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Banville John - La lettera di Newton | Uno scrittore, impegnato da anni nella stesura di una biografia di Isaac Newton o, piuttosto, nell'analisi di quella crisi esistenziale che precedette il suo sofferto addio alla scienza, è in cerca della necessaria concentrazione per terminare il suo libro. Con questo intento prende in affitto la foresteria della casa di campagna di un'antica famiglia decaduta. Ma a distrarlo dal lavoro che fino ad allora aveva dato senso alla sua vita è la presenza di due donne destinate a incarnare facce diverse dell'amore. La sensuale Ottilia, disposta a concedersi anima e corpo, e l'aggraziata Carlotta, una bruna dall'eleganza dimessa, sempre assorta in qualche recondito rovello, sono per l'ospite della foresteria un mistero che a poco a poco offusca ogni altro pensiero. Il suo rapporto con le due donne dà vita a un intreccio di relazioni, complesse quanto quelle delle "Affinità elettive" di Goethe, ma in questo caso spesso basate su un equivoco. Complici una campagna illuminata da una luce pittorica e un'atmosfera fuori dal tempo, lo scrittore finirà per vedere l'arcano laddove vi è solo la più banale delle realtà: "Non stavo inseguendo qualcosa di esotico, ma l'ordinario, il più strano e il più sfuggente tra gli enigmi".
Media Voto: 3 / 5mari (15-05-2010) Questo è stato il mio primo impatto con Banville, di cui mi era stato raccomandato "Il mare". Sono sconcertata: trama quasi zero; si allude continuamente a misteri, equivoci, ambiguità, che poi si rivelano banalità; lo stile è tortuoso, artificioso, spesso volutamente incomprensibile. Come riempire 120 pagine di fumo senza una fetta d'arrosto. Per quanto breve (è un racconto) ho faticato a finirlo: pretenzioso e inutile. Forse un'operazione commerciale. Mi riservo però di leggere "Il mare" prima di farmi un'idea di Banville. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
camilla camilla.pacher@gmail.com (18-03-2010) Chi ha la grande fortuna di conoscere, intendo proprio conoscere, aver letto i suoi libri, noir a parte, che sono belli ma tutto un altro discorso e non devono essere confusi, tanto è vero che solo in Italia l'autore li firma come Banville e non con uno pseudonimo,chi conosce Banville non potrà che provare il solito stupito e immenso piacere a leggere questo nuovo spartito musicale, La lettera di Newton. Banville scrive musica, nel senso che, frase dopo frase, lo stupore gioioso e il piacere sono costanti. La trama interessa pochissimo, anche se poi, l'insieme, appare come un'unità da cui non si prescinde. Ammiro molto la traduttrice Francesca Olivieri, che ci restituisce suoni perfetti , inimitabili. Il piacere della lettura(come si desidera anche l'ascolto, mai come con Banville si sente questo bisogno di tradurre sonoramete la parola scritta).Con B. è sempre un'esperienza stupefaciente. Spero che Guanda traduca tutto il possibile. Conoscere J.B. è una vera avventura letteraria.La spiegazione dei fatti, Isola con fantasmi, Athena e poi L'invenzione del passato e Eclisse(!!!), e tanti altri. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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