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Bastasi Alessandro - La fossa comune |
In bilico tra la spy-story e il romanzo storico, "La fossa comune" racconta le vicissitudini di Vittorio Ronca, un uomo che, dopo devastanti esperienze professionali e affettive, approda nella Russia post-sovietica dei primi anni '90, dove viene coinvolto in un attentato al presidente Boris Eltzin. Pagina dopo pagina, però, quello che emerge dal romanzo è soprattutto il ritratto di una generazione, quella che aveva 20 anni nel 1968, destinata fin dall'inizio a scontrarsi con una realtà spesso irriducibile ai suoi schematismi. E sogni e ideali, stritolati in tale scontro, non possono che finire in una fossa comune.
7 recensioni presenti. Media Voto: 4.85 / 5alessio pracanica (23-03-2009) Quel che distingue un capolavoro da un mediocre romanzo è l’architettura, i piani. La fossa comune si può leggere come storia in sé, gradevole, scritta con indubbia maestria. Oppure potete vederci la critica alla gangrena del neocapitalismo selvaggio, del profitto ad ogni costo, dei soldi facili, con cui comprare tutto, tutto sporcare. Potremmo soffermarci a lungo su questo aspetto, ma andiamo oltre, ché altre architetture ci aspettano. Una di queste è la struttura a eventi, a “happening”: Vittorio, il protagonista, crea infatti continui happening, irrompendo nella vita degli altri e sconvolgendone le esistenze. Anche negli episodi in cui sembra apparentemente subire, come nel furto da parte dei bambini, è sempre lui a dettare i tempi, le modalità, il topos in funzione dell’epos. Trovo quel passo del romanzo e gli attimi seguenti di una bellezza struggente. Vittorio s’indigna, piange di frustrazione. Per se stesso, per ciò cui si è ridotta la Russia, ma anche per tutti noi, l’umanità intera. E di colpo l’happening si allarga, come per uno squarcio interiore, fino a includere tutti gli eventi possibili, tutti i teatri esistenti e quelli ancora da costruire. L’happening personale, di cui Vittorio è sempre alla ricerca, si trasforma in una amara versione della struttura a network. E nel rapporto con il potere. Nella percezione di Vittorio il potere ha ancora un volto umano, lo si può ferire, uccidere. Pensa che basti ammazzare un burattino per sbarazzarsi dei burattinai. Ma, una volta arrivato al centro degli eventi, percepisce il potere in tutte le sue trasversalità, in tutte le sue doppiezze. Dovrebbe essere il colpo di grazia a qualunque ideale, ma un attore resta sempre un attore, anche se il teatro sta crollando e la platea è deserta bisognerà finire quel maledetto monologo. “Bisogna vedere la tristezza di un brutto happening” dice Peter Brook ad inizio libro, ma bisogna anche godersi la bellezza di un happening immenso e triste come questo, aggiungo io. Voto: 5 / 5 |
Elisa Bolchi (17-03-2009) La fossa comune non è un romanzo tetro come il titolo potrebbe far credere, è anzi scorrevole e si sorride spesso, prima di rimanere con una sensazione di amaro in bocca, che ci fa terminare la lettura pensando all’inutilità. Non del libro, che anzi è una buona lettura. L’inutilità dell’esistenza, invece, o di alcune esistenze, come quella di Vittorio Ronca, il protagonista del romanzo di Bastasi, che vuole di più, a cui non basta mai, che è sempre in cerca, che non è mai arrivato né è mai soddisfatto. Tutti pregi, tutti elementi necessari a vivere la vita pienamente, ma non quando questa ricerca è vana, quando il tutto si basa su fragili illusioni che non vogliamo accettare come tali.
Vittorio è un sognatore, è un utopista, e forse il momento più bello e più vero della sua vita è quello in cui accetta questa dimensione. Ma spesso Vittorio si trova a volere di più, si ritrova insudiciato da una realtà che egli stesso ripudia, si ritrova con le mani sporche, e quindi si ritrova a desiderare altro e a non essere mai soddisfatto, a non averne mai abbastanza.
