|
|  |
Vichi Marco - Morte a Firenze. Un'indagine del commissario Bordelli |
Firenze, ottobre 1966. Non fa che piovere. Un bambino scompare nel nulla e per lui si teme il peggio, forse un delitto atroce. Il commissario Bordelli indaga disperatamente, e durante le indagini arriva l'alluvione... La notte del 4 novembre l'Arno cresce, si ingrossa, va a lambire gli archi di Ponte Vecchio, supera gli argini e la città è travolta dalla furia delle acque. Le vie diventano torrenti impetuosi, la corrente trascina automobili, sfonda portoni e saracinesche, riversando nelle strade cadaveri di animali, alberi, mobili e detriti di ogni genere. Mentre la città è alle prese con quella inaspettata e inimmaginabile tragedia, il delitto sembra destinato a rimanere impunito, ma la tenacia di Bordelli non vien meno... Ex combattente del battaglione San Marco ed ex partigiano, il commissario Franco Bordelli è un poliziotto vecchio stile. Piace alle donne, ai reietti, ai criminali onesti e anche agli altri scrittori di gialli, a Camilleri in particolare, forse per via dell’ironia sorniona e del suo modo diretto e genuino di affrontare ogni indagine. Dopo il successo dei primi tre episodi dedicati al burbero commissario (Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda e Il nuovo venuto), tutti ambientati nella Firenze degli anni Sessanta, Marco Vichi si cimenta in un romanzo che esula dalla semplice trama poliziesca per affrontare una delle pagine più tristi e suggestive della storia italiana. Firenze entra prepotentemente nella narrazione, con i suoi palazzi, le sue strade tortuose che si snodano tra i capolavori dell’arte, le sue botteghe e i vizi dei suoi bottegai. L’alluvione che sommerse la città il 4 novembre 1966 taglia in due il romanzo, spezza la trama sottile dell’indagine, irrompe come l’ondata di piena dell’Arno, per affondare sotto il fango i mali di una società imputridita.
L’omicidio che deve affrontare questa volta il commissario Bordelli è tra i più efferati. Il cadavere di un ragazzino di appena tredici anni è stato ritrovato nudo nel bosco. Prima di ucciderlo, i suoi aguzzini lo hanno seviziato e violentato. Nessuna traccia, nessun sospetto, la pioggia che da giorni cade fitta sulla città e sulle colline cancella ogni pista, logorando i nervi di un uomo ormai vecchio, troppo malinconico, ossessionato dai ricordi della guerra. Il commissario ha promesso al padre del ragazzo di scovare l’assassino, ma già dopo i primi giorni si accorge che non è una promessa facile da mantenere. Si attacca disperatamente a un pezzo di carta, molto meno di un indizio, e si trascina svogliatamente tra i sentieri di montagna, per liberare un po’ la mente, per evitare di fumare le solite venti sigarette, per immaginarsi già nel casolare che lo aspetta dopo la pensione. Morte a Firenze è la storia di una città marcescente, che imputridisce sotto tre metri di acqua torbida che ha invaso le strade dopo l’inondazione, che nasconde e preserva al suo interno le deviazioni dei suoi poteri occulti. Ma è anche la storia di uomini che il giorno dopo il disastro lavorano insieme per salvare l’enorme patrimonio artistico della città, come i libri della Biblioteca Nazionale.
A non fare arrendere il commissario Bordelli è la sua indole intimamente fiorentina. È la sua curiosità a trascinarlo fuori dalla questura per infilarsi nelle cucine e nelle bettole, nei postriboli e sui viali delle Cascine, dove auto di lusso raccattano giovani ermafroditi e ronde nostalgiche del Ventennio giocano come i lupi con l’agnello. In una di queste notti passate a vagabondare tra le vie di una città unta e maleodorante, incontrerà il colonnello Bruno Arcieri, un personaggio creato da Leonardo Gori e protagonista del suo libro L’angelo del fango. Sarà l’austero colonnello (che a sua volta ha incontrato il commissario Bordelli nel romanzo di Gori) a indicare uno spiraglio nelle indagini e a riaprire una pista che sembrava ormai compromessa.
