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Mastrocola Paola - Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare

Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare TitoloTogliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare
AutoreMastrocola Paola
Prezzo
Sconto 15%
€ 14,45
(Prezzo di copertina € 17,00 Risparmio € 2,55)
Prezzi in altre valute
Dati2011, 271 p., brossura
EditoreGuanda  (collana Narratori della Fenice)
 Disponibile anche in ebook a € 11,99

Disponibilita immediata
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Descrizione
"Ditemi se le devo ancora insegnare queste cose o no. Forse, se i ragazzi non sanno più l'italiano, vuol dire che la scuola non ha più ritenuto che fosse il caso di insegnare l'italiano. Forse tutti in Italia (o meglio, in Europa) hanno deciso questo: che non è più utile insegnare la propria lingua, e si sono dimenticati di dirlo anche a me, e allora io sono l'ultima a fare una cosa che non interessa più nessuno, e quindi è bene che smetta. Questo libro è una battaglia, perché la cultura non abbandoni la nostra vita e prima di ogni altro luogo la nostra scuola, rendendo il futuro di tutti noi un deserto. È anche un atto di accusa alla mia generazione, che ha compiuto alcune scelte disastrose e non manifesta oggi il minimo pentimento. Infine, è la mia personale preghiera ai giovani, perché scelgano loro, in prima persona, la vita che vorranno, ignorando ogni pressione, sociale e soprattutto familiare. E perché, in un mondo che li vezzeggia, li compatisce, e ne alimenta ogni giorno il vittimismo, essi con un gesto coraggioso e rivoluzionario si riprendano la libertà di scegliere se studiare o no, sovvertendo tutti gli insopportabili luoghi comuni che da almeno quarant'anni ci governano e ci opprimono." (P. Mastrocola)

La recensione di IBS
Nel 2004 Paola Mastrocola ci aveva regalato un libro più piccolo, più veloce, uno sfogo più che un trattato, il cui intento polemico era evidente sin dal titolo: La scuola raccontata al mio cane. Oggi dalla sua esperienza nasce un saggio completo, un'analisi impietosa e grave della situazione attuale non solo della scuola, ma della cultura, della società, della vita degli italiani, del futuro dei giovani.
L'intento polemico è invariato e anche questa volta lo leggiamo sin nel titolo: Togliamo il disturbo, come dire che, dato che la società ci impone un modello culturale dove preparazione diventa sinonimo di nozionismo – “vade retro” nozione! - e ogni sforzo intellettuale assume valenza negativa, gli insegnanti possono anche togliere il disturbo.
"Oggi se parli di studio, sei subito vecchio. Pesante, lento, bacucco, fuori moda, antipatico e noioso. Studio è una parola perdente a priori: appena la pronunci, hai già perso. Non studiare invece è bello, sa di nuovo, di fresco e di gioioso. È come andar per campi a fare una merenda, o i tuffi dagli scogli, o una camicia appena lavata e stesa al sole."
Al centro dell'analisi del 2004 c'era la trasformazione del lessico: il verbo rimandare che si trasforma in recuperare e perde ogni pericolosità; dall’iniziare le lezioni il primo giorno di scuola all’accogliere i ragazzi per una settimana senza fare nulla; dai programmi ai progetti in una scuola incentrata sul marketing... e così via. Una trasformazione formale che portava con sé quella concettuale.
Oggi la professoressa di lettere Paola Mastrocola racconta gli ultimi decenni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, facendone un'analisi anche "fastidiosa" per certi versi, rileggendo soprattutto le trasformazioni culturali di questi anni, le scelte di indirizzo, i tanti errori - spesso mascherati sotto un apparente abito di innovazione - e i pochi successi.
Se dovessimo trovare anche qui le parole-chiave attorno alle quali si svolge il ragionamento sarebbero: fallimento, disastro, inutilità, illusione, abisso, impotenza...
Le prime due parti del saggio fotografano la scuola italiana e di conseguenza la preparazione dei giovani - certo, vista con gli occhi di Paola Mastrocola, diciamo un'analisi soggettiva ma molto ben argomentata - offrendone un'immagine drammatica, quasi senza via d'uscita.
La terza parte offre la via d'uscita: "mi è parso di aver trovato niente meno che una soluzione per il futuro.. Qualcosa che ha a che fare con la felicità dei giovani, la loro libertà di scelta. Insomma, la terza parte - scrive ancora la Mastrocola - è la mia personale “modesta proposta”: in poche parole, lì vi dico che farei io se governassi l'universo, quale scuola inventerei".
