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Sepúlveda Luis - L' ombra di quel che eravamo | Tre amici si danno appuntamento in un magazzino di Santiago del Cile. Li accomuna l'antica militanza tra i sostenitori di Salvador Allende e uno sguardo amareggiato sulla vita. La città è molto cambiata, e anche loro non sono più gli stessi: c'è chi ha una valvola saltata in seguito a un soggiorno obbligato in un centro di tortura, chi ha perso la splendida chioma alla Jimi Hendrix, chi ha messo su una ragguardevole pancia. Convocati dall'anarchico Pedro Nolasco, detto l'Ombra, per compiere insieme un'ultima, audace azione rivoluzionaria, Lucho Arancibia, Lolo Garmendia e Cacho Salinas hanno però deciso di scrollarsi gli anni di dosso e attendono l'arrivo del loro leader. Invano: perché il destino cieco e beffardo ci mette lo zampino, prendendo le forme di un mitico giradischi che si trasforma in un micidiale proiettile, riservando a Nolasco la più musicale delle uscite di scena. Chi prenderà il suo posto, in una vicenda che è una girandola di coincidenze, se non il più sprovveduto tra i militanti delle molte correnti di un tempo, quel Coco Aravena a cui il destino offre finalmente una possibilità di riscatto? E dove condurranno le indagini dell'ispettore Crespo, alle prese con l'identificazione di un cadavere e con un furto di elettrodomestici?
12 recensioni presenti. Media Voto: 3.08 / 5Fabio fabio.tadini@yahoo.it (24-06-2010) Finalmente è tornato il "vero" Sepulveda!!! Dopo un paio di raccolte di articoli e racconti pesantemente politici e piuttosto noiosi, il principe della letteratura sudamericana riprende il filone romanzesco con ottima vena. Il libello è di sole 140 pagine, ma regala perle assolute: il dialogo surreale via mail tra due degli ex-combattenti, la schermaglia dialettica tra il pollivendolo e Salinas, il fantasmagorico personaggio di Coco Aravena, la farsesca vita in background di Concha ed in generale la capacità dello scrittore di delineare i tratti dei personaggi in maniera semplice tramite episodi piccoli e grandi della loro vita da esiliati politici. Notevole la vena ironica e melanconica che pervade il libro i cui protagonisti, pur avendo lottato tutta la vita per la libertà, hanno finito per essere emarginati dalla società rimanendo l'ombra di se stessi. Al solito, il sottofondo del libro è marcatamente politico, ma come nei migliori romanzi dell'autore, questo diventa solo il teatro degli avvenimenti, non il personaggio principale, risaltando in questo modo in maniera ancora più evidente, ma per niente invasiva; nel racconto, infatti, Sepulveda è interessato al riflesso della storia sui personaggi più che alla storia in sè. Consiglio vivamente una lettura attenta del libro per la quale si possono certamente impiegare due ore, perdendo però in tal modo le piccole gemme che l’autore regala al lettore più attento. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Amatorial Lobo (19-05-2010) lento, noioso, non interessante. Faceva meglio a risparmiare inchiostro ( e io la bellezza di 14 euro e 50) Voto: 1 / 5 |  |  |  |
giopad (26-03-2010) Un pessimo libro, senza capo e senza coda. Si parla di alcuni vecchi comunisti cileni che si incontrano dopo tanti anni e si ritrovano trasformati fisicamente ma non tanto mentalmente. Organizzano un’azione rivoluzionaria, ma non la portano a compimento a causa del fatto che il capo è coinvolto in uno strano incidente: pare che sia colpito da un giradischi scagliato da una finestra, da una moglie che sta litigando con il marito fannullone. La polizia, alla fine, lascerà liberi i due coniugi comprendendo la loro buona fede.
Una storia stupida, raccontata molto male. I fatti non sono certamente così chiari come li ho raccontati, più che altro vanno intuiti, a dimostrazione della scarsa vena del Sepùlveda di questo testo. Aveva saputo fare di meglio in altre occasioni!
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Annarita (11-03-2010) Nei capitoli iniziali Sepulveda costruisce i diversi protagonisti, raccontando i momenti precedenti il loro incontro ed il loro passato.
Sono stati militanti sostenitori di Allende, e poi chi esiliato in Francia, chi in Germania, chi in Svezia e chi è sopravvissuto alla prigionia ed in qualche modo alle torture.
Oggi sono di nuovo a Santiago dopo la dittatura di Pinochet.
La Santiago di questo libro è piovosa, umida, grigia. E’ spenta e la sua vita si trascina come quella dei tre protagonisti che hanno accettato di tornare alle loro radici, scoprendo che dall’esilio non si torna. Non c’è differenza tra quello di loro che non ha mai lasciato il paese, ha subito la tortura ed ha visto morire i propri fratelli e gli altri che non hanno conosciuto i tormenti fisici, ma hanno comunque dovuto affrontare la fuga dal proprio paese, la solitudine dell’esilio.
