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Belpoliti Marco - Senza vergogna | Nell'aprile del 2009 un uomo politico di settantadue anni, l'uomo più ricco del Paese, nonché Presidente del consiglio in carica, si presenta in un ristorante della periferia di Napoli per partecipare ai festeggiamenti dei diciotto anni di una ragazza. La notizia, corredata di foto, sarà riportata su tutti i giornali. Dovrebbe essere "scandalo", e invece nessuno, o quasi, parla di vergogna. Perché? Che si tratti di un sentimento in via di scomparsa? Ma cos'è esattamente la vergogna, che tipo d'affetto costituisce? Perché differisce dalla colpa e dal pudore? Il libro di Marco Belpoliti parte da questo fatto di cronaca per poi allargarsi e diventare subito un'indagine a tutto campo sulla vergogna stessa nell'attuale società, segnata dalla cultura del narcisismo e dal dominio delle immagini. Scritto come un racconto, questo saggio ci conduce nel carcere iracheno di Abu Ghraib, a Tokyo, nelle camerette degli hikikomori, a Città del Capo in compagnia di J.M. Coetzee, a New York con Andy Warhol, e nella Londra multietnica di Salman Rushdie; ritorna a Nagasaki, ritratta da un fotografo giapponese subito dopo l'esplosione atomica e visitata da Gunther Anders, e poi va nella Las Vegas del porno di David Foster Wallace. Due scrittori attraversano le pagine con le loro riflessioni: Primo Levi e Franz Kafka.
Pietro Valeri pievale@gmail.com (16-05-2010) Libro stimolante.
La vergogna è qui intesa come sentimento morale: il mancato rispetto di valori e regole provoca questo malessere, questo senso di inadeguatezza per il proprio comportamento ma anche per quello degli altri.
Interessante la tesi del passaggio da un mondo basato sulla vergogna (quello greco dove era importante il rispetto da parte della Comunità) a quello cristiano della colpa per poi approdare a quello attuale del narcisismo dove prevale l’esibizione e l’immagine di sé e dove si ha vergogna solo dell’insuccesso.
Si potrebbe aggiungere che il narcisista è anche molto spesso pieno di superbia, indifferente alla Legge, alle regole, ai limiti. Probabilmente quindi l’assenza di vergogna è un aspetto della superbia.
Il tempo attuale è quello dove “tutto è possibile”: la soddisfazione del desiderio (magari legato al consumo) senza alcun limite. L’altro non come fine ma come mezzo.
Si assiste ad una caduta di umanità prima ancora di valori per cui la vergogna è rimossa proprio perché privata del suo presupposto, il comportamento etico.
Più di una volta nel libro si parla del viso, della faccia che, proprio perché nuda, indifesa agli sguardi degli altri e in rapporto diretto con il corpo, esprime molto spesso i veri sentimenti del corpo. A pag. 216: “il volto è la parte privilegiata del corpo umano; è ciò che ci comunica l’essenza di un individuo”.
Sappiamo fra l’altro dagli studi sulla comunicazione che fatto 100 il messaggio che recepiamo dal nostro interlocutore, solo il 10% viene occupato dal suo “contenuto”, dalle parole, mentre la restante quota è equamente ripartita fra il “tono” del messaggio e l’”atteggiamento del corpo” di chi ci parla.
Lo sguardo ci dice quindi molto.
A tale proposito si potrebbe fare una piccola integrazione e cioè che la chirurgia estetica molto spesso riduce la espressività del corpo e del viso rimuovendo così anche la vergona.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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