Amaro, irriverente, con un finale coinvolgente e tragico, questo nuovo romanzo di Marco Vichi non ha solo tutti gli ingredienti classici dell’Hard Boiled chandleriano, ma ha anche la forza dirompente delle immagini dell’Istituto Luce e la malinconia di chi, ancora immerso nei ricordi nella guerra, ha visto crescere una nuova generazione di giovani “capelloni”. Tra gli ideali tramontati della borghesia decadente e il boom consumistico degli anni Sessanta, Marco Vichi non trova né mediazioni né compromessi. La brama di potere è un peccato che ha accomunato negli anni i ricchi cittadini fiorentini ma anche i loro figli, è una poltiglia che invischia ogni cosa e contro cui il commissario Bordelli, forse, non ha più voglia di lottare.
Recensioni 1 - 20 di 23 recensioni presenti. Media Voto: 3.30 / 5gianni (29-01-2010) storia ben costruita che cattura l'attenzione del lettore dall'inizio alla fine con personaggi ben costruiti ed inseriti in un contesto drammatico e avvincente.
Voto: 5 / 5 |
Obelix (21-01-2010) Deludente dall'inizio alla fine. Storia banale, personaggi fasulli, dialoghi improbabili. Non bastassero almeno 200 pagine del tutto inutili, (Bordelli che va fuori a cena, che va a trovare personaggi che non servono a nulla nell'economia del racconto, che ha avventure amorose ridicole a dir poco) Vichi sembra pentirsi di se stesso, con quella postilla sul macellaio che annulla l'unica dote del romanzo: l'amarezza del finale.
E poi basta con i luoghi comuni (i preti sono pedofili, i fascisti nostalgici e gli ex partigiani tutti buoni): ogni tanto un po' di originalità e di anticonformismo non guasterebbero.
Anche l'ambentazione ai tempi dell'alluvione di Firenze sembra più un'occasione persa, che un'opportunità colta, svelando un altro limite dell'autore: l'incapacità di far agire e pensare i personaggi come il momento storico descritto pretenderebbe. Ad esempio: Bordelli, ex San Marco, è comprensivo con gli omosessuali, Piras, il poliziotto sardo, conduce una personale campagna anti tabacco che si commenta da sola, eccetera eccetera... Voto: 1 / 5 |
franco (13-01-2010) Il solito simpatico, accattivante, e purtroppo improbabile Bordelli, e proprio per questo amico caro e fedele.
L'ho letto tutto d'un fiato, ma sono rimasto con l'amaro in bocca.
Forse Bordelli scomparirà dalla scenna di Marco Vichi ?
Spero, proprio no La scongiuro!
( pensi a Maigret.... che ha contribuito a lenire tanti vuoti nella mia vita.)
Una riflessione tutta personale :
Forse il coinvolgimento di un monsignore nella vicenda ha contribuito ad una pubblicità in tono minore da quella usata per i precedenti libri della collana ?
Rimango nella speranza e Le porgo tanti auguri in ogni senso.
Franco
Voto: 5 / 5 |
Bianca (16-12-2009) Vichi si sa, nello scrivere sulle avventure del comissario Bordelli è decadente, crudo. Qui ha esagerato descrivendo la violenza che solo ad immaginarla era devastante.Finale senza cuore.
La ragazza violata e lui che se ne va al ristorante con la battona e tutto quell'indugiare sui suoi pasti pantagruelici (una persona qualunque a questo punto sarebbe obesa e/o schiattata da un infarto!). Pollice verso. Voto: 1 / 5 |
Mario (13-12-2009) Un Bordelli che non mi convince, l'indagine si sviluppa solamente perchè il Commissario inciampa negli indizi.
La violenza gratuita e giustificata dall'autore è il trait d'union di questa storia che è un credibile reportage dell'alluvione fiorentina ma che come poliziesco non convince.
Eppoi scusate l'ardire, ma certe sparate negli uffici del potere come la visita ai sospetti lasciamoli a Montalbano.
Non commento il finale, dico solo che se voleva essere un uscita di scena per l'ultimo libro di Bordelli, quella povera ragazza poteva essere lasciata stare..............c'era già troppo violenza sul bambino......... Voto: 1 / 5 |
forbicicchia (07-12-2009) La scrittura di Vichi la trovo semplice, ma non banale. La storia tragica e cupa è ambientata in uno sfondo appropriato, la descrizione degli eventi ha il sapore della quotidianità, ma non per questo è stancante. Purtroppo pero' il libro è pieno di luoghi comuni, dalla borghesia ricca e corrotta che non ha più scopo se non quello di arricchirsi sempre di più al delinquente dall'animo buono che sembra quasi un piccolo eroe. E molta, troppa, fantasia e forzata casualità hanno fatto arrivare il commissario Bordelli agli assassini del piccolo Giacomo. Voto: 2 / 5 |
Maurizio Amati (01-12-2009) Bel giallo,il primo libro di Vichi che leggo.Mi ha preso da subito,struggente la Firenze sotto l'alluvione,personaggio singolare e interessante il commissario.Credo proprio che ne leggero' altri.Complimenti all'autore! Voto: 5 / 5 |
Pietro Luca Penta pietropenta@alice.it (29-11-2009) Storia molto accattivante che mi ha fatto macinare pagine e pagine quasi senza rendermene conto. Unica pecca è un'eccessiva dilungazione descrittiva sull'alluvione a firenze che interrompe bruscamente la vicenda investigativa.
