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Mortari Luigina - Educare alla cittadinanza partecipata |
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Titolo | Educare alla cittadinanza partecipata |
| Autore | Mortari Luigina | Prezzo Sconto 10%
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€ 15,30
(Prezzo di copertina € 17,00 Risparmio € 1,70)
|  | | Dati | 2008, 192 p. |
| Editore | Mondadori Bruno
(collana Campus) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| II volume intende approfondire uno dei principali temi di ricerca nel campo delle scienze educative, oggi in via di affermazione come conseguenza delle attuali politiche sulla partecipazione in ambito internazionale. Le questioni che il testo pone al centro sono quelle relative alla politica formativa richiesta per educare alla partecipazione, cosa significa partecipazione, quale relazione fra partecipazione e cittadinanza, quali competenze cognitive debbano essere promosse per favorire una disposizione alla responsabilità politica, quali condizioni vanno create affinchè un contesto possa originare processi partecipativi sostenuti da un pensare qualificato. Lo stile di vita imposto dalle condizioni abitative e dalla mobilità urbana contemporanei ha provocato il venir meno della frequenza di spazi sociali, con la conseguenza che il tempo della vita si riduce al tempo privato che scorre fra le pareti domestiche e viene meno l'esperienza dello spazio pubblico che è la matrice della formazione sociale e politica.
| La recensione de L'Indice |
 L'educazione civica fu introdotta nella scuola italiana nel 1958 dal ministro dell'Istruzione Aldo Moro, e venne eliminata dal curricolo quarant'anni dopo con la riforma Berlinguer; quando l'autonomia scolastica permetteva ai docenti di sviluppare progetti di educazione alla legalità, alla cittadinanza o comunque rispondenti alle esigenze del momento. Ora la ministra Gelmini ha deciso di ripristinare l'educazione civica come materia curricolare con voto, e sembra credere che tale ritorno al passato, insieme con il grembiulino e il voto di condotta, possa risolvere alla radice i problemi di indisciplina, di bullismo e anche di diseducazione stradale. Ma i progetti di educazione alla legalità e alla cittadinanza si faranno ancora in una struttura così rigida? O verrà annullata la creatività dei docenti e la loro capacità di coinvolgere gli studenti in esperienze di autentica cittadinanza? Il volume di Luigina Mortari, con i contributi di Francesco Tonucci, Donata Fabbri, Massimiliano Tarozzi e Luca Fazzi, va in una direzione del tutto diversa: chiede creatività, attenzione al contesto, sensibilità e capacità progettuale. Fra le molte citazioni di maestri del pensiero antichi e moderni che arricchiscono il testo basterà ricordare Socrate ("Solo chi riesce a promuovere la virtù del cittadino è capace di educare") e Hannah Arendt ("Per attuare un cambiamento della società bisogna educare le coscienze"). Con tali input anche l'ora di cittadinanza e costituzione può diventare un'opportunità interessante. Educare alla cittadinanza, argomenta Mortari, significa educare alla politica intesa come "responsabilità condivisa da tutti coloro che appartengono a una comunità", allo scopo di collaborare tutti insieme a costruire la casa comune degli abitanti del pianeta Terra. No a lezioni frontali noiose, no a una formazione rinchiusa fra le pareti della scuola. Abituare i ragazzi – e abituarsi – a esprimere giudizi su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, nutrirsi di un pensiero argomentato che non produca e non sia frutto di indottrinamento. Soprattutto, valutare la qualità delle azioni, mettere in discussione, problematizzare, raccontare gli eventi, inventare mondi. A proposito del mettere in discussione e problematizzare, va osservato che la scuola italiana rende difficile tale pratica in quanto la lezione frontale è tuttora predominante e le interrogazioni mirano più a valutare quanto e come l'allievo abbia assimilato la lezione dell'insegnante che non quanto abbia sviluppato personali capacità critiche. Il conformismo diffuso nel nostro paese nasce anche da qui. L'esercizio del dialogo e del confronto delle opinioni richiede reciproca attenzione e ascolto, porta al rispetto per le differenze e quindi alla creazione nella classe di un clima democratico. Dove non vi è rispetto per le differenze muore la politica. Anche l'arte della persuasione può essere insegnata. L'importante è che si insegni a pensare e a coltivare la passione per la ricerca di dati oggettivi sui quali costruire il discorso e convincere gli ascoltatori, coltivando l'empatia. Gli studenti, anche i più piccoli, hanno bisogni importanti da esplicitare agli adulti; ascoltandoli si possono modificare le strutture e costruire città più vivibili. Ragazzini undicenni nel progetto "La città dei bambini" hanno chiesto – a Roma, non in un villaggio! – di poter andare a scuola da soli, spiegando che si sentirebbero sicuri se i commercianti, gli artigiani, gli anziani li guardassero passare. Così potrebbero crescere indipendenti e liberi senza la paura del momento in cui nessuno li accompagnerà più. Nella "progettazione partecipata" i cittadini sono coinvolti in processi di ideazione e di organizzazione di forme, tempi e spazi della vita urbana. È necessario, però, che fin dai primi anni di scuola "si impari facendo" e che gli studenti vengano coinvolti in ogni fase dell'attività di progettazione: dalla discussione iniziale alla pianificazione delle azioni da intraprendere alle realizzazione pratica e infine alla valutazione critica del risultato. Tocqueville scriveva che il peggior rischio per la democrazia è l'"apatia" dei cittadini. Se riuscissimo a formare i nostri giovani a interessarsi alla politica e a farsi coinvolgere in processi di governance di situazioni locali potremmo sperare di vivere domani in una società meno succube di parole d'ordine e di giudizi di valore resi indiscutibili dai mass media. Ovvero in una società più democratica. Jole Garuti |
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