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Appelfeld Aharon - Badenheim 1939 |
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Titolo | Badenheim 1939 |
| Autore | Appelfeld Aharon | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,48
(Prezzo di copertina € 13,50 Risparmio € 2,02)
|  | | Dati | 2007, 141 p., brossura | | Traduttore | Löwenthal E. |
| Editore | Guanda
(collana Narratori della Fenice) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Il libro è la storia del silenzio surreale che precede la catastrofe. Il silenzio è quello di Badenheim, una località di villeggiatura austriaca, frequentata soprattutto da agiate famiglie borghesi di origine ebraica, nell'estate del 1939; la catastrofe è quella dei campi di concentramento, che si annuncia sempre più incombente e imminente, ma che viene con ostinazione negata da coloro che sono destinati a subirla. A Badenheim tutto continua come sempre, come nelle estati precedenti, come se anche nel 1939 fosse possibile godersi le vacanze: balli, feste, innamoramenti, persino il festival delle arti. E non servono a nulla le voci insistenti di trasferimenti di massa in Polonia, gli ambigui controlli sanitari a cui gli ebrei vengono sottoposti e tutti gli altri segnali che l'estate alla vigilia della Seconda guerra mondiale porta con sé. Sono pochi coloro che davvero realizzano ciò che sta inesorabilmente avvenendo; pochissimi quelli che perdono, comprensibilmente, la testa; gli altri, la gran parte, insistono a negare l'evidenza, a proseguire in un cieco ottimismo che li spingerà a non voler vedere fino all'ultimo, fino al giorno in cui un treno con destinazione sconosciuta arriverà proprio a Badenheim...
Media Voto: 4 / 5Patroclo (22-06-2009) non é certo semplice dire qualcosa di nuovo sulla tragedia della persecuzione degli ebrei - specie se ci si confronta con un libro come "Le benevole" - ecco che a Appelfeld riesce unire con perizia un certo solido realismo con un "incanto del male" quasi magico, peró mai eccessivo.
questo é il maggior pregio del libro, questo equilibrio fragile e che pure regge fino al finale, "telefonato" ma allo stesso tempo lirico. il principale difetto é invece che il materiale era sufficiente per un racconto lungo di 70-80 pagine, il volerlo estendere al formato del romanzo breve crea qualche ripetizione di troppo Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Mara Marantonio (18-03-2008) La vicenda è allegorica. Nella primavera del 1939 giungono, come ogni anno, i villeggianti nella località austriaca di Badenheim, dove si tiene un celebrato festival di musica. Badenheim è una cittadina reale, ma è anche un luogo dell’anima, come suggerisce il titolo nella lingua originale. Ma quest'anno, per ordine delle Autorità, viene imposto agli ebrei di registrarsi presso un misterioso Dipartimento sanitario. Dipartimento dotato di vasti poteri, con ispettori sguinzagliati ai quattro angoli per misurare, piantar bandiere, tendere recinzioni, mentre alacri facchini, scaricano rotoli di filo spinato, pali di cemento ed attrezzature, che “facevano venire in mente una grande festa” annota l’Autore con sarcasmo. Si ipotizza che detti ispettori abbiano pure competenze tributarie….All’ordine di registrazione diverse persone sono infastidite, alcune protestano, ma nessuno riconosce con chiarezza la minaccia.
Mirabile la penna dell’artista nel tratteggiare i differenti caratteri. Dalla moglie del farmacista, Trude, nella cui mente sconvolta torna la lucidità non appena rammenta come la Polonia sia la terra più bella del mondo, con l’aria più limpida, al marito Martin, ora divenuto confuso e privo di energia; a Yanuka, figura grottesca di bambino prodigio, che suscita un sentimento di intuibile antipatia, mista a pietà.
Su tutto aleggia un senso di incombente catastrofe, reso palpabile dall’ambiente naturale, che via via si fa sempre più freddo e ostile.
Alla fine il gruppo si avvierà docile verso la stazione, guidato da un rancoroso rabbino sulla sedia a rotelle, sbucato ad un certo punto dal nulla (“Al rabbino era presa una paralisi. In città erano convinti che fosse defunto”). Sembra proprio che nessuno di loro paia comprendere a fondo la natura e le dimensioni dell’inferno che sta per inghiottirli.
Quando aprirono davvero gli occhi, era troppo tardi.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo F. (14-01-2008) Splendida idea narrativa per non dimenticare il dramma dell’olocausto. E’ una “non storia”, con alcuni personaggi tratteggiati alla grande (altri un po’ meno..) e senza un vero e proprio sviluppo: modalità efficacissima per rendere al meglio l’angoscia e l’inquietudine, anche se un po’ di noia si affaccia qua e là… Voto: 3 / 5 |  |  |  |
claudio (06-10-2007) Ottima riscoperta di Guanda. Romanzo dalla fine tristissima, che si conosce fin dall'inizio: la tragedia ebraica. I personaggi sono ben disegnati, quello che ancora non si riesce a capire come tutti fossero così sottomessi senza reagire. Da consigliarne la lettura, in particolare ai giovani. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Luciano lmc1962@libero.it (29-09-2007) Uno spezzato di storia.
Un romanzo che trasmette , mediante i vari personaggi , l'identità degli ebrei e l'orrore dell'olocausto.
Da non pedere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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