La dittatura li ha provati, ha ridimensionato le loro speranze, ha fiaccato la loro spinta vitale. Sono invecchiati.
Ma c’è un anarchico, nipote d’arte, che li guiderà in una azione decisiva per il loro “risveglio”.
Lui ha vissuto il loro stesso periodo, ma con una differenza: “…quei ragazzi volevano combattere per essere liberi, e lo stesso vale per chi si gioca il tutto per tutto per far vincere Allende. Vogliono essere liberi. Io sono diverso, io combatto per non dimenticare che sono già un uomo libero.”
Eppure io penso che anche quei vecchi uomini erano già liberi. Come avrebbero potuto altrimenti cogliere così rapidamente l’occasione di tornare a sperare? Dopo tante delusioni e disillusioni tornano ad abbracciare i loro ideali, e lo fanno guidati da quello di loro che più aveva lasciato che la vita lo abbandonasse. E’ commovente vederli compiere quell’ultima missione perché: “…non esistono i coraggiosi, solo persone che accettano di andare a braccetto con la loro paura.”
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Cristiano (15-02-2010) E' un libro carino, che si legge abbastanza piacevolmente, ma non è certo paragonabile ai grandi successi di Sepulveda, mi riferisco a "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore", "La frontiera scomparsa", "Patagonia express" e altri ancora. Questo romanzo a me è risultato un po' carente in termini di struttura e in alcune parti un po' banale e troppo basato sugli stereotipi. Nel complesso, comunque, riesce ad essere una lettura piacevole se non lo si approccia con grandi aspettative. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
lucafanti (27-01-2010) L'ho letto d'un fiato e mi ha lasciato un piacevole senso dolceamaro di malinconia, però non secondo me non è all'altezza della migliore produzione di Sepulveda Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giulia Camarda (15-12-2009) Bel libro, del vero autentico Sepulveda che ritorna a parlare del Cile. Torna al passato, ma visto attraverso la memoria di 4 esiliati ritornati in patria, ma la memoria inganna, come dice l'anarchico Pedro alla fine.Ironico, divertente, mai amaro ma molto riflessivo. Bei dialoghi, divertente lo scambio di e-mail tra due personaggi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Andrea (08-12-2009) Un brutto libro che ho lasciato a tre quarti.
Manca il ritmo narrativo ed abbondano, invece, narrazioni di episodi di storia locale, fini a se stessi e profondamente noiosi.
E' la prima volta che leggo qualcosa di Sepulveda. Penso anche l'ultima.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
mauro zico68_rm@libero.it (12-11-2009) Libro piacevole e scorrevole, ma onestamente da Sepulveda mi aspettavo di meglio, la storia è trattata in maniera veloce e superficiale , sembra quasi che l’autore avesse fretta di terminare il racconto, da una persona come Sepulveda che ha subito personalmente la repressione messa in atto dalla dittatura di Pinochet ci si aspetta sicuramente un maggiore approfondimento del tema. Al termine del libricino si resta in sospeso, non si ha l’impressione che la storia si sia conclusa. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
diablo (01-11-2009) carino, si legge in un paio d'ore, niente di speciale, ma comunque un libro con buoni spunti. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Luigi De Rosa (15-10-2009) Lo specialista: “Sono l’ombra di quel che eravamo , ma finchè c’è luce esisteremo.”
Quattro vecchi anarchici, ribelli del regime totalitario cileno tornati chi dall’esilio, chi dalla clandestinità, a Santiago, vengono contattati del loro capo “Pedrito” detto Ombra. Santiago Durruti, Lucho Arancibia, Cacho Salinas, Lolo Garmendia, si ritrovano in un vecchio nascondiglio, stanno lì, in una notte piovosa ed aspettano Ombra. C’è da rapinare una banca? Si chiedono i quattro. Rubare ai ricchi per dare ai poveri, una buona azione, come ai vecchi tempi?
Ma Pedrito, non li raggiungerà mai, viene ucciso involontariamente da Conchita, moglie di Coco Aravena durante la più classica delle liti fra moglie e marito. Aravena, giunto vicino al cadavere di Pedrito, colpito a morte da uno degli oggetti lanciati dalla finestra da Conchita, scopre che il morto ha con se una pistola ed una lettera per degli amici che l’aspettano per spartirsi milioni di dollari americani, decide di assumere l’identità di “Ombra”, ma nel frattempo Conchita , si consegna e confessa l’assassinio all’ispettore Crespo a questo punto gli eventi precipiteranno e sorprenderanno tutti, compreso Voi lettori.
Ve lo consiglio sinceramente, è il miglior Sepùlveda degli ultimi tempi.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo Dacquino (26-09-2009) Non c'è bisogno di molte parole per commentare questo libro. Essenziale, commovente, affascinante, poetico! Da leggere, assolutamente!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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