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Giannuli Aldo - L' abuso pubblico della storia. Come e perchè il otere politico... |
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Titolo | L' abuso pubblico della storia. Come e perchè il otere politico falsifica il passato |
| Autore | Giannuli Aldo | Prezzo Sconto 15%
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€ 15,72
(Prezzo di copertina € 18,50 Risparmio € 2,78)
|  | | Dati | 2009, 359 p., brossura |
| Editore | Guanda
(collana Biblioteca della Fenice) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Da circa vent'anni è in corso uno scontro senza precedenti sulla storia in relazione al tentativo di ricostruire un nuovo ordine mondiale dopo il crollo di quello bipolare. Si assiste a un prepotente ritorno sulla scena politica del "Principe" che avoca a sé il potere di stabilire quel che la storia deve dire. Questo ritorno si giova di fenomeni quali l'eclissi del sociale, la corrosione della democrazia, l'avanzare dell'antipolitica populista, la fine dello stato sociale, il vento culturale del neoliberismo che hanno puntuali ricadute sul piano culturale e, più specificamente, storiografico. Su questo scontro, e sulle più ampie questioni correlate, indaga Aldo Giannuli analizzando il revisionismo storico nelle sue varie manifestazioni, a cominciare dal tema dell'Olocausto e dal connesso fenomeno di "tribunalizzazione della storia", e dedicando particolare attenzione all'"anomalo caso italiano". Partendo dall'affermazione che la storia è il suo uso pubblico, e coincide perfettamente con esso, il libro si sofferma in particolare sull'"abuso" della storia recente nei mass media, con un occhio attento alla spettacolarizzazione. Se non mancano infatti opere di buona qualità, prevalgono nettamente quelle che, in nome dell'"uso pubblico della storia", praticano un sostanziale abuso a fini di polemica contingente. Il problema storiografico di oggi è proprio quello di intuire la portata della svolta storica appena attraversata, da dove è sorta e dove ci sta portando.
| La recensione de L'Indice |
 Il volume di Aldo Giannuli prende le mosse dall'espressione "uso pubblico della storia", introdotta da Habermas per distinguere il lavoro scientifico dello storico dal dibattito pubblico, con un significato sfumato e non così negativo come quello odierno. Su tali basi Giannuli propone opportunamente la distinzione tra "uso pubblico della storia", inteso come "trattazione storica da parte di giornali e tv, arte, letteratura, scuola, musei, toponomastica, monumentalistica", e "abuso", ovvero "ricorso surrettizio a essa", per fini politici. Gli "abusi", come è noto, non sono mancati nei dibattiti italiani sul fascismo: l'autore ricostruisce le coordinate fondamentali del "canone gramsciano-azionista", segnalando asprezze e forzature della successiva "revisione" defeliciana, ma riconoscendo nel contempo l'importanza di una discussione che ha conferito legittimità storiografica alle tesi sull'effettivo consenso ottenuto dal fascismo, sul suo modello di modernizzazione e soprattutto sulla Resistenza come "guerra civile". Un'altra questione centrale a proposito di "usi" e "abusi" della storia non poteva che essere rappresentata dalla Shoah. Il punto di partenza nella ricostruzione di Giannuli, prima di passare alle degenerazioni revisionistiche e negazionistiche, è Norimberga, che determinò, a suo avviso, una sorta di "tribunalizzazione della storia". Discutibile, però, la sua affermazione secondo cui in quella sede emerse, come "fattispecie penale sino ad allora sconosciuta", il "genocidio". In realtà nel 1945-46 nessuno dovette rispondere di tale accusa: i massacri nazisti furono infatti perseguiti come "crimine contro l'umanità", senza che la distruzione degli ebrei venisse posta in primo piano. Giovanni Borgognone |
Morris (16-09-2011) Ottimo libro. Agile ma esaustivo. Interessante. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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