Ecco altre parole importanti: libertà, scelta, individuo, responsabilità. E tre nomi: Carlo Martello, Dante e Jonathan Franzen. Cosa c'entrano Carlo Martello, Dante e Jonathan Franzen con tutto il discorso di prima? Vedrete che c'entrano eccome. La “modesta proposta” della Mastrocola è una scuola divisa in tre direzioni ben distinte. Con una innovazione legata al nostro vivere quotidiano multitasking basata però su una preparazione di base eccellente, "e poi liberi tutti!".
È in questa parte finale, travolgente, l'anima del libro.
"Evitiamo il pericolo strisciante dell'omologazione": è importante! Così come è importante capire per cosa siamo nati, cosa vogliamo fare, indipendentemente dal pensiero dei molti. La scuola ci deve offrire la possibilità di scegliere, e di farlo anche controcorrente. Ci deve fornire le basi, nei primi anni dell'obbligo, per capire se siamo nati per studiare o per fare un lavoro manuale, per coltivare la terra o per fare il tecnico di computer, per leggere Torquato Tasso o per cucinare. Indipendentemente dalla famiglia di origine e dalle velleità dei genitori.
"Ci vuole un certo coraggio, la libertà non è affatto una scelta facile", ma potrebbe portare a una formazione superiore diversificata e piacevole per tutti. Liberando anche la scuola da quel conformismo e quella superficialità che la stanno uccidendo.

A cura di Wuz.it

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Nel sottobosco ormai folto della libellistica scolastica prodotta da insegnanti, Paola Mastrocola ha ottenuto particolare visibilità, non solo grazie alla sua notorietà di narratrice, ma anche per il piglio diretto e provocatorio delle sue esternazioni. Già nel 2004 la scrittrice aveva dato alle stampe La scuola raccontata al mio cane (Guanda), un pamphlet amaro e tagliente nel quale prendeva di mira soprattutto il sistema-scuola dell'Italia degli ultimi anni. Con Togliamo il disturbo l'autrice affronta invece, a distanza di qualche anno, il nocciolo più autentico della questione scuola, vale a dire il rapporto insegnante-alunno (e insegnante-genitore), in un'epoca di grandi cambiamenti tecnologici e socio-ambientali che sul quel rapporto pesano in maniera sempre più soverchiante; al punto che l'autrice, come già è suggerito dal titolo, sembra ormai incline a dichiarare una resa senza condizioni.
Il saggio si articola in tre parti e si occupa – bisogna sottolinearlo più di quanto faccia la stessa autrice – soprattutto della scuola superiore italiana, particolarmente dei licei.
La prima parte è dedicata all'analisi della condizione (esistenziale, sociale e culturale) dei nostri adolescenti. Ne emerge un quadro nel quale giovani e scuola appaiono in un desolante rapporto di reciproca estraneità: i primi appaiono totalmente immersi in una facile (e facilitata dalle famiglie) dimensione ludica, edonistica e consumistica, intimamente aliena dal rigore dello studio; la seconda sembra invece in preda a una comatosa schizofrenia, scissa com'è tra il tentativo, patetico e rovinoso, di rincorrere la "modernità" e di assecondare l'andazzo sottoculturale in cui vivono immersi i suoi studenti/utenti, da un lato, e, dall'altro, la pervicace pretesa dei suoi insegnanti più avveduti di trasmettere ancora contenuti disciplinari alti e impegnativi (Torquato Tasso!).
La seconda parte ripercorre i precedenti storico-pedagogici che, secondo l'autrice, avrebbero condotto la scuola italiana a emarginare lo studio nozionale e astratto per avventurarsi in spericolate sperimentazioni pseudodidattiche sostenute dalla fama, più e meno meritata, di teorie educative à la page. E qui Mastrocola si cimenta nel tentativo di ridimensionare, storicizzandoli e dissipandone l'alone profetico, mostri sacri come don Milani e Gianni Rodari. Il primo, secondo l'autrice, avrebbe sollevato critiche fondate alla scuola classista degli anni cinquanta e sessanta, ma avrebbe concesso troppo al "donmilanismo", cioè alla trasformazione delle sue idee in intoccabili idoli pedagogici. Ugualmente andrebbe imputata al "rodarismo", più che a Rodari, la fortuna del paradigma di una scuola liberata dai "programmi", luogo elettivo del gioco sbrigliato e della creatività pura.