In conclusione ottimo libro. Voto: 4 / 5 |
alamo.lanciano (12-11-2009) avevo già letto i precedenti libri di Vichi dedicati al commissario Bardelli e mi erano piaciuti. Questa volta, invece, sono rimasto profondamente deluso: all'avvio di una indagine abbastanza promettente, fanno seguito pagine e pagine dedicate a tediose riflessioni sulle donne, ai ricordi di guerra, alla pioggia incessante, ai vari percorsi stradali di Firenze, ai piatti preferiti dal commissario ecc., senza alcun guizzo narrativo che solleciti l'attenzione del lettore. Si arriva così, stancamente, dopo una lunga digressione sull'alluvione di Firenze, a un finale connotato da una eccessiva morbosità nella descrizione di orridi particolari che ben potevano essere evitati. Voto: 1 / 5 |
Roberto lopezmartinez@katamail.com (11-11-2009) Che dire? Non ho parole. Parte un po' più lento degli altri romanzi con Bordelli protagonista. Ma è come l'acqua dell'Arno che sale e ad un certo punto straripa; è inevitabile, devi finirlo. Davvero un gran bel romanzo. Bordelli è vero, dolente, crepuscolare. Un appunto: è stata dura non fumare una bella sigaretta dopo il libro, ho smesso da dieci giorni... Voto: 5 / 5 |
Francesco (07-11-2009) Il libro mi è piaciuto, sicuramente il migliore dei Bordelli che ho letto.
Una precisazione per Stefano (vedi sotto).
Il giorno dopo la conquista del titolo, nel 1964 Cassius Clay si convertì alla fede musulmana, aderì alla Nation of Islam e cambiò il suo nome in Muhammad Ali. E il primo supermercato apre in Italia (a Milano) nel 1957, quasi 10 anni prima dei fatti del libro (Lo sò perchè mia madre è stata tra le prime ad andarci dopo l'apertura). Saluti, Francesco. Voto: 4 / 5 |
Sentenza (21-10-2009) qualcuno parla di banalità... scrittura sciatta... che follia. Vichi fa brillare tutto quel che scrive, grazie a una potenza innata di stile, e ad una voce naturale, che aderisce magicamente all'azione e al sentimento. il ritmo della scrittura diventa quello della vita. fenoglianamente. Voto: 5 / 5 |
Michele michele65@interfree.it (16-10-2009) Bello, come tutti i libri di Vichi, specialmente quando il protagonista è Bordelli. Però non è il migliore.
L'ambientazione fiorentina anni '60, periodo alluvione 4 novembre, è affascinante, sembra una di quelle pellicolacce B/N dell'epoca. C'è una Firenze bottegaia a cui si affianca un quadro triste e deprimente della società italiana. Pare che Vichi ci descriva non tanto un singolo episodio di malavita, ma un intero "cancro" di cui sarebbe malata l'Italia, soprattutto ad opera della classe dirigente. Condivido la sua Weltanschaung (visione del mondo) ma capisco anche le critiche negative dei precedenti lettori. Comunque un autore racconta ciò che si sente di raccontare, come si può criticarlo perché il finale è drammaticissimo? Io ci vedo una lettura attuale del quadro sociale italiano. Voto: 4 / 5 |
Maddalena (15-10-2009) Leggo molto e di solito non scrivo recensioni. Ora però sono rimasta con l'amaro in bocca dopo un'intera settimana dalla lettura di Morte a Firenze, e devo togliermelo in qualche modo. Francesca, qui sotto, mi ha aiutato in quanto ha già detto tutto - e bene: questo è un libro morboso pieno di ripetute banalità, e di tanto in tanto diventa anche elenco stradale di Firenze. Per questa deludente tristezza, ho pagato 17 euro e non posso nemmeno regalarlo; non ne vorrei imporre la lettura a nessuno. Peccato, però! I giorni dell'alluvione sembravano uno sfondo perfetto per ambientare un bell'intrigo! Stavolta invece, Vichi ha proprio sprecato l'occasione. Voto: 1 / 5 |
Stefano (14-10-2009) Libro che ho letto cn piacere fino allle ultime pagine. Qualche errore temporale, ma veniale (nel '66 il pugile non si chiamava ancora Alì e la gente non faceva la spesa nei supermercati). Va bene voler essere originali e non scontati nel finale, ma che tristezza. Uno legge un libro soprattutto per piacere. Se vuole finali tragici e deprimenti basta che legga un quotidiano; non serve leggere un romanzo.
