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De Giovanni Maurizio - Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi | Napoli, marzo 1931, mentre un inverno particolarmente rigido tiene la città stretta in una morsa di gelo, un assassinio scuote l'opinione pubblica per la ferocia con cui il crimine è perpetrato e per la notorietà del morto. Il grande tenore Arnaldo Vezzi viene trovato cadavere nel suo camerino al Teatro San Carlo prima della rappresentazione de "I Pagliacci", la gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. Artista di fama mondiale, amico del Duce, uomo egoista e meschino: a ricostruire la personalità della vittima e a risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini e temuto dai sottoposti per il suo carattere chiuso ed enigmatico, Ricciardi coltiva nel suo animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino "vede i morti" - ma solo chi muore di morte violenta - , coglie la loro immagine nell'ultimo momento di vita e ascolta le ultime parole; "il Fatto", come lo chiama lui, lo aiuta nelle indagini.
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.85 / 5giorgio cesaretti (03-03-2012) una grande sorpresa, uno splendido romanzo ! un autore che sa scrivere nella nostra lingua, che sa sviluppare un lento, ma avvolgente plot giallo e, soprattutto, su questo intreccio sa sviluppare temi assolutamente non banali e tratteggiare personaggi a tutto tondo. un libro davvero consigliato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mari 83 (17-05-2011) Bellissimo,intrigante, coinvolgente e anche molto intimo;così mi viene da descrivere questo libro che è stata una scoperta eccezionale.Il senso del dolore è uno di quei libri lenti che ti catturano senza neanche accorgertene e ti portano via con se senza neanche chiederti il permesso.....perchè non ce n'è bisogno.
Quello che più colpisce di questo libro è quella narrazione lenta, cupa, densa come il dolore che è palpabile e avvolge tutto e tutti come una nebbia che nessun sole riesce a diradare.Il commissario è un personaggio davvero straordinario che inevitabilmente conquista anche se non fa nulla per ingraziarsi chi gli sta intorno.Controverso, vive in un mondo suo fatto di dolore, un dolore infinito come il tempo e lo spazio, un dolore che non troverà mai consolazione perchè è il dolore di chi ha lasciato la vita ma se ne sente ancora irrimediabilmente attaccato.E come spiegare agli altri il senso di questo dolore?Non si può, nessuno capirebbe; si deve solo tenerlo dentro e andare avanti portandosi dentro il fardello che nessuno potrà mai alleggerire.
Un libro che mi ha colpita moltissimo, una narrazione straordinaria;era da tempo che non leggevo un libro così.
Assolutamente consigliato, mi procurerò al più presto anche gli altri libri di questo autore perchè ne vale la pena. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Martina Vignatelli martinavignatelli@libero.it (08-04-2010)
Il senso del dolore è un filo sottilissimo che attraversa l'intero romanzo: si insinua in ogni immagine evocata dalle parole del protagonista, ne delimita i suoi sguardi, ne impregna le sue espressioni, ne condiziona gli umori.
Non è un semplice sentimento, una empatia per il prossimo, ma una vera e propria dote sovrannaturale quella che possiede il Commissario Ricciardi: un uomo che potrebbe avere tutto, come ci dice l'autore, soldi, donne, successo, ma la cui vita è irrimediabilmente compromessa dalla capacità di vedere i morti che tenacemente rimangono attaccati ala vita nel momento del trapasso.
E' così che la sua esistenza non può essere vissuta appieno, perchè martoriata, devastata da continue visioni violente a da tutto quello straziante dolore che le vittime provano nel momento della morte.
E' questa la caratteristica che fa di questo romanzo una lettura originale e piacevolissima, altrimenti troppo simile come impianto a tanti romanzi che vanno a infoltire la già spessa schiera dei gialli polizieschi.
Anche l'ambientazione non è nuova: Napoli; ma questa volta descritta come una città più opaca, insolitamente fredda, e non solo per un prolungato inverno che non vuole lasciare spazio all'incipiente primavera.
