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Indridason Arnaldur - La voce | Mancano pochi giorni a Natale e nello squallido seminterrato di un grande albergo di Reykjavik viene ritrovato il cadavere di un uomo vestito da Babbo Natale e con i pantaloni abbassati. Si tratta del portiere dell'albergo, che sotto le feste si travestiva per divertire i piccoli ospiti. Nella sua misera stanzetta vengono rinvenuti alcuni vecchi dischi in vinile e un poster di Shirley Temple. L'indagine si rivela molto difficile fin da subito per l'agente Erlendur, costretto a confrontarsi con la serie di grotteschi personaggi che popolano l'albergo, e con il marcio nascosto dietro la facciata di irreprensibilità ed eleganza. Ma la rivelazione più scioccante sarà il passato della vittima, un ex bambino prodigio, solista nel coro delle voci bianche di Hafnarfjòrdur, che aveva anche inciso due quarantacinque giri a tiratura limitata, diventati ora una rarità di inestimabile valore per i collezionisti.
Recensioni 1 - 20 di 28 recensioni presenti. Media Voto: 4.17 / 5silvia (05-06-2011) E' il secondo libro che leggo di questo autore nordico, incuriosita dal taglio pscicolgico dei suoi gialli sottolineato da recensioni lette. Mentalmente l'ho paragonato alla Fossum, di cui ho letto praticamente tutto. Indridason non mi ha deluso: le trame sono molto aticolate, ma si seguono con facilità, sono originali, i finali impensabili quasi sino alle ultime pagine, i personaggi analizzati introspettivamente, come pure lo stesso commissario. Penso che la Fossum abbia però una marcia in più nel descrivere la pscicologia delle sue creature, nel sottolinearne l'umanità anche in situazioni oggettivamente sgradevoli. Si sente che ama i suoi personaggi e cerca di capirli con grande rispetto. Forse perchè è una donna? Voto: 3 / 5 |  |  |  |
maxxam66 (21-02-2011) Indridason anche in questo romanzo nobilita la letteratura "gialla".Personaggi di spessore ed un'analisi introspettiva si legano fortemente alla narrazione caratterizzandola con sapienza. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
elda (15-12-2010) La forma è scorrevole, l'intreccio narrativo ben strutturato, la lettura coinvolgente e piacevole. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
paola (27-09-2010) pur non avendo ancora finito il libro il mio voto è 5/5; amo gli scrittori nordici quali mankell, sjowall e wahloo, nesser, ecc... non tanto per la trama e l'intrigo giallo, quanto per l'analisi psicologica dei personaggi, dai più importanti ai secondari e questo è all'altezza anche se noto che più ci si sposta verso il polo, e più le atmosfere sono cupe e tristi; saranno i lunghi e bui inverni? comunque...bello, bello, bello. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
GIORGIO (11-05-2010) Splendido anche questo ! Trovo assolutamente poco comune che un autore si mantenga su livelli così elevati in tre romanzi consecutivi (o perlomeno come ci sono arrivati da Guanda); se "Sotto la città" era un esordio col botto, se "La signora in verde" raggiungeva i vertici con un plot molto emotivo, anche questo "La voce" non è da meno, sia per l'originalità della trama sia per la novità di un'ambientazione in un microcosmo particolare (l'albergo) dove addirittura Erlendur va a risiedere . La tristezza diffusa di ambienti e personaggi, la malinconia, come pure l'insistenza sulle vicende personali del protagonista sono "un marchio di fabbrica" dell'autore (e sono un grande "plus")e non penso che verranno a mancare nelle altre opere, anzi spero proprio non manchino.
Chi non apprezza queste caratteristiche non può dire che l'autore sta perdendo colpi; con tutto il rispetto (anche perchè Larsson non mi è affatto dispiaciuto)ma tra questa "trilogia" e quella di Millennium c'è tutto un altro spessore ! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giuseppe Pagani (23-04-2010) Un magnifico romanzo, che definirei in linea con "La signora in verde", e, comunque, caratteristico delle atmosfere di Indridason, fortemente caratterizzate dal clima rigidissimo degli inverni islandesi... Le trame psicologiche avvincenti, attraverso le quali i personaggi ci vengono narrati, si dipanano su uno sfondo di rara desolazione... La desolazione del clima e del paesaggio, si riflette in una sorta di cupa incapacità di comprendere e comunicare; incapacità che accomuna vittime e carnefici, al pari del personaggio chiave, l'Ispettore Erlendur Voto: 5 / 5 |  |  |  |
JOE (02-03-2010) Secondo libro che leggo di Indridason e anche questo come il primo non ha deluso, bellissimo, essenziale, indagine sempre perfetta ed avvincente. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Alina (02-03-2010) Bello e tristissimo, splendide atmosfere, personaggi indimenticabili. Consigliato. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
fa8io (20-06-2009) Un giallo pieno di atmosfere e personaggi coinvolgenti, trama molto originale...bellissimo Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Walther (16-01-2009) Bel giallo, scritto con grande cura e dalla trama che "intriga" dalla prima pagina fino all'epilogo finale, per nulla scontato.