Molta attenzione è dedicata altresì da Mastrocola, nella prima come nella seconda parte, al fenomeno da lei considerato la causa più recente e profonda della scomparsa dell'attitudine seria e metodica allo studio: vale a dire l'uso scriteriato del computer e di Internet. Entrambi, secondo l'autrice, avrebbero inciso negli ultimi anni profondamente nella forma mentis dei giovani, sia perché avrebbero ingenerato in molti di loro una vera e propria dipendenza dissipatrice di tempo e di energie intellettuali, sia soprattutto perché avrebbero favorito un approccio sempre più superficiale, frettoloso e casuale al sapere e alle sue fonti.
Nella terza parte del saggio Mastrocola, a fronte del disperante quadro d'insieme tracciato nelle prime due, un po' sorprendentemente si avventura in una "modesta proposta" di ristrutturazione complessiva della scuola superiore italiana; la quale, secondo un progetto che lei stessa definisce comunque utopico, dovrebbe articolarsi in tre settori: un settore professionalizzante (work school), finalizzato soprattutto all'apprendimento immediato di un mestiere, ma non privo nei suoi programmi di una robusta componente umanistica; un settore della comunicazione (communication school), dove si continuerebbe a imparare di tutto un po', quasi in una prosecuzione dell'attuale scuola media, ma con prevalenza della didattica esperienziale, dei linguaggi multimediali e dei saperi relazionali; un settore, infine, dello studio astratto e della speculazione teoretica (knowledge school), che restituirebbe al vecchio liceo la sua funzione guida di preparazione allo studio universitario e alle professioni più intellettuali.
Si possono muovere varie obiezioni a questo libro: l'esagerazione (e la generalizzazione eccessiva fino allo stereotipo) nel descrivere l'attuale condizione giovanile come costituzionalmente refrattaria allo studio; la sopravvalutazione dell'incidenza del web e dei network su questa disaffezione a fronte del singolare silenzio dell'autrice sull'influenza non meno deleteria della televisione commerciale; persino il tono dell'argomentazione, non di rado apodittico e a tratti supponente di fronte a una realtà decisamente complessa.
Si può contestare in particolare (nel merito della pars construens) la proposta di una scuola tripartita che conservi comunque al suo interno la communication school, cioè un liceo facilitato e culturalmente depotenziato, una scuola superiore né carne né pesce che sforni sostanzialmente dei consumatori-comunicatori addestrati e omologati: se è vero che da anni il ministero tenta di trasformare i vari licei pubblici italiani in una scuola del genere (ma fortunatamente non vi è ancora riuscito del tutto), è lecito chiedersi (e chiedere a Mastrocola) perché mai si dovrebbe avallare e istituzionalizzare questo tentativo; meglio sarebbe allora restituire ai nostri licei un rigore selettivo che "ri-orienti" tempestivamente i ragazzi meno motivati allo studio teorico verso altri tipi di studio; ma la parola "selezione" è ormai tabù nella scuola italiana e persino Mastrocola sembra accuratamente evitarla; forse perché avrebbe condotto il suo discorso su lidi accidentati e poco confacenti con la linearità apolitica e idealistica delle sue tesi.
Di questo libro si possono dunque criticare molti aspetti, compresa la sua lunghezza complessiva, forse pleonastica rispetto al succo delle idee che contiene e figlia di uno stile ridondante e didascalico. Sarebbe tuttavia un grave errore liquidarlo come la voce attardata e inattuale di un'insegnante nostalgica, perché l'analisi che l'autrice conduce in tutta la pars destruens ci squaderna davanti molte verità inoppugnabili e perciò stesso ineludibili. E per quanto queste verità siano note a una buona parte di coloro che insegnano oggi nei nostri licei, esse non risultano altrettanto chiare e nette nella mente di gran parte dell'opinione pubblica, che non conosce la nostra scuola dall'interno: genitori, intellettuali, giornalisti, politici. Molti appartenenti a queste ultime categorie, infatti, quando parlano della scuola italiana, continuano a sbandierare come antidoto alla sua decadenza la facoltà taumaturgica di pedagogie ludiche, della personalizzazione dei curricula, dei progetti e delle attività aggiuntive rivolte all'attualità e al territorio, della psicologia adolescenziale, del computer, della multimedialità, eccetera ecc.. Come se tutto questo fosse il possibile rimedio contro un degrado che in realtà – e al contrario! – proprio tutto questo (cioè la cieca, e dilettantesca, rincorsa a un "progressismo" educativo malinteso e a una scuola-azienda agghindata da mille illusorie decorazioni tecnocratiche) ha contribuito negli ultimi decenni a produrre.
