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L'ultima raccolta di Franco Buffoni (considerato fra i maggiori poeti italiani della sua generazione) nasce da uno spaesamento geografico e antropologico, lo spaesamento con cui questo "vecchio longobardo assente" narra la sua scoperta di Roma. Al pari di Penna, sceso dal cuore dell'Umbria, al pari di Pasolini, calato da Bologna e dal Friuli, lo scrittore racconta del trapianto in una capitale insieme classica e levantina, pagana e islamizzata, cristiana e consumista. Proprio seguendo quei suoi due dioscuri, egli dedicherà alla Città Eterna pagine che spaziano dall'epica sportiva allo sfruttamento lavorativo, dalla rivendicazione dell'amore omosessuale alla meditazione artistica (come nel bel capitolo sulla pittura caravaggesca).
La Recherche (18-01-2010) [...] A mio avviso “Roma” è un libro originale, ottimamente scritto, diligentemente, con chiarezza di lingua e sottile metafora. Non sempre i testi sono di immediata comprensione, talvolta è necessario sostare sui versi al fine di penetrarne il senso, o di lasciarsi scalzare dal senso che il poeta, noto per la sua fine coda di ironia e rimando a percezioni non immediatamente evidenti, insuffla con intelligenza esemplare e totalmente piacevole. Dal punto di vista della scrittura mi pare di cogliere una fluidità che comparerei, per analogia, a una cascatella di montagna, in cui le parole, come acqua, scorrono verso un unico senso, l’unico possibile in eufonica discesa verso la pacatezza dello specchio d’acqua, il luogo del significato più ampio delle parole di Buffoni, in cui l’insieme dell’opera trova l’armonia della completezza. Sotto la limpidezza delle parole che si depositano nello specchio d’acqua, sul “fondale”, appare il senso dell’intera scrittura. Si evidenziano gli elementi contenuti nel libro. Mi pare di non sminuire la poesia di Buffoni, e anzi, (tantomeno me stesso) affermando che i sensi di alcuni testi non mi sono risultati di immediata evidenza, mi è parso perciò utile fare una prima lettura del volume senza troppo sostare sulle singole poesie, poiché, a causa della scorrevolezza del testo, mi è risultato piacevole, come si addice alla musica più bella, il solo ascolto dei suoni evocati dalle parole, incastonate nella fluidità dei versi, e della loro risonanza nella bocca o nell’aria dintorno (essendo ottima una lettura delle poesie a voce), in questo modo si è rivelato il panorama del discorso, successivamente focalizzato in una lettura più particolare. [...]
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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