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Politkovskaja Anna - Cecenia. Il disonore russo | Il 7 ottobre 2006 muore Anna Politkovskaja, assassinata nell'ascensore del suo palazzo a Mosca, mentre stava rincasando. È opinione di molti che la sua morte sia legata all'instancabile lavoro di ricerca della verità sulla questione cecena, che la coraggiosa giornalista portava avanti senza sosta da anni. Nata nel 1958, ha ricevuto numerosi riconoscimenti prestigiosi, tra cui il Golden Pen Award dell'Unione dei giornalisti russi nel 2000, il Global Award for Human Rights Journalism istituito dalla sezione britannica di Amnesty International nel 2001, il premio per il giornalismo e la democrazia assegnatele dall'OSCE nel febbraio 2003. Alla sua memoria sono stati tributati riconoscimenti in tutto il mondo. Il coraggio dei suoi scritti e il suo sacrificio estremo fanno di Anna Politkovskaja un simbolo della libertà di pensiero e di parola. Introduzione di Roberto Saviano.
Francesco umwetter@libero.it (30-10-2009) Questo libretto di circa 200 pagine, introdotte magistralmente da Roberto Saviano (i due condividono non solo una potente partecipazione emotiva agli eventi rispettivamente vissuti, ma anche una forte fede e una grande speranza nel potere della parola), si lascia leggere molto velocemente per la chiarezza dei pensieri e delle descrizioni dell'autrice. Una tristezza sconfinata: i pochi gesti umani (riferirsi all'insieme degli essere umani con il termine "l'Umanità" risulta alquanto inadeguato, dovremmo iniziare a prenderne atto) naufragano in un'abbondanza di malvagità, crudeltà, insensibilità, indifferenza, miseria, terrore, diffidenza e aberrazioni. Grosso modo ritrovo le stesse crudeltà raccontate, in contesti e momenti storici diversi, da Philip Caputo in "La voce del Vietnam" e da tanti altri autori in altre guerre. I russi nulla aggiungono al catalogo sconfinato delle crudeltà che dominano nei contesti bellici; se mai danno una loro brutale personalizzazione alle abiezioni da sempre praticate. Il libro è anche un atto di accusa a Putin, a quanto di pericoloso rappresenta e al suo riportare la Russia in un passato sovietico che si sperava superato. Per tutto quanto viene descritto nel libro, e quindi per i nemici potenti e senza scrupoli che l'autrice sceglie consapevolmente di farsi, "Cecenia. Il disonore russo" non poteva che essere una dichiarazione di suicidio. Un reportage di altissimo livello sotto tutti gli aspetti. Consigliato a chi apprezza la verità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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