Per quanto discutibile in alcune sue parti, questo libro ci ammonisce a non perpetuare questo pericoloso equivoco: stiamo attenti a non scambiare la causa del male per il rimedio, il veleno per la medicina, riattivando all'infinito un perverso circolo vizioso ed emarginando sempre più dalla scuola ciò che dovrebbe occuparne sempre e comunque il centro, cioè la cultura e lo studio. D'altro canto, solo restituendo serietà e qualità alla scuola pubblica si possono togliere alibi a chi sta progettandone scientificamente la soluzione finale.
Paolo Mazzocchini

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 26 recensioni presenti.  Media Voto: 2.96 / 5

Roberta (23-01-2012)
Brava! La nostra società avrebbe un gran bisogno di persone che la pensino così....non mollare!
Voto: 5 / 5
lino balbo (13-11-2011)
La Mastrocola, a ragione, nel libro denuncia nel Donmilanismo e nel Rodarismo le cause dell'attuale caduta della scuola, come non darle ragione? Il libro si legge facilmente dato che è ben scritto e l'ho consigliato agli amici; personalmente ho due riserve: la prima, sin dagli anni cinquanta ricerche scientifiche hanno dimostrato che non c'è relazione fra il linguaggio e l'organizzazione del pensiero. La seconda: non mi pare abbia evidenziato abbastanza il ruolo di genitori che sfuggono ogni loro responsabilità verso i figli, ma poi sono in prima fila a criticare la scuola e gli insegnanti
Voto: 3 / 5
Paolo (03-11-2011)
Come previsto questo libro non poteva suscitare che due opposti sentimenti: grande ammirazione o odio sfrenato. Ho due figli, uno fa il liceo, scientifico. Ottimi risultati, forse troppo. Forse l'asticella é stata davvero abbassata,forse solo studia... almeno un po'. Eppure: Consiglio di classe della scorsa settimana, genitori che si lamentano perché, rispetto alla prima liceo, "la griglia delle valutazioni é stata alzata"; e meno male! Si lamentano perché "la valutazione media é inferiore a 6" quindi -> occorre valutare in modo che il risultato medio sia 6! In realtà il problema é quello che dice Mastrocola: manca lo studio, almeno un po' di studio! Vi assicuro che colloquiando, per lavoro, numerosi giovani si fatica a capire cosa abbiano studiato e compreso e quale progetto di vita abbiano in testa. Vi assicuro: panorama desolante. Forse Mastrocola estremizza un po', ma per far capire alcuni concetti occorre farlo; almeno ha il coraggio di dire cose "scomode". E le critiche che ho visto nei commenti fatico a capirli, sia da parte degli insegnanti sia da altri lettori. Quello che dice la scrittrice é solo: quando uno sceglie una scuola come il liceo scientifico deve sapere che poi deve Studiare; lo deve sapere lo studente e lo deve sapere la famiglia. Se preferisce attività esperienzial-comunicative deve scegliere un'altra scuola. L'indignazione di chi critica é perché vorrebbe una scuola diversa, basica, facile, che insegni cose utili nell'immediato; ma scuole diverse ci sono già, basta sceglierle. Almeno il liceo lasciamo che trasmetta CULTURA, concetti difficili, qualcosa a cui tendere, ponga una meta. Se amiamo altro...scegliamo altro. A chi critica consiglio di vedere il discorso di Jobs a Stanford, ...sul web si trova facilmente(!): forse cambierà idea, forse capirà che noi OGGI stiamo togliendo ai nostri figli i puntini da unire DOMANI .
