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Rossari Marco - L' unico scrittore buono è quello morto |
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Titolo | L' unico scrittore buono è quello morto |
| Autore | Rossari Marco | Prezzo Sconto 15%
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€ 14,02
(Prezzo di copertina € 16,50 Risparmio € 2,48)
|  | | Dati | 2012, 214 p., brossura |
| Editore | E/O
(collana Dal mondo) |
| | Disponibile anche in ebook a € 12,99 |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Cosa accadrebbe se a James Joyce venisse rifiutato ogni libro? E se Tolstoj fosse ospitato in radio a Roma, per ascoltare il parere di Ilaria da Foggia? E se William Shakespeare finisse alla sbarra con l'accusa di plagio? Sono solo alcuni dei ritratti paradossali che questo libro ha in serbo per il lettore. Con una prosa scanzonata, "L'unico scrittore buono è quello morto" illumina splendori e miserie del mondo letterario, senza risparmiare i mostri sacri. Autori e lettori, editori e traduttori finiscono in un frullatore di racconti che miscela una metafisica Praga ribattezzata Kafkania (dove i bordelli si chiamano "Il castello", "La condanna" o "La colonia penale") con una San Francisco iperletteraria dove vagano i sosia dei beat, uno scrittore beone alle prese con una lettrice assatanata e un poetastro in gara nel poetry slam più sgangherato della storia. Una parodia per aspiranti scrittori e lettori sgamati, che snocciola una carrellata di personaggi afasici, perduti, smarriti nel tragicomico labirinto delle lettere. Un libro per tutti quelli che vogliono scrivere e