Vittorio crede nei suoi ideali, fino in fondo. E i suoi ideali sono giusti, sono quelli di una persona “informata sui fatti”, colta, istruita. È lo spirito del personaggio che rende vano lo sforzo. Ecco perché uno dei personaggi che ho più amato è Andrej, un ragazzo russo che Vittorio incontra in un suo viaggio-fuga a New York e che rimarrà elemento cruciale nella sua vita. Andrej sembra possedere una cosa rara: la conoscenza. La conoscenza del proprio spirito, di ciò che si desidera, e quindi la conoscenza di quali si crede possano essere i propri traguardi. Lo sguardo di Andrej sulla vita è dolce e comprensivo, come quello di Vittorio non riesce mai a essere. È lo stesso Andrej a rimproverare Vittorio di essere “egoista”, e in questa parola risiede il senso ultimo del romanzo. La differenza tra Vittorio e Andrej è che questi pensa in primo luogo agli altri e non a sé. “È sulle persone che occorre investire”, dice Andrei. Un messaggio prezioso, oggi. Voto: 5 / 5 |
Carlo Menzinger (16-03-2009) Storia intensa e ricca, che descrive le vicissitudini di un italiano nella Russia di Eltsin. Attenta è la ricostruzione storico, politica, culturale dell’ex URSS.
Storia che si muove, con disinvoltura e precisione, dentro la Storia ma anche vicenda di un uomo, il protagonista, Vittorio Ronca, disegnato con profondità e intensità. Vittorio è un uomo che vorrebbe poter fare qualcosa di grande, di importante, e che mal si adatta ai lavori che di volta in intraprende, seppur all’inizio con successo. Questo suo desiderio lo porta persino a bruciare le proprie relazioni sentimentali, a lasciar andare in malora la propria carriera. Sarà soprattutto per questo desiderio che accetterà di uccidere Eltsin, pur essendo consapevole che un simile omicidio avrebbe cambiato ben poco e che altri simili a Eltisn ne avrebbero preso il posto. Pur vedendo la Storia come un processo immodificabile, sente il forte desiderio di prendervi parte.
E sarà questo desiderio, in un impulso poco ragionato, a portarlo alla “fossa comune”.
Questo è, dunque, un romanzo importante, interessante, ragionato, ben costruito e ben scritto.
Voto: 5 / 5 |
Claudia (13-02-2009) Interessante! Veramente interessante questo libro di Alessandro Bastasi. E’ la prima volta che riesco ad amare un personaggio pur con tutte le sue contraddizioni. Ho amato di Vittorio Ronca, il protagonista, i grandi ideali, la voglia di mettersi sempre in gioco e in prima linea, la voglia di poter contribuire ad una causa, e mi sono intristita quando nella vita pratica non riusciva a raggiungere questi ideali ed anzi a volte falliva e doveva ricominciare da capo.
L’ambientazione di questo romanzo è splendida, le descrizioni mi hanno calato nella Russia degli anni ’90, mi hanno fatto palpitare il cuore per questo popolo fiero che non si piega di fronte alle difficoltà. La scrittura scorrevole e particolare dell’autore mi ha coinvolta e trasportata nella cronaca dell’ascesa al potere di Eltzin, che io avevo sempre visto in modo superficiale mentre qui, gli eventi sono approfonditi.
Mi ha colpito in particolare la fine del protagonista, degna di lui, coerente con i suoi ideali. Mi è anche piaciuta moltissimo la figura dell’amico, Andrej, che spera in un mondo migliore partendo dall’amore e dalla solidarietà per gli esseri umani.
Bel libro, denso come piace a me! Voto: 5 / 5 |
Nadia (24-01-2009) Narra la storia contemporanea (primi anni '90) della Russia, gli avvicendamenti politici, la realtà del popolo russo ed i tentativi di rialzarsi, di ribellarsi a chi ha tolto loro la dignità di popolo schiavizzandolo ad una realtà di denaro ed egoismo e rendendolo mendicante.
Il protagonista, attraverso il quale l'autore ci presenta la storia, è un italiano, Vittorio Ronca, descritto come un uomo che porta dentro di sè il fuoco della giustizia, della lealtà, degli ideali fondamentali del vero comunismo.