Voto: 5 / 5
Luca Urbinati (14-09-2011)
Ho due figli alle medie ed elementari, ma non avevo ancora compreso cosa fosse diventata la scuola italiana, per quali meccanismi sia diventato e ritenuto normale immaginare che si possa terminare la seconda media senza aver studiato l'area del cerchio. Già, l'autonomia degli istituti, il pensionamento dei detestabili programmi ministeriali; però il valore legale del titolo di studio rimane un totem intoccabile, strano che la Mastrocola non vi abbia dedicato una riflessione. Una sola critica faccio a questo libro, ma forte. Quando propone la scuola 'W' come alternativa con pari dignità, in realtà la Mastrocola ci svela come in realtà non la pensi affatto tale, per una sua forma credo più di ignoranza che di snobismo. Essere capaci a 15 anni di intagliare il legno o di manipolare la creta creando qualcosa di bello, se non un capolavoro, richiede aver affinato le proprie mani, la sensibilità delle dita, la conoscenza degli utensili, sin dalla prima elementare, passando i pomeriggi chini sul banco di lavoro e non al centro commerciale o davanti ai videogiochi. Esattamente come per gli allievi della scuola "K" con i loro temi ed esercizi di grammatica. E invece per la Mastrocola un'elementare e media di tipo "K" preparerebbe al meglio anche chi scelga poi un percorso "W" e si trovi quindi a 14 anni per la prima volta nella sua vita con un pezzo di legno grezzo in mano. Come se uno si iscrivesse al Conservatorio nella classe di violino senza averne mai impugnato uno in vita sua. Per fortuna poi l'autrice, sia pure per altri motivi, lascia cadere questa visione e propone una scuola differenziata sin dall'inizio, l'unica in grado di valorizzare al meglio il genio di ciascun tipo umano - manuale o intellettuale che sia.
Voto: 4 / 5
paola (25-07-2011)
assolutamente fuori dal mondo... inviterei la signora Mastrocola a leggere il libro di Silvia Dai Pra' "Quelli che però è lo stesso", in cui si trova il ritratto di un'insegnante che, come me (che insegno in una scuola privata di bienni di recupero con adolescenti quasi tutti problematici), fa quello che può, ma lo fa col cuore e al meglio. Un'altra cosa: se davvero esistono i 15enni che la Mastrocola esalta, invito gli stessi a essere più elastici, a pensare di meno e a vivere di più. Chi pensa troppo da ragazzo, tenderà spesso al perfezionismo da adulto, ma la vita purtroppo non è perfetta. E parlo per esperienza personale.
Voto: 1 / 5
Melania (21-07-2011)
Magnifico. Sono d'accordo su tutto, ma proprio tutto. E' il mio pensiero da cima a fondo e spero che le mie figlie incontrino insegnanti come Lei. Desidero che sappiano nozioni, nozioni, e ancora nozioni. L'ignoranza che impera in questo paese è frutto del mancato "nozionismo". magari fossimo più dotati tutti di nozioni! W le nozioni, w la cultura! Il resto verrà da sè. Diamo gli strumenti a questi ragazzi, le nozioni, a costruire i propri pensieri ci penseranno da sè, e forse saranno anche migliori nel ricercare la felicità, personale e collettiva.
Voto: 5 / 5
Flavia (28-06-2011)
Io credo che gli insegnanti che hanno criticato la Mastrocola dovrebbero cambiare lavoro, credo non abbiano capito il senso di quello che hanno letto (e se non capiscono questo volete che spieghino Dante!?!). Qualcuno scriveva che i ragazzi a cui insegna non sono apatici, gli brillano gli occhi quando loro spiegano,(anche se mi piacerebbe sapere cosa) beh è quello che dice pure lei (ricordate di quella conferenza con i ragazzi in cui comincia a parlare del Barone rampante ed alla fine dell'intervento prendono nota del titolo del libro!?!). Insomma rileggetelo e con attenzione avete capito il contrario di ciò che ha scritto. P.S. andate su fb vi accorgerete che in una frase di 2 righe l'80% dei ragazzi riesce ad inserire 2 errori di grammatica o di ortografia. Gira da giorni il link di una che ha scritto "se potrei" in 3° elementare mi hanno spiegato che si dice "SE POTESSI", chi non lo ha spegato anche a lei? Ognuno prenda le propie responsabilità!!!
