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Galli Giorgio - Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia dal... | La lotta armata ha avuto vita così lunga in Italia per due precise ragioni, spesso considerate separatamente da osservatori e studiosi. Capire la sua storia è impossibile senza capire a fondo chi l'ha combattuta, come e con quali fini. Se da un lato il progetto rivoluzionario brigatista ha goduto nei primi anni Settanta di un certo consenso, poi estintosi col mutare delle condizioni del paese, dall'altro lato è sopravvissuto per tanti anni grazie alla "lentezza" dell'azione repressiva dei servizi di sicurezza che, come il libro documenta ampiamente, sin dal 1972 potevano debellare ogni nucleo armato. Finite le Br storiche, oggi ci si chiede: com'è possibile che poche decine di irriducibili mal organizzati, peraltro già noti da tempo ai servizi, abbiano potuto assassinare D'Antona e Biagi, lasciato senza scorta malgrado le minacce risapute? E poi, è solo un "caso" che gli omicidi più eclatanti siano coincisi con momenti delicati della vita economico-politica del paese (per ultimo quello Biagi, piovuto come una bomba sullo scontro governo-sindacato per l'articolo 18)? Se poi si considera che dai tempi di De Lorenzo a oggi i servizi sono stati coinvolti nelle vicende più oscure della nostra storia, fino ai casi di Giuliana Sgrena e Abu Omar, si può capire perché la risposta all'eversione sia materia incandescente, che continua a inquinare il presente. Riflessione che Galli propone anche dopo gli arresti del 12 febbraio 2007, di cui si analizzano il significato e il contesto sociale.
Francesco umwetter@libero.it (02-03-2010) Il libro è diviso in due parti. La prima, di circa 250 pagine, è incentrata sulla lotta armata (di sinistra) fino al 1988, anno dell'omicidio Ruffilli). Questa è, secondo me, la parte migliore del libro, con una ricostruzione rigorosa, dettagliata e, soprattutto, ragionata. Il pregio maggiore di questo libro è proprio questo: un quadro ragionato degli eventi della lotta armata in connessione con gli eventi politici dell'epoca (ragionato in maniera scorrevole). La seconda parte va dal 1988 al 2005, ed è di difficile valutazione. Ci si concentra molto sul ruolo dei servizi d'informazione italiani (a partire dalla citazione di due, tre saggi piuttosto banali, anche se a questo si riduce il materiale editoriale italiano sull'argomento). Ma secondo la mia opinione in queste 250 pagine circa non si rivela nulla di particolarmente interessante, se non un'opinione piuttosto discutibile (a maggior ragione in quanto non dimostrata) che i servizi tutto sappiano e tutto possano, anzi potrebbero, visto che spesso lasciano volontariamente che certi eventi accadano. E' una tesi suggestiva, ma persino più impegnativa di quella di chi vede certe vicende determinate da complotti orditi dai soliti soggetti (che sarebbe pur condivisibile se qualcuno lo dimostrasse una buona volta). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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