La prima delle quattro stagioni previste per questo personaggio promette bene: scrittura scorrevole, intenso fin dalla prima pagina con l'originale peregrinazione nel mondo del teatro lirico (sicuramente non lontano dai gusti dell'autore che, o si è documentato veramente bene, oppure è un melomane in prims) ed un personaggio dai contorni ben definiti: sicuramente una lettura di partenza consigliata per proseguire addentrandosi nella primavera del commissario Ricciardi.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Claudia (26-06-2009) Ci sono "sbattuta" dentro allo stand Fandango alla Fiera del Libro di Torino quest'anno....
divorate le prime tre stagioni del Commissario Ricciardi non vedo l'ora che esca l'Autunno! Sono ben contenta nel vedere che altri condividono il mio entusiasmo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anjo (04-03-2009) Era da tempo che non leggevo un libro così bello da obbligarmi ad informarne anche i miei più cari amici.
Una storia affascinate, intrigante ed intima.
L'ambientazione nella "attuale" Napoli degli anni trenta e la presenza di un personaggio singolare, freddo e nel tempo stesso coinvolgente,
simpaticamente antifascista lo rendono ancor più amabile.
Penso di intuire che è nato un "Camilleri Napoletano" Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Renzo Montagnoli (30-05-2008) Più che la vicenda, contano le caratterizzazioni dei personaggi, le descrizioni dei luoghi, gli istinti amorosi, traboccanti, oppure pudici, quasi timorosi.
La rappresentazione al Teatro San Carlo, per esempio, è raccontata nello stato emotivo di uno che l’ha vissuta, come se quella Cavalleria rusticana fosse stata rappresentata il giorno prima, con l’autore seduto in uno dei primi posti e al tempo stesso assente quel tanto da far avvertire solo una discreta presenza.
E’ un gioco di equilibri, dove de Giovanni è il funambolo che si esibisce su una corda con straordinaria abilità: un’accentuazione della caratteristica del commissario Ricciardi nel vedere i morti nel loro ultimo atto di vita, avvertendone il dolore del distacco, e tutto il romanzo potrebbe precipitare in un banale horror, o, addirittura, franare fra le risate dei lettori.
E invece no, questo proprio non accade, perché l’autore nel commissario identifica un’umanità tradita, un essere che riassume in sé tutti i dolori del mondo, sotto un apparente distacco che cela invece un uomo che, senza pretendere di giudicare, colloca la giustizia in una sfera asettica, non dimenticando tuttavia che ci sono vittime e vittime, e colpevoli e colpevoli.
E’ quasi un automa Ricciardi e si muove fra gli ostacoli dell’indagine puntando sempre e solo sulla ricerca della verità, ma il Ricciardi uomo, in un mondo di prede e predatori, incappucciato nel cielo di piombo di un regime dispotico, riesce anche a sperare, grazie a un rapporto d’amore muto, mai dichiarato, ma intenso, due finestre una davanti all’altra e due cuori che battono e che sognano, separati solo da una via e da quel dolore che lui si porta dentro e che non può rendere partecipe ad altri.
Vento gelido, imposte che sbattono, carta che svolazza, bambini a piedi nudi che si rincorrono, cadaveri agli angoli di strade che ripetono le loro ultime parole a un commissario che, stringendo i denti, lotta ogni giorno, ogni ora per cercare una verità che non è solo quella del crimine, ma è anche lo stato di abu Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pasquale Antonio (13-04-2008) Bellissimo, intenso e potente. I primi tre aggettivi che mi vengono in mente per questo splendido romanzo. M'era sfuggito nella sua precedente incarnazione "Le lacrime del pagliaccio" edito da Graus, ma non me lo sono lasciato sfuggire stavolta. Aspetto con curiosità le altre stagioni del commissario Ricciardi. Sono sicuro che De Giovanni saprà avvincermi ed intrigarmi come ne "Il senso del dolore. Consigliatissimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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