Voto: 5 / 5
faniarte (09-06-2011)
In questa ormai putrida, oscura, palude limacciosa che è la scuola,quando si scorge qualche bagliore, qualche zampillo limpido di verità ecco ergersi ancora più alti muri oscuri di fango (mi riferisco ai commenti negativi). Il libro della collega è stato invece per me una boccata d'ossigeno una luce che ha schiarito le tenebre che avvolgono la scuola ed i nostri giovani...tristi,persi ed impauriti, imprigionati in una gabbia di luoghi comuni e conformismi che gli abbiamo costruito addosso noi stessi.I colleghi si lamentano continuamente della scuola dei loro studenti , così ho acquistato una copia del libro mettendola a disposizione in sala insegnanti...ma con ringraziamenti imbarazzati hanno farfugliato...che avevano saputo (in modo vago)che era un testo criticato nell'ambiente...FINE! Così senza nemmeno averlo letto lo hanno messo alla berlina...INSEGNANTI!!? Poi le sento dire ai ragazzi dovete leggere ,perchè non leggete??? Credetemi non siamo messi bene , mi vergogno veramente di quello che stiamo facendo ai nostri figli...
Voto: 5 / 5
ton (31-05-2011)
Bel libro e ben scritto (soprattutto la prima parte). Dice forse qualcosa di strano quando ricorda che la scuola dovrebbe essere frequentata per studiare ? Ho avuto la fortuna di "incontrarla" negli anni '60 e '70, i miei professori avranno probabilmente avuto una cultura "ottocentesca" ma sono ben contento che quei professori allora mi hanno insegnato come studiare, certamente, a volte, con sacrificio. Ma oggi posso ben ringraziarli. Ci sono sicuramente anche oggi numerosissimi docenti bravi e preparati, permettetemi però di dubitare che il livello di preparazione degli studenti, quando escono dalla scuola, sia quello di allora. Pur nel rispetto dei tempi che cambiano ... Come sarà ?
Voto: 5 / 5
gabril (14-05-2011)
Ha coraggio, indubbiamente, Paola Mastrocola nel dire quello che pensa. Remando controcorrente rispetto all'attuale tendenza, risultato di un ben preciso percorso che ha svalutato e svuotato il senso dell'applicazione e dell'impegno a scuola. In parole semplici dello studio tout court, finalizzato nientemeno che all'acquisizione di cultura. Studio, cultura: parole obsolete, secondo la prof, parole ormai decadute. Sepolte da coltri di sabbia gettata da destra e da sinistra. Indipendentemente dagli schieramenti politici che hanno progettato le riforme, infatti, l'indirizzo perseguito è stato sempre il medesimo: lo svilimento progressivo del senso del sapere, l'appiattimento del livello di istruzione verso il basso. Studio e "ozio" stanno insieme perchè scuola significa stare (stare su, concentrarsi per capire). Oggi invece la politica del "fare" ha preso il sopravvento. Competenze anzichè conoscenze. Funzionali al trionfale ingresso nel mondo del lavoro e mai fini a se stesse, mai puro godimento della conoscenza in sè. Complice la tecnologia, il modello frammentario e multitasking assurto a nuova tendenza, ma diventato già luogo comune. Insomma molto è condivisibile di quel che la prof va descrivendo, con precisione e sofferto disincanto, pur senza rinunciare alla godibile ironia del suo stile. Non tutto però. La sua visione in fin dei conti appare limitata a una certa tipologia di giovani (i liceali della Torino bene); il concetto che alla scuola non competa prendersi cura dell'aspetto relazionale è decisamente improponibile; l'idea che a 14 o 15 anni ogni adolescente sia in grado di individuare (sentire) la propria inclinazione appare decisamente azzardata e più utopistica delle tre tipologie di scuola superiore che l'ardita (e un po' snob) Mastrocola prova ad immaginare.
Voto: 3 / 5
Stefano (12-05-2011)
E' grazie ad insegnanti come la Mastrocola che per me la scuola è stata un incubo. All'università mi si è aperto un mondo, e la mia vita è cambiata. Ci faccia un piacere: si dimetta e scriva romanzi e basta, cortesemente.
