". Commenta Pecora: "Dunque la cancellazione di un io che deve essere via via superato e dimenticato (
) Ne deriva il senso della realtà come modalità necessaria alla narrativa". Oltre alle pagine intitolate Fra trascuratezza e dimenticanza, che hanno il merito di ricordarci Sinisgalli, Bodini o Ortese in versi, le più incisive sono quelle riservate a Pasolini, Wilcock, Bellezza e in particolare a Sandro Penna, di cui si può immaginare il suono della "pronuncia umbra cantilenante". Francesco Ignazio Pontorno |
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