In sintesi: bello e ben scritto, ma con un finale da depressione. Voto: 1 / 5 |
Francesca (05-10-2009) Io invece li ho letti tutti quelli di Vichi e quindi di Bordelli... basta, non mi frega più! (Sarà forse l'ultimo episodio di Bordelli?)
Scrittura sempre più banale, abuso dei puntini di sospensione (non sopporto quando si finiscono i capitoli con i tre puntini!) uso fastidioso di cliché e luoghi comuni, la morbosità nel raccontare certi episodi che già avevo riscontrato in altri libri di Vichi. Il finale che lascia con l'amaro in bocca, vabbè, non ci può sempre essere il lieto fine, ma non mi è piaciuto come lo ha sviluppato.
E poi l'elencazione di vie e luoghi di Firenze dopo un po' stancava me, fiorentina, figuriamoci un non fiorentino!
Bella solamente la ricostruzione dei giorni dell'alluvione. Meno male che a un certo punto si arriva a quel maledetto 4 Novembre... fino a pagina 170 non era successo niente! Voto: 1 / 5 |
valerio_p (04-10-2009) Devo ammettere che la prima parte mi cominciava a stufare.
L'alluvione (descritta molto bene) ha però spazzzato via ogni ostacolo ed il racconto è filato via con un ritmo crescente ed appassionante.
Estremamente amaro.
E' raro trovare un protagonista perdente sia sotto il profilo professionale sia in campo sentimentale.
Speriamo che l'aria della costa toscana e Rosa lo rimettano in sesto.
Voto: 4 / 5 |
emanuela (01-10-2009) E' il primo libro che leggo di Vichi. Vedo giudizi entusiasti, ma non riesco a condividerli. Ho trovato il libro noioso nella scansione dei pranzi e delle cene di Bordelli. Capisco la dimensione quotidiana di questo poliziotto tabagista e mangione, ma onestamente scandire le giornate con le sue ribollite e salsicce mi sembra eccessivo. Sicuramente non c'è tensione, ma penso sia voluto. Bella e originale l'ambientazione durante l'alluvione; la scrittura è piuttosto sciatta. Voto: 2 / 5 |
claudio (28-09-2009) Ottimo il ritorno del commissario Bordelli. Anche se la storia inizialmente ti lascia un groppo in gola: l'uccisione di un bambino dopo il rapimento e la violenza carnale. Ritornano i personaggi a fianco di Bordelli: da Rosa a Dante al Botta a Piras a Diotivede. L'unica cosa forse un po' stonato per un 56enne non proprio in forma la storia d'amore con la bellissima Eleonora: ma a Vichi (e a Bordelli) si può perdonare tutto. Voto: 5 / 5 |
vinnieboy68 (28-09-2009) Forse il miglior Bordelli. Vichi non finisce di stupirmi, una storia con un intrigo che mi ha fatto divorare il libro in pochi giorni, e con una morale : ai potenti tutto è permesso. Raramente ho letto un libro in cui l'eroe perde su tutta la linea, sia sul piano professionale che sul piano privato. Forse solo Harlan Coben è stato capace di far disperare a tal punto il suo eroe Myron Bolitar. Si ritrovano tutti i personaggi che hanno fatto il successo del commissario Bordelli : da Piras a Diotivede, dal Botta a Dante Pedretti. Con una guest star d'eccezzione, Bruno Arcieri (di Leonardeo Gori). A quando una pubblicazione anche in francese ? I romanzi di Marco Vichi meritano di essere conosciuti nel mondo intero. Voto: 5 / 5 |
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 23
|
 | I più venduti di Vichi Marco |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|