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Bedeschi Giuseppe - Il rifiuto della modernità. Saggio su Jean-Jaques Rousseau | Questo libro vuole offrire una lettura unitaria dei maggiori scritti filosofico-politici di Rousseau, dal "Primo" al "Secondo Discorso", dal "Contratto sociale" al "Progetto di costituzione per la Corsica", alle "Considerazioni sul governo di Polonia". Il motivo di fondo della meditazione del filosofo ginevrino viene individuato nel rapporto critico e negativo che egli ebbe con la modernità: cioè col sorgere ed affermarsi dello spirito borghese, ovvero dell'economia mercantile moderna e dello sviluppo scientifico, tecnologico e più generalmente culturale che ad essa si è accompagnato, e che ne ha costituito tanto il presupposto quanto il risultato. Da questo rifiuto della modernità sorge il progetto rousseauiano di una società "chiusa", frugale e virtuosa, in cui la politica copre tutti gli spazi della vita individuale, e il cittadino deve essere formato fin dall'infanzia a una totale identificazione con le istituzioni politiche e con lo spirito che le anima: sotto questo profilo il progetto rousseauiano costituisce una rigorosa negazione della società democratico-liberale.
| La recensione de L'Indice |
 Bedeschi offre una lettura lineare dell'opera rousseauiana, privilegiando gli scritti filosofico-politici, dai due Discorsi al Contratto sociale, non trascurando il Progetto di costituzione per la Corsica e le Considerazioni sul governo di Polonia. Il Leitmotiv è rinvenuto nel rifiuto della modernità, o meglio ancora: nel disprezzo per la civiltà europea. Per Rousseau essa si è costruita sulla proprietà privata, dunque sull'interesse egoistico. La società che ne è conseguita ha fatto leva sull'ambizione e il benessere individuale. L'impresa, il commercio e la ricerca del lusso hanno corrotto società primitive che non hanno avuto il tempo di consolidarsi. Loro virtù era riconoscere come solo bene la stima pubblica, scaturente da quanto fatto a vantaggio della causa comune. Nel primo Rousseau serpeggia un'idea di città che anticipa le feroci invettive di Spengler. Il ginevrino non dispera però del tutto e sogna novelle Sparta per il vecchio e corrotto continente europeo. Non solo il Contratto sociale, ma anche gli scritti per la Corsica e la Polonia sono programmi per la costruzione dello stato nuovo, che richiede frugalità e soprattutto amor di patria. Rousseau è il fondatore dell'idea di patria-nazione e anche in questo si mostra radicalmente differente dagli illuministi suoi contemporanei. Si pensi a un Voltaire, cosmopolita europeo. I modelli di riferimento di Rousseau attingono a figure ora storiche ora mitiche, che rivelano la natura intimamente reazionaria dell'autore più influente tra i fautori della rivoluzione in Europa fra Otto e Novecento. Una democrazia presa alla lettera ha bisogno di nazionalismo e di manipolazione delle singole volontà. La sola possibile incarnazione politica della mistica "volontà generale" fu la nazione quale comunità chiusa e ostile. E l'eredità di Rousseau navigò tra sinistra e destra. Danilo Breschi |
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