|
|  |
Hack Margherita - Il mio infinito. Dio, la vita e l'universo nelle riflessioni di... |
|
Titolo | Il mio infinito. Dio, la vita e l'universo nelle riflessioni di una scienziata atea |
| Autore | Hack Margherita | Prezzo Sconto 15%
|
€ 14,88
(Prezzo di copertina € 17,50 Risparmio € 2,62)
|  | | Dati | 2011, 207 p., brossura |
| Editore | Dalai Editore
(collana I saggi) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
| |
|
| Fin dagli esordi dell'umanità la volta stellata è sempre stata la culla di dèi e cosmogonie, racconti per esorcizzare il mistero della vita e della morte. Nel contempo, in ogni civiltà, alla visione religiosa del mondo si sono contrapposte menti curiose che hanno cercato spiegazioni razionali dei fenomeni naturali e celesti. Questo libro racconta come si è evoluta la nostra capacità di leggere il cielo e con essa la visione scientifica del mondo, dagli astronomi della Grecia classica alla nascita della scienza moderna con Galileo e Keplero alle scoperte di Newton,- per arrivare all'astronomia e alla fisica quantistica dopo le rivoluzioni del Novecento. Ci pone di fronte ai problemi cui ancora la scienza non sa rispondere: l'origine dell'universo e della vita. Ci interroga sulla natura del nostro universo: è tutto ciò che esiste? E finito o infinito nel tempo e nello spazio? E uno fra tanti? Com'è possibile che da una caotica zuppa di particelle elementari si sia originato il Cosmo gerarchicamente ordinato, le stelle e galassie, dai cui elementi è nata la vita biologica evolutasi fino ad arrivare a quello straordinario strumento di conoscenza che è il cervello umano? A tanta meraviglia si può rispondere invocando un Creatore, oppure accettando la bellezza di un mondo governato dalle leggi della materia senza altri fini. Riuscite a immaginare un ossimoro più stridente? “Il mio infinito”: com’è possibile accostare con disinvoltura un concetto ineffabile come quello di “infinito” ad un semplice, inadeguato aggettivo possessivo come “mio”?
L’accostamento è impervio, è vero, e non riusciamo a immaginare un compito più ingrato che cercare di dire qualcosa di definitivo – pur forniti di tutti i titoli e le credenziali, com’è il caso della scienziata fiorentina – su di un tema che, proprio come l’oggetto della sua trattazione, non può essere esaurito.
Eppure Margherita Hack riesce a condurre la sua passeggiata fra ambiti apparentemente inconciliabili con la sicurezza che le è propria, e ci guida attraverso millenni di stupore, quel sentimento inesprimibile che coglie l’uomo di fronte alla volta stellata.
Inesprimibile? A dire il vero, la poesia è la lingua che forse meglio di tutte si presta a far da raccordo fra l’esperienza umana e tutto ciò che la trascende (pensiamo al “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di Leopardi), ma Hack naturalmente è una scienziata, e il suo compito è quello di dare il maggior numero possibile di informazioni attingendo al suo repertorio, e a quello dell’ambito cui appartiene - la comunità scientifica - cercando una quadratura del cerchio fra ciò che gli strumenti della scienza sono in grado di descrivere per noi e tutto ciò che invece la scienza non può spiegare.
Quando, ad esempio, Hack spiega come Talete di Mileto “pensava che le stelle fossero fatte della stessa materia di cui è fatta la terra”, oppure che Anassagora credeva che “anche la luna fosse abitata e che i semi della vita fossero sparsi ovunque nell’universo”, si compie un cortocircuito di sapore scespiriano, e nulla meglio di queste zone opache, rese poetiche da una lingua che non sa ricorrere che ad immagini evocative e dense di suggestione, può spiegarci come la divisione fra la filosofia e la scienza sia un retaggio dell’età moderna.
Hack racconta, e l’esposizione fila come un treno ben oliato attraverso millenni di storia della scienza. Le antiche civiltà e il loro miti, l’universo e la sua interpretazione nel mondo degli antichi, e poi il Settecento e l’età dei lumi, la nascita dell’astrofisica come scienza dotata di dignità autonoma, e il Novecento, con la formulazione dell’ipotesi del big bang e la teoria dei quanti, che rimette tutto in discussione spalancando le finestre della scienza su paesaggi e possibilità completamente nuovi ed imprevisti.
Leggendo, capitolo dopo capitolo, si arriva all’oggi, alla descrizione di un momento storico nel quale l’affermazione del pensiero scientifico come sistema di riferimento culturale ha assunto un’estensione e un’importanza senza precedenti.
