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Pansa Giampaolo - Sconosciuto 1945 | È la memoria degli sconfitti nella guerra civile ad accompagnarci lungo le pagine di questo libro. Storie dolenti, mai venute alla luce, che Giampaolo Pansa ha raccolto, cercato, ricostruito con partecipazione, puntiglio e grande rispetto per le troppe vittime incolpevoli, travolte dagli orrori della resa dei conti quando erano ragazzi o bambini. Storie sempre taciute per molte ragioni: la condizione di perdenti, l'ostilità dei vincitori, l'isolamento sociale e, nell'immediato dopoguerra, la paura di possibili vendette anche contro i genitori, i figli o i fratelli dei fascisti uccisi. Un capitolo proibito della nostra storia, narrato da italiani vissuti per sessantanni nella condizione obbligata di prigionieri del silenzio. Un'opera da cui emerge con chiarezza quanto l'Italia sia ancora oggi un paese diviso, a dispetto dell'antifascismo sbandierato dalla cultura dominante.
Media Voto: 4 / 5dlsan (15-03-2009) Un libro degno di nota perché risveglia direttamente la memoria di chi ha perso i propri cari nel 43-45 come militante nel fronte fascista o perché accusato di farlo.
Non certo per merito di Pansa che invece cavalca un filone speculativo dovuto al successo del Sangue dei Vinti ( e di cui non si risparmia di fare continuamente nota) dando voce a chi piange i propri morti spesso senza considerare il contesto in quanto i testimoni erano spesso troppo piccoli o indiretti.
E’ chiaro che un testo del genere assume valore storico solo se affiancato sia a testi di altri giornalisti quali Bocca, Montanelli, Franco Giustolisi, quanto di storici e ricercatori quali Mimmo Franzinelli, Gianni Oliva ( e perché no della criticatissma Kersevan Alessandra).
A quel punto contestualizzandolo sorgono dei dubbi, non tanto sui fatti in se - incontestabili- ma sull’operazione narrativa di Pansa. Il primo riguarda il termine “guerra civile”: è chiaro che gran parte dei testimoni di questo libro erano bambini nel ‘45, pertanto nacquero durante il fascismo assimilandolo come normalità, pertanto trascurano che la spirale di violenza della guerra civile fu innestata proprio dallo stesso fascismo (e da chi lo sostenne) che andò al potere dal ‘19 al ‘24 con la violenza (Matteotti fu ucciso per averlo dichiarato): gli operai e i contadini che subirono quelle violenze non hanno più voce ne modo di averla. Viene poi il dubbio sul fiume di libri che si potrebbero generare se lo stesso spazio letterario che concede Pansa venisse consentito a queste prime vittime dello squadrismo, ai bambini ebrei colpiti dalle leggi razziali italiane, poi ai parenti dei 250.000 morti civili Eritrei poi a quelli dei della guerra civile spagnola, Grecia, Jugoslavia, Russia , etcc.. In ultima non degno di nota si cita spesso l’aministia Togliatti come se avesse ha liberato solo assassini partigiani, ma a me rimane impressa la foto durante lettura delle sentenze e assoluzione per avvenuta amnistia nel ‘51, gli imputati esultarono in aula col saluto romano. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Max Lalo (10-02-2009) Notevole. E' interessante soprattutto vedere come certi delitti sono stati giustificati solo xchè le vittime erano dei fascisti o dei collaborazionisti dei tedeschi. E il muro di omertà costruito da chi, almeno sulla carta, è uscito vincitore dall'ignobile guerra civile (per non definirla "caccia alle streghe" ) del dopoguerra italiano. Una pagina che i vinti non hanno mai potuto leggere e che i vincitori hanno sempre sventolato come valore di libertà e di democrazia. La stessa libertà e democrazia che i famigliari delle vittime hanno dovuto "ingoiare" quando, conoscendo gli assasini dei propri cari, hanno dovuto tacere e morire nel proprio silenzio. Questa è la Libertà e la Democrazia che qualcuno ci ha voluto far credere. E quel qualcuno sta ancora usando la lotta partigiana come argomento politico. Una vergogna! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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