Voto: 1 / 5
Bepo (03-05-2011)
E' un libro ben scritto, spiritoso e piacevole. Da genitore, oltre che da "insegnante finale" (sono prof. a Ing. Elettronica, laurea specialistica) posso confermare che il testo dà un quadro, per quanto desolante, piuttosto genuino. Capisco le reazioni, talvolta scomposte, di alcuni lettori: quando si è protagonisti di un disastro si tende a negarlo o incolpare gli altri. Ho un unico appunto: mi pare talvolta di scorgere nel pensiero dell'autrice una contrapposizione tra ciò che è utile per il mondo del lavoro (capacità organizzative, applicare quanto si è appreso, capacità di apprendere etc.) e ciò che è utile per la persona, ciò che la fa crescere interiormente, l'arricchisce spiritualmente e culturalmente. La mia personale esperienza - liceo classico, laurea in fisica e insegno elettronica digitale - è che in realtà il mondo del lavoro, quando cerca davvero l'inventiva, il salto di qualità, ha bisogno di persone "ricche", colte, preparate a discutere, descrivere, argomentare. Il Tasso (che trovavo assai noioso) è preziosissimo in quest'ottica perché il punto non è che sia noioso oppure ti appassioni (del resto, cosa ci sarà mai di eccitante in un'equazione differenziale? Potete pensare a qualcosa di più palloso?) ma piuttosto che per comprendere e commentare "La Gerusalemme liberata", un canto del Paradiso, per tradurre correttamente Demostene sono necessari un baglio di conoscenze e un'abitudine al ragionamento che completano splendidamente la preparazione più prettamente "tecnico - scientifica". Rendiamoci conto che non abbiamo bisogno solo di persone che sanno usare un PC: ci servono giovani che sanno ri-inventarlo, il PC, che abbiano la fantasia di creare, mescolando in un vortice di sinapsi, come in un magico frullatore, la marea di nozioni che devono avere in testa; in testa, non su wikipedia. Un'ultima osservazione: ho studiato 5 anni greco antico; dopo 35 anni ricordo solo ghips, ghipòs, ghipì (avvoltoio...sigh...) Mi è servito? Ve lo giuro: moltissimo.
Voto: 5 / 5
Aurelio (05-04-2011)
I voti bassi nel commento dei lettori sono la più chiara testimonianza di quanto l'autrice abbia colto nel segno.... La verità, specie se amara, fa male e mette in discussione... D'altronde non si può far finta di non vedere e di non capire a meno di non voler usare il cervello o, malauguratamente, di non esserne più capaci. Per quanto mi riguarda sono anni che dico sostanzialmente le stesse cose e, a livello professionale, tocco con mano i devastanti risultati che anni di "ignoranza forzata" e di regressione culturale stanno provocando ai giovani del nostro paese...ed ormai anche ai meno giovani.
Voto: 5 / 5
Patrizia Castelli (28-03-2011)
Forse io e l'autrice viviamo davvero un due mondi diversi. Insegno da quasi 3 decenni e non ho mai trovato un solo ragazzo o una sola ragazza a cui non abbia visto brillare gli occhi di emozione nel leggere poesie che toccassero loro il cuore. Ma io, di lavoro, faccio l'insegnante, mi documento, cerco di capire i ragazzi, di cogliere i loro desideri, la voglia che (mi dispiace per la Mastrocola che evidentemente ha incontrato dei venusiani) fortissima, ho sempre trovato in tutti i ragazzi di esplorare il mondo, di capire, di sperimentare: certo, a modo loro, non a modo di persone vecchie di testa e di anima che evidentemente poco o nulla capiscono del contemporaneo, e che per non vedere la propria incapacità di intercettare la curiosità naturale propria di qualsiasi cucciolo di qualsiasi essere vivente, dice che sono i giovani ad essere mutati, a non aver più voglia, e essere involuti rispetto a una (radiosa?) generazione, la sua, che invece... Che dire? In fondo, la Mastrocola, la soluzione ce la dà fin dall'inizio: che tolga il disturbo e buona notte. E pace se le verrà pagata una pensione per un lavoro che non ha fatto, perché proprio non sapeva.
Voto: 1 / 5
Charlie (25-03-2011)
Dico la verità. La Mastrocola sa scrivere ma la lettura di questo libro lascia interdetti. C'è un tono un po' supponente che non giova alla narrazione e all'autrice. Non so se questo fosse un risultato cercato, voluto, ma mi permetto di dire che non è stata una buona scelta. Come diceva De Andrè: "si sa che la gente da buoni consigli se non può più dare cattivo esempio". Usando un gergo che le sarà familiare le dico sorridendo: rimandata a settembre. :)
Voto: 2 / 5
Alan (25-03-2011)
Curiosa l'idea di lingua di Paola Mastrocola: quasi non fosse caratteristica della nostra specie (come confermato recentemente anche dalle ricerche illuminate di Andrea Moro) ma dono di pochi. Quasi fossimo di fronte ad una involuzione della specie, un salto indietro («Forse una stanchezza cosmica impedisce loro la posizione eretta»). E cito ancora: «Fanno versi gutturali, mezze sillabe. Gracchiano, ululano, grugniscono, ruttano»; stanno «perdendo il dono della parola»; ragazzi «pressoché muti», che «parlano anche se non hanno niente da dire». Le porrei una domanda: si è mai chiesta, la signora Mastrocola, se tale mutismo in classe dipenda dai suoi errori? Si è mai chiesta se «così vestiti tutti uguali, così omologati come un prodotto marchiato Ue» non possa riferirsi anche a quelle/i come lei? Le consiglierei di fare vera osservazione a scuola e di non banalizzare; le consiglierei, infine, se usassi il linguaggio e le riflessioni "da bar" presenti nel libro, di fare semplicemente il suo lavoro.
