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Dostoevskij Fëdor - Il grande inquisitore |
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Titolo | Il grande inquisitore |
| Autore | Dostoevskij Fëdor | Prezzo Sconto 15%
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€ 8,50
(Prezzo di copertina € 10,00 Risparmio € 1,50)
|  | | Dati | 2010, 94 p., brossura | | Traduttore | Vitale S. |
| Editore | Salani
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 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Millecinquecento anni dopo la sua morte, a Siviglia, Cristo torna sulla terra. Cammina per le strade della città spagnola dove, alla presenza di tutti i cittadini, il cardinale Grande Inquisitore sta consegnando al rogo un centinaio di eretici. Il suo arrivo è silenzioso, eppure il popolo lo riconosce, circonda, è pronto a seguirlo. Ma in quel momento il Grande Inquisitore attraversa la piazza, si ferma a guardare la folla, incupito. Poi ordina alle sue guardie di catturare Cristo e rinchiuderlo in prigione. Nell'oscurità del carcere, il vecchio e potente ministro della Chiesa pronuncia contro il Messia un fortissimo atto d'accusa, condannandolo a morte. In questo episodio dalla dignità autonoma dei Fratelli Karamazov Fëdor Dostoevskij afferma il proprio pensiero filosofico-religioso: la libertà dell'essere umano si basa su una fede senza dogmi e miracoli, senza gerarchie e autorità, contrapposta alla dottrina che in nome di un mandato superiore e indiscutibile sottrae agli uomini la consapevolezza di sé e il libero arbitrio. Sulla straordinaria attualità di questa riflessione si incentra il saggio di Gherardo Colombo: la massima sofferenza dell'uomo sta infatti in questa contraddizione, vivere diviso tra il desiderio di una tutela che lo sollevi dal tormento del decidere e l'aspirazione alla libertà individuale.
Nicola giulianibcc@libero.it (07-10-2010) La persistente attualità di questo memorabile capitolo del romanzo di Dostoevskij è efficacemente illustrata nel saggio "Il peso della libertà" di Gherardo Colombo, che però non si spinge sino ad una opportuna, più puntuale,visibile identificazione di aspetti e convinzioni che caratterizzano la figura del Grande Inquisitore, riscontrabili ancor oggi nella società italiana e nella contemporanea antiquata struttura gerarchica vaticana, sui cui censurabili interessi terreni è stato recentemente scritto tanto. Sicuramente l’ex magistrato, che ha prematuramente abbandonato il suo lavoro professionale senza polemica, ma con chiare implicite motivazioni connesse a problematiche riguardanti il rispetto e l’importanza della legalità, ha voluto lasciare ampia libertà alla riflessione dei lettori. Stante, di contro, alcuni fermenti positivi che iniziano a intravedersi sempre più spesso nell’ambiente religioso, interessante sarebbe stato ipotizzare o augurare, in una benevola visione ottimistica,a conclusione del saggio, quello che lo stesso Dostoevskij avrebbe forse voluto nel suo intimo immaginare: una salutare significativa conversione del turbato vecchio Inquisitore o suo successore,tanto da indurlo a intravedere la giusta strada da seguire, e cioè, ridare all’uomo la libertà di scelta, proponendo modernamente “ una fede senza dogmi e miracoli, senza gerarchie e autorità “ e aiutandolo a crescere, cioè a “ imparare, conoscere …, saper discernere, diventare davvero adulti “. In tal caso, neanche Cesare, inteso come simbolo del potere politico, potrebbe più avere un potere distorto su di lui e " il vecchio Inquisitore " ringiovanito e rigenerato riuscirebbe finalmente a sorridere e a guardare davanti a sé con dolcezza e amore, come Colui che nel racconto lo ha baciato. Auguro un'adeguata diffusione del piccolo grande volume. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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