Un uomo insoddisfatto in fondo di ciò che fa, in continuo mutamento, alla ricerca, forse, della sua missione, del suo posto per contribuire al cambiamento sociale per il quale si batterà fino alla fine.
Vittorio è l'incarnazione di tutti coloro che si sentono impotenti di fronte all'egocentrismo diffuso, al potere del denaro e della vita comoda che fa chiudere la porta di casa a chiave ed in faccia al proprio vicino bisognoso. Impotenti di fronte a quella falsa benevolenza, a questa società infarcita di ipocrisia che mette in piazza i propri problemi solo se ci intravede una possibilità di arricchimento.
Vittorio tenta di cambiare le cose ma viene tradito dai suoi stessi mandanti (compagni?); la Russia come l'America e l'Italia: il benessere sventolato dai politici a mò di promessa solo per ottenere fiducia e voti e ritrovarsi poi, ai bordi di una strada, su tappeti di cartone, a vendere centrini.
Dalla fluidità e chiarezza della scrittura si intuisce la grande affezione dell'autore per la Russia e la conoscenza di ogni angolo di Mosca che il lettore riesce ad immaginare attraverso gli spostamenti di Vittorio per le sue vie.
Le tematiche sono attuali, direi forse universali...
Voto: 5 / 5 |
Roberta eleU (12-11-2008) "Il libro dell'inquietudine di Vittorio Ronca"
Si sarebbe potuto intitolare così l'ottimo romanzo di Alessandro Bastasi, se non ci avesse già pensato qualcun altro.
Questo libro si basa sulla storia di una persona: il protagonista è talmente vivo, ben descritto, ricco di sfaccettature positive e negative e calato nella realtà da essere più di un personaggio. Uomini come Vittorio ne ho conosciuti: sempre pronti ad inseguire con entusiasmo un sogno, un ideale, un obiettivo più o meno realistico, per poi perdere ogni spinta fino alla prossima idea per sentirsi vivi.
Vittorio è però coerente nelle proprie scelte, sebbene per compiacere gli altri si sforzi, soprattutto in gioventù, di "omologarsi" a modo suo.
E' una persona, appunto e, se pensiamo all'etimo di questa parola, usa delle maschere, come tutti del resto. Ma siamo tanto più felici e realizzati quanto più la nostra maschera è corrispondente a ciò che siamo. Così l'affascinante Vittorio è contento quando riesce a fare effettivamente ciò che desidera, giusto o sbagliato che sia, a vivere con pienezza il proprio presente che, in fondo, è tutto ciò che abbiamo.
Bellissimi ed interessantissimi i riferimenti al teatro (le "bellissime utopie" degli anni '60-'70) e alla storia contemporanea.
Una struttura solida e senza cedimenti e momenti di "stanca", una scrittura piacevole ed esperta.
La storia e certe complessità della psicologia del protagonista mi hanno ricordato un po' il bel film di Dino Risi, "Una vita difficile". Voto: 4 / 5 |
1949paperina (11-11-2008) Mi è piaciuto moltissimo il romanzo di Alessandro, che riesce ad intrecciare la vita reale del protagonista, intrisa di sogni, pensieri e scontri con una realtà allo sfacelo, con le vicende di un'Unione Sovietica non più tale, negli anni tra il 1991 ed il 1993. Bella la prima parte, cui ne seguono altre in periodi diversi che si incastrano uno nell'altro, in un crescendo di tensione. Ancora più belle le parti successive, dove Vittorio (il protagonista) mette a nudo il suo essere. Forse perchè gran parte dei suoi ideali li ho vissuti in prima persona, l'ho trovato un personaggio molto positivo, unica pecca - forse - il non essere stato capace di far comprendere alle persone a lui vicine la sua vera natura, l'importanza di quanto sentiva senza riuscire ad esprimerlo. Il titolo è fuorviante eppure talmente essenziale da riuscire, in sole tre parole, a descrivere tutta la profondità ed in fondo l'inadeguatezza al mondo attuale di Vittorio. Tre parole il cui significato soltanto la fine del libro rivela, tre parole che, se possibile, aumentano ancora la bellezza del romanzo. Consigliato! Voto: 5 / 5 |
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