Voto: 1 / 5
andrea (22-03-2011)
Paola Mastrocola ha colto nel segno.Ha evidenziato con lucida fermezza quello che nessuno,genitori o insegnanti,ha mai voluto vedere. Ha messo i ragazzi sotto la lente di ingrandimento provando,almeno lei,a capire perche' a loro oggi non interessa studiare.Cercando di proporre modelli di scuola che sicuramente indigneranno i piu',ma che almeno hanno il pregio di smuovere le coscienze e di stimolare il dibattito su un modello scolastico ormai desueto. Consiglio questo libro a tutti coloro che vogliono bene ai propri figli,perche' possano capire che la loro formazione avviene prima di tutto nelle famiglie.
Voto: 4 / 5
Renato Ceres (22-03-2011)
Nella scuola democratica del multiculturalismo, dei progetti integrati, degli obiettivi trasversali dei moduli flessibili, dei piani individualizzati, della creatività ; nella scuola dell'assemblearismo e della partecipazione, rivendico il diritto di condividere al 100% il pensiero della Mastrocola, aggiungendo che in ogni caso nessuno deve spaventarsi, perchè siamo una piccolissima minoranza, e non tutelata da nessuno di coloro che sempre hanno a cuore i diritti delle minoranze. per la scuola non c'è speranza, non essendo più da tempo il Luogo dove avviene la trasmissione di una tradizione culturale, ma un semplice parcheggio mattutino per genitori che devono SEMPRE lavorare, anche 12 ore al giorno, e questo lo si chiama PROGRESSO. Neanche gli schiavi.. Una palestra di socialità per generazioni che vivono in un eterno presente. Rendiamoci conto, e accettiamolo, il fatto che abbiamo rinunciato all'educazione dei nostri figli. Bello il paragone che l'autrice fa nella prima parte del libro con la situazione in cui si trova il "sacro" nella sua accezione cattolica: vi sembra casuale che la messa, che i Grandi Teologi attuali e i preti Impegnati continuano a definire "finestra sull'Eternità" sia ormai ridotta a ibrido fra la riunione di condominio e la festa dell'asilo? Tutto si tiene. Questa civiltà è finita.
Voto: 5 / 5
Franca (18-03-2011)
Quando metto piede a scuola, in qualità di formatrice, i miei pensieri sugli insegnanti sono questi: cinici, incompetenti, pronti ad usare parole dure come macigni, responsabili di umiliazioni e irresponsabili verso delle vite che vorrebbero inquadrare, valutare e, se possibile, trasformare in peggio. Non ascoltano mentre parli, ti interrompono per usare i telefonini, quelli che vietano ai loro stessi ragazzi in classe, perché loro hanno famiglia e figli e problemi. Pochi sono quelli disposti ad ascoltare e a mettere in discussione certezze di cui, altre scienze, non quelle imposte a scuole, da anni, hanno dimostrato l'infondatezza. Cosa dice la Mastrocola? Niente di più di questi insegnanti che incontro quasi ogni giorno. Niente, appunto. E mi viene da dirle,prendendo a prestito una frase dal bellissimo Noi la farem vendetta di Paolo Nori, una frase di una delicatezza feroce. Signora Mastrocola, La tua punizione, è essere quello che sei.
Voto: 1 / 5
Cristiana (17-03-2011)
Che tristezza: ora capisco perchè mio figlio che ha dieci in grammatica (...è molto intelligente) non sa articolare un pensiero. Deve aver incontrato delle insegnanti così: con questa voglia, quest'entusiasmo e queste indubbie capacità per il lavoro che fanno! Che Dio ce ne scampi e liberi!
Voto: 1 / 5
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