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Anderson Sherwood - Il romanzo perduto |
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Titolo | Il romanzo perduto |
| Autore | Anderson Sherwood | Prezzo Sconto 15%
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€ 9,26
(Prezzo di copertina € 10,90 Risparmio € 1,64)
|  | | Dati | 2011, 73 p., brossura | | Curatore | Mutti C. |
| Editore | Mattioli 1885
(collana Experience Light) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Cinque scritti a sfondo autobiografico sullo sforzo che richiede l'arte della scrittura, come ogni tipo di arte creativa. Scrivere è un lavoro a tempo pieno, fatto di tenacia, paure, bellezza, angoscia, che spinge gli affetti in secondo piano. Così nascono opere capaci di durare nel tempo. Questo volume propone: Il romanzo perduto (tratto da Death in the Woods e inedito in Italia), Noi ragazzini delle arti (tratto da Memoirs, 1940), Se qualcosa ci importa (uscito su rivista nel 1936), Conversare con gli scrittori (un estratto da Smythe County News in Hello Towns! del 1927), Appunti sul realismo (estratto da A writer's conception of realism, uscito in poche copie nel 1939).
gianluca guidomei sidner@libero.it (05-01-2012) "...c'è una cosa che si può sempre fare, anche se non si è scrittori professionisti. Si può usare la tecnica dello scrittore. Quando nella vita capitano momenti d'incertezza o smarrimento, si può sempre proiettare l'immagine di qualcun altro in un contesto simile al proprio, mettendo poi questa persona inventata in situazioni assai simili a quelle reali: è un'operazione molto efficace, confortante. A volte si prova un grande sollievo nel perdere la percezione di sé, nel vivere attraverso una figura fittizia. Il nostro io, come mi è capitato di dire l'altra sera durante una conversazione, è molto simile a una malattia. Sembra scavarci via la terra da sotto i piedi, privandoci di qualcosa, distruggendo persino i nostri rapporti col prossimo. E il fatto stesso di perdere ogni tanto la percezione di noi stessi serve a trovare una comprensione che sembrava impossibile prima di quest'esercizio d'astrazione.
Tutto sommato, non è forse vero che tutte le persone che conosciamo sono semplicemente ciò che immaginiamo che siano? Se si è uomini d'affari, come lo sono stato io stesso, si tende a perdere ogni interesse nella vita, perché si passa tutto il tempo a cercare di trarre vantaggio da questa o quella situazione; mentre, all'opposto, perdendosi negli altri la vita diventa subito più interessante. Un nuovo mondo sembra spalancarsi dinnanzi a noi. E l'immaginazione si fa ogni giorno più viva.
In tutto questo si prova un piacere profondo. Io, almeno, quando ci sono finalmente riuscito, ho pensato fosse l'avventura più entusiasmante che mi potesse capitare. Certo, non voglio minimizzare le difficoltà: è davvero difficile arrivare a comprendere un altro essere umano, è difficile raccontarne sinceramente la storia, ma, ne sono convinto, resta pur sempre una sfida grandiosa. Spero mi perdonerete se parlo con tanta enfasi, ma la cosa m'interessa troppo da vicino. Scrivere m'interessa. Sono un uomo innamorato del suo mestiere".
Immenso Anderson! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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