Ma anche (e soprattutto) una scienziata vera com’è Hack non pretende di essere depositaria di una verità incontrovertibile: si limita a mettere l’accento sul fatto che la scienza e la religione rispondono entrambe a un’esigenza insopprimibile della mente umana, che è curiosa e vuole sapere perché.
Certo: le conclusioni cui perviene l’ateo razionalista sono ben diverse da quelle cui può approdare il credente. Mentre la mente religiosa si affida all’idea di una volontà ordinatrice e superiore, dalla quale scaturisce la scintilla che fa nascere la vita e ne regola le forme, la scienza si concentra sul come: ovvero cerca di interpretare e rendere note le dinamiche che regolano le forme assunte dalla materia e le forze cui la materia stessa va soggetta, accettando l’ipotesi che dietro a queste forze non esista alcun disegno.
L’ultimo capitolo del libro si concentra proprio su questo tema, chiarendo come una composizione pacifica fra le due visioni del mondo sia possibile solo in seno ad una società sanamente e completamente laica (cioè alle calende greche).
Ma lascia anche una porta aperta sul fatto che non potrà mai esser data una risposta definitiva alla domanda “perché l’universo e non il vuoto?”
Il libro, divulgativo ma anche molto denso di excursus storico-scientifici, sembra infine metterci di fronte al fatto che i grandi sistemi di pensiero sono scaturiti sempre dalle domande che la mente umana – complessa e affascinante almeno quanto l’universo stesso, nelle parole di Hack – si è posta di fronte a ciò che non riesce a comprendere, davanti a tutto ciò la cui intima natura non riesce ad afferrare e fare propria.
Quella domanda, che ha il carattere dello stupore di un bimbo alla scoperta del mondo, tutti abbiamo il diritto di rivendicarla, cercando di serbarne la meraviglia – unico comune denominatore fra scienziati e uomini di fede – e di risponderle come possiamo.
Ecco l'infinito di Margherita Hack. Ecco il “nostro” infinito.
A cura di Wuz.it
Media Voto: 2.66 / 5Nuflagi (23-12-2011) Libro tremendamente piatto, privo di una qualsiasi riflessione degna di questo nome, contiene solo una storia dell'astrofisica e della cosmologia scritto maluccio ed inverosimilmente semplificato. Bisognerebbe smettere di prendere per il naso i lettori con libercoli di questo tipo. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Marco78 (02-09-2011) "Dio, la vita e l'universo nelle riflessioni di una scienzata atea": così recita il sottotitolo del libro che più ingannevole non avrebbe potuto essere. Di riflessioni ce ne sono ben poche e tutte relegate nelle poche pagine di chiusura. Il titolo è uno specchietto per le allodole al fine di vendere il "solito" libro di divulgazione astronomica come già ne sono stati pubblicati a decine. In effetti il nuovo libro della Hack è sempre lo stesso con titoli diversi. Per carità, i contenuti sono interessanti e non guasta mai un ripasso dei concetti fondamentali dagli antichi sino ai giorni nostri, ma forse le case editrici dovrebbero smetterla di approfittare della simpatia e autorevolezza suscitate dalla scienziata toscana, svendendone il nome in prodotti non all'altezza. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
andrea macchiarelli macchand@libero.it (25-08-2011) Libro piacevolissimo da leggere che senza dubbio ha un unico grande difetto: si arriva all'ultima pagina troppo presto. Ho apprezzato la sapiente miscela di informazioni storiche e tecniche sulla astronomia. In 200 pagine si passa dalla visione pre Aristotelica dell'universo a quella dei giorni nostri con una chiarezza espositiva direi unica, figlia sicuramente di una conoscenza straordinaria della materia e di un amore spropositato per essa. L'impostazione decisamente divulgativa permette a tutti di capire l'evoluzione dei concetti fondamentali della cinematica e dinamica dell'universo. Chi ha una estrazione culturale tecnica, è sicuramente avvantaggiato ed apprezza la semplicità della spiegazione sul funzionamento del moto dei pianeti sulla base della legge gravitazione. L'autrice fa qualche accenno al rapporto conflittuale con il clero cattolico ma ciò non Le impedisce di manifestare apprezzamento per "quella grande personalità della storia che fu Gesù Cristo" (pag 60). In fondo non mi meraviglierebbe che l'ateismo della Hack sia una sorta di inconscia "ripicca" all'operato della chiesa nei confronti della scienza in genere, alla quale non riconosce "la capacità di elaborare principi etici", e della astronomia in particolare fin dai tempi di Galileo e Giordano Bruno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Hack Margherita |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|