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Cavazzoni Ermanno - Storia naturale dei giganti | Un fasullo trattato accademico; un testo che, sotto la finzione di una plumbea serietà, trova la sua cifra stilistica nello humour grottesco e nell'ironia salace; una "storia naturale" di un mondo inesistente e mitologico che riesce a descrivere e raccontare tante, tantissime cose del nostro e realissimo mondo. Si parte con i giganti, quelli dei poemi cavallereschi. Se ne tenta una descrizione: usi, costumi, linguaggio, alimentazione ecc. Soprattutto si prova a comprendere la loro attività sessuale così atipica e discutibile. Ma in breve è colui che ne descrive i comportamenti a diventare protagonista della storia: è lui infatti che ha maturato una passione per una giovanissima signorina (con fidanzato) e una gelosia congestionata per i liberi amori e amorucoli che lei gli racconta, e su cui lo studioso rimugina, dando ai rimuginamenti sempre più spazio. E così, crescendo la smania, cresce via via nello studioso la voglia di essere un extraterrestre, fino a trovarsi coinvolto in una gran truffa che promette davvero lo sbarco degli extraterrestri come obiettivo politico, onde punire il genere umano; e in particolare punire quei soggetti del genere umano che hanno o hanno avuto commerci, contatti venerei o sguardi concupiscenti con la signorina suddetta.
Media Voto: 4.5 / 5armando polli armapobis@yahoo.it (30-07-2007) Il gioco portato avanti in questo strano romanzo è proprio l'abolizione progressiva di ogni rigida distinzione tra verità e fantasia, desiderio e ragione: è in questa terra di mezzo, dove giganti, paladini e odiosi conoscenti che insidiano la sua Monica si confondono tra loro, che la prosa di Cavazzoni trova i suoi effetti più esilaranti, sia pure tallonati quasi sempre da un retrogusto più serio e amarognolo, che adombra solitudine, spaesamento psicologico e un'identità alquanto labile. Un gioco letterario, insomma, dove l'autore pare riecheggiare da lontano l'idea già di Cervantes nel "Don Chisciotte", che troppa letteratura può condurre a una sorta di follia, seppure innocua e, paradossalmente, salvifica. O è proprio quel divino spaesamento, che trasfigura la realtà stessa in una specie di cortocircuito, che per Cavazzoni rappresenta la condizione irrinunciabile di chi fa letteratura oggi? Il libro è interessante, e spesso divertente, ma è proprio quello che non dice e lascia solo immaginare a colpire di più.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
bianca pincherle (21-06-2007) Mi piacerebbe assistere alle lezioni dell'autore, ma non abito a Bologna, ahimé! Me li avessero insegnati così, quei noiosissimi poemi cavallereschi, che tanto noiosi poi non sono, se si leggono con l'occhio giusto. Quello di Ermanno Cavazzoni è giustissimo e la sua saga della specie gigantesca è meravigliosa, fa ridere molto anche. Ero molto avida della storia d'amore con Monica Guastavillani. Se poi, di mezzo, arrivano gli alieni del prof. Fresco Fico, tutto torna, o storna, che è lo stesso. Bellissimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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