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Djian Philippe - Vendette |
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Titolo | Vendette |
| Autore | Djian Philippe | | Prezzo |
€ 14,00 |  | | Dati | 2011, 145 p., brossura | | Traduttore | Petruccioli D. |
| Editore | Voland
(collana Intrecci) |
| | Disponibile anche in ebook a € 6,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Marc, scultore affermato, è un quarantacinquenne di successo che non si fa mancare nulla: donne, alcol, droghe - fin quando il figlio Alexandre si suicida nel bel mezzo di una festa. L'incontro con Gloria sembra offrirgli una possibilità di riscatto. Decide di portarla a casa e prendersi cura di lei. Ma la ragazza scompare dopo avergli distrutto Vappartamento. Perché lo ha fatto? Chi è? Marc non immagina quanto della propria vita possa ancora volare in pezzi. Un Philippe Djian lucido e mortale come la lama di un rasoio.
| La recensione de L'Indice |
 Il suicido di Alexander, durante una festa pochi giorni prima di Natale, apre, con tutta la forza materica di cui è capace il controverso scrittore parigino, l'ultimo romanzo di Philippe Djian. Il suicidio è di fatto l'avvio di una sempre più sfrenata corsa alcolica, condita da cocaina e sesso occasionale, che coinvolge Marc, padre di Alexander, e scultore di successo, Anna, Michel, suoi cari amici, e la giovane Gloria, ex fidanzata del figlio. Sensi di colpa e incomprensioni all'interno di relazioni indefinite i cui limiti si scontrano con le rispettive insicurezze dei protagonisti, saranno il motivo scatenante di vendette trasversali: scintille di follia che attraversano pagine torbide e ciniche. Djian tratteggia i propri personaggi con rapidità, non perde tempo con analisi psicoanalitiche: il dramma è messo in mostra dalla prima pagina, non c'é salvezza né redenzione. Solo a Marc è concessa un'esile sottotraccia di pensieri e considerazioni, brevi prese di coscienza tra l'intontimento alcolico e la posa da eterno dannato utile a mascherarlo nelle occasioni pubbliche come negli incontri occasionali. Lo stereotipo è presente sia nella caratterizzazione dei personaggi quanto nello sviluppo di una storia smaccatamente "americana", tuttavia la vera cifra di Vendette è quella della parodia ironica in chiave noir, che è tutta nello stile icastico che ha reso Philippe Djian tra gli autori francesi più interessanti degli ultimi anni. Vendette corre a capofitto, ma subisce il contrappasso di un ritmo troppo alto che lo condiziona fin dall'inizio, e il fiato viene a mancare troppe volte. L'esercizio di stile prende il sopravvento sulla letteratura, il dolore è esposto, ma poco raccontato, quasi che il terrore si torcesse contro lo stesso autore impedendogli di andare oltre. Forse vinto dalla stessa tragedia che mette in scena e che lo appassiona, Djian, furbescamente, estranea il lettore riservandogli così il ruolo del cinico osservatore. Giacomo Giossi |
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