Belle le atmosfere nordiche e la descrizione della società islandese.
Consigliato assolutamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Standbyme Standbyme@ticino.com (17-10-2008) Il romanzo d’esordio, “Sotto la città” di questo cupo autore islandese mi aveva entusiasmato, tanto da ottenere il massimo dei voti. Nel successivo, “La signora in verde”, avevo riscontrato un leggero calo comunque il giudizio è stato positivo. Questo terzo romanzo mi ha profondamente deluso: la storia principale è interessante e originale ma quello che proprio non mi va giù è questo insistere sulle travagliata personalità dell’investigatore Erneldur e sulle sue vicende personali. Il rapporto estremamente conflittuale con la figlia, un ex moglie che ha troncato da anni ogni rapporto e che non perde occasione per rinfacciargli, tramite la figlia Eva Lind, il fallimento del matrimonio, il senso di colpa che non accenna a diminuire, nonostante gli anni, per la morte del fratellino quando tutte e due si smarrirono nel mezzo di una tormenta, la difficoltà di relazionare con le donne… Insomma difficilmente mi è capitato di incontrare un personaggio letterario così contorto e sfortunato. Forse avrebbe bisogno di un buon analista. Certo alla fine riesce a liberarsi del peso della perdita del fratellino, perdita accentuata dal fatto che neanche le ossa la landa deserta ha restituito. Ma questa liberazione non è sufficiente a illuminare con un po’ di ottimismo l’intera narrazione. Insomma d’accordo che l’Islanda è, per la maggior parte inospitale, che i suoi abitanti non hanno un vita facile, che i rapporti interpersonali sono difficili, che il tasso di suicidio è tra i più elevati in Europa ma un po’ di allegria, almeno a Natale ci vuole. D’altro canto posso capire che, per quanto bravo, Indridason è limitato dagli “stretti confini” islandesi. Forse se ambientasse i suoi romanzi fuori confine, chissà forse potrebbe uscire un ottimo romanzo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
fabio zanotti (07-10-2008) Bellissimo e secondo me più bello ancora dei già belli primi due.
Intrigante dall'inizio alla fine e mi è piaciuto molto il fatto di parlare molto anche della vita privata di Erlendur e del suo rapporto con la figlia Eva. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paola (02-09-2008) buon libro raccontato finemente, stupisce fino al termine
da leggere Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Nora (27-07-2008) Bellissimo, profondo e struggente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Simona (16-07-2008) Questa volta mi spiace di andare contro le recensioni già presenti, ma questo giallo islandese proprio non mi ha convinto. Lento, noioso, ripetitivo, insulso. Mi ha dato l'impressione di una società molto fredda dal punto di vista dei sentimenti e dell'affetto. La storia è molto stiracchiata e il finale deludente. Meno male che la narrativa nordica non è tutta così! ( Uomini che odiano le donne di Larrson è molto meglio) Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Anna M. (07-07-2008) Un bel giallo. Elegante, ben scritto, ben ambientato. I ritmi non sono particolarmente veloci ma i colpi di scena ci sono. Un bel libro e un buon autore! Merita di essere letto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
pullula (20-05-2008) Bellissimo. Uno dei più bei gialli letti negli ultimi tempi. Uno dei migliori autori
delle ultime letture (belli anche gli altri due pubblicati in Italia, Sotto la città e La signora in verde). Il paragone con Mankell non regge: Indridason ha uno spessore emotivo e una forza, quasi da mito greco che Mankell e molti altri giallisti non si sognano neppure. Entra in profondità nei motori delle azioni umane, con uno struggimento e una sensibilità assolutamente non comuni.
L’agente (non “commissario”, quanta umiltà nella scelta di questa parola) Erlendur non è un fico, è un antieroe, un povero cristo che rischia di essere continuamente schiacciato dagli errori del passato e che comprende le umane miserie perché indaga e conosce la sua.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pb (15-04-2008) Un bel giallo. La profondita' dei personaggi pero' e' caratterizzata piu' dalle tristi vicende personali che da una analisi approfondita. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
lalli (31-03-2008) UN BEL GIALLO DI CLASSE PER UNO SCRITTORE INTERESSANTE..PECCATO CHE A VOLTE L'INVESTIGATORE RISULTI PIU' INGENUO DEL LETTORE Voto: 4 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 28
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