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Narrativa straniera  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Kalfus Ken - Uno stato particolare di disordine

Uno stato particolare di disordine TitoloUno stato particolare di disordine
AutoreKalfus Ken
Prezzo
Sconto 15%
€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Dati2006, 269 p., brossura
TraduttoreCapuani M.
EditoreFandango Libri   

Disponibilita immediata
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Descrizione
In una città devastata dalla paura e dal dolore ci sono almeno due persone che gioiscono, segretamente, della possibile morte l'una dell'altra. Quella dell'11 settembre 2001 è una mattina come tante nella routine quotidiana di Marshall e Joyce. Lei esce presto per salire sul volo diretto a San Francisco dall'aeroporto di Newark. Lui fa tardi al lavoro per flirtare con la maestra d'asilo di sua figlia. Giunge al World Trade Center appena in tempo per vedere l'inferno e salvarsi. Dall'ufficio di Joyce, intanto, arriva un contrordine che le risparmia di perdere la vita sull'aereo che si schianterà in Pennsylvania. Sopravvivere al più grande attentato che il terrorismo internazionale sia mai riuscito a mettere a segno nel cuore d'America non significa però scampare al caos di un'esistenza allo sbando. Perché Joyce e Marshall, dopo essersi amati, sposati e aver generato due figli, stanno ora combattendo la più feroce e avvilente delle guerre: il divorzio. Ma il loro disordine "particolare" non che è il frammento di una più vasta crisi della famiglia, della società e della politica del paese. Con sguardo impietoso, scrittura graffiante e soprassalti visionari Ken Kalfus racconta l'America in modo dissacrante, rivelandosi uno dei più arditi narratori della sua generazione.

I vostri commenti
  Media Voto: 3.2 / 5

Kristian d'Arc (28-03-2008)
Bella, anche se non abbastanza sviluppata, l'idea dei due che sperano l'uno nella morte dell'altra durante gli attacchi dell'11 settembre. Ma è lo scrittore che non convince. Brillante, ma prevedibile. Acuto, ma come può esserlo un qualsiasi studente di scrittura creativa (bleah!). Nelle descrizioni, nei gesti, nelle situazioni, nei tic dei personaggi ricicla, più per furbizia, credo, che per inettitudine, tutti i cliché del soggetto filmico e telefilmico. Insomma, bravino davvero, ma non se ne può più di sentir esaltati e lodati-imbrodati tutti 'sti nuovi fenomeni che di fenomenale non hanno assolutamente NULLA. Ogni tanto il romanzo prende quota sulle ali dell'ironia e dell'intelligenza, ma poi torna a schiantarsi sulle twin towers della banalità. Si poteva ricavarne di più. Carino lo spunto del sabotaggio finanziario che si ritorce contro. Il capitolo visto con gli occhi della bambina è molto ambizioso e molto disastroso, quasi fallimentare. Quello è il modo di dar voce ai bambini proprio degli intellettualoidi, non degli scrittori! La festicciola di encefali vacui è il più noioso e stucchevole dei déja vu. Ma soprattutto: perché non la piantano di far passare per romanzi delle furbette sceneggiature? Aspettiamo il film! (Aspettatelo voi, io passo). Se davvero questo è "uno dei più arditi narratori della sua generazione" forse è meglio saltare direttamente alla prossima...
Voto: 3 / 5
Patrizia (30-08-2007)
Romanzo che ha ambizioni alte ma che si impantana nella pedanteria e nell'atonalità emotiva. Interessante il voler far riverberare il privato nella storia collettiva. Peccato che i due universi rimangano paralleli e non si fondano mai se non in maniera artificiosa. Brutto il finale. E ancora più brutta la traduzione: sciatta, scialba e a volte addirittura letterale.
Voto: 2 / 5
rokossovskij (15-02-2007)
Il libro è bello, molto americano. Sembra freddo, ma è certamente profondo. Non ci ho visto tutto quell'umorismo che invece ci hanno letto i recensori. La chiave - al tempo stesso molto insistita e forse non risolutiva - è la collocazione di un evento privatissimo in un quadro di attualità che dovrebbe esserne il motore e la metafora: bello, curato, non so se completamente riuscito. Non ho amato il finale "fantastico".
Voto: 4 / 5
xpot63 (11-01-2007)
Bella copertina (come tutte quelle della Fandango), bellissimo il titolo, e ottimo il romanzo. La storia prova ad esplorare, l'inesplorabile, ovvero fino a dove si possono spingere due persone che si sono amate e non si amano più, soprattutto se costrette a continuare a condividere gli stessi spazi. Kalfus spinge la sua storia in un divorzio che, come buona parte dei divorzi della gente comune, da una famiglia agiata si creano due single alla soglia della povertà, dove la discesa agli inferi dei sentimenti non risparmia nessuno figli, amici e animali domestici. Il tutto si svolge sullo sfondo tratteggiato di un paese, prima ferito dal terrorismo e poi raggirato da una guerra orrendamente sbagliata (posto che non esiste una guerra giusta). Da rimarcare qualche momento di pura comicità, fantastico il passaggio in cui lui cerca di rovinare le finanze della quasi ex moglie investendole tutto il fondo pensionistico sulle peggiori azioni del mercato borsistico. E' un libro che consiglio soprattutto a chi da vicino o lontano ha vissuto quel mondo di situazioni sentimentali che la trama del libro esplora, sicuramente lo capirà meglio e lo apprezzerà di più.
Voto: 5 / 5
maria cristina aschieri maricris.aschieri@libero.it (27-12-2006)
Come possa un titolo tanto suggestivo siglare un contenuto così deludente, non si riesce a capire: forse il merito è della traduttrice, che tuttavia non va oltre questo. Lo stile è scarno e asciutto da impedire il coinvolgimento da parte persino della traduttrice stessa che, nell’onere, si limita ad una traslazione annoiata e piatta senza contribuire a riscattare il testo. Lo stato di disordine si rivela unicamente nelle idee dell’autore. Per quanto si impegni a far propri argomenti scottanti quali terrorismo, antiebraismo, profanazione di letti coniugali e tradimenti d’amicizia, non riesce a smuovere in noi alcun sentimento di partecipazione emotiva. Seppure vada ad incomodare personaggi come Saddam, bin Laden, e altri nemici invisibili come l’antrace e i kamikaze, l’unico allarme terroristico che K. Kalfus riesce a far scattare in noi da subito è la paura di essere rimasti intrappolati in un pessimo romanzo. Tutto nel racconto appare artificioso e incredibile, persino nello sfruttare, come aggancio, pagine di cronaca di grande impatto emotivo ormai passate alla storia, quali l’attentato alle Torri Gemelle da cui inizia la vicenda. Per riuscire a dirci qualcosa di nuovo, l’autore impasta la sua noiosa pedanteria con l’inverosimiglianza più allucinatoria, per poi usare il tutto a mo'di torta in faccia al lettore. Anche cani e bambini sono trattati in modo tanto deplorevole da farci capire l’indispensabilità di istituzioni come “telefono azzurro” e “protezione animali”. Un prodotto molto americano, fitto di pagine esasperanti che sembrano scritte per la messa in onda di un telegiornale, troppo grossolano per il gusto europeo sofisticato ed elegante. Insomma questo libro non si può consigliare neppure come rivalsa all’eccessivo falso buonismo che imperversa ultimamente sulle nostre piazze. Mi meraviglio che un Maestro come Aldo Busi – di cui ho massima stima - lo abbia promosso dall’ autorevole cattedra di una sua rubrica televisiva. Che si sia fatto suggestionare anch’egli dal titolo? Mah..
Voto: 2 / 5

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