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Coltivare la città. Giro del mondo in dieci progetti di filiera corta |
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Titolo | Coltivare la città. Giro del mondo in dieci progetti di filiera corta |
Prezzo Sconto 15%
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€ 11,05
(Prezzo di copertina € 13,00 Risparmio € 1,95)
|  | | Dati | 2009, 149 p., brossura | | Curatore | Calori A. |
| Editore | Terre di Mezzo
(collana Altreconomia) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Che cosa accomuna un immigrato del Bronx, una donna di un sobborgo di Osaka, una contadina senegalese, un panettiere della ricca Monaco di Baviera e un autista venezuelano? Ciascuna di queste persone è protagonista di storie legate al cibo. Ognuna appartiene a gruppi e comunità che, in modo più o meno formalizzato, si sono organizzate per vendere o acquistare prodotti alimentari che vengono consumati vicino ai luoghi di produzione. A partire dal caso italiano - declinato nelle esperienze dei mercati dei contadini, dei menù a chilometro zero e dei gruppi di acquisto solidali - questo volume prova a fare il punto sulle esperienze globali di filiera corta locale. Alcune sono molto recenti, altre hanno decenni di storia alle spalle. Tutte sono legate dal tentativo, che è insieme teoria e prassi, di ridare valore alla produzione agricola e alla tutela del territorio che questa permette, in un gioco a somma positiva nel quale questa forma di "globalizzazione dal basso" fa vincere tutti.
Alce67 (15-04-2009) Il libro e' molto interessante e cavalca un argomento che sta progressivamente guadagnando spazio sui media: le esperienze di filiera corta.
Io non ne sapevo nulla e ho ovviamente apprezzato un contributo fruibile e interessante sulla materia.
Ho finalmente capito che filiera corta non significa solo disintermediazione, ma anche rispetto per alcuni fattori "locali" della
produzione: ambiente, biodiversita', produttore.
Per me che vivo e lavoro in uno snodo di globalizzazione dove trovo limiti,
ma anche vantaggi, ho trovato corretto che non ci si sia concentrati a studiare queste esperienze esclusivamente come un'alternativa che
rimpiazzasse completamente il modello della Grande Distribuzione..un modello che non mi fa
impazzire, ma che risponde a parecchie esigenze del consumatore moderno.
Il mondo globale è cresciuto, è aumentata la ricchezza, l'alfabetizzazione, la democrazia e l'accesso alle informazioni. E' dunque un modello da rivedere nelle sue distorsioni, ma, a mio parere, ancora molto efficace.
Fatte queste premesse, che chiariscono un pò la mia posizione, ho molto apprezzato il fatto che queste esperienze possano e debbano svilupparsi
accanto al sistema dominante, ne correggano alcune disfunzioni e facciano scattare un processo di contaminazione e osmosi.
Mi pare che ci siano modalita' piuttosto semplici da implementare (vedi i farmer's markets, ma anche la condivisione del rischio di produzione tramite il preacquisto). Mi piace anche molto l'idea delle coltivazioni
urbane o in aree di immediata vicinanza. Li' si mette insieme la necessita di consumo di qualita' o socialmente attento del consumatore cittadino con quella di difendere il territorio proprio nelle aree di maggior rischio
abbandono e degrado.
Mi e' anche piaciuta la fusione tra esperienze "alte" tipo slow food e
quelle più guidate dal basso come gli amap.
Storia preferita: il donkeynet in Tanzania...ma anche gli orti urbani a New York o il Teikei Giapponese.
Da leggere per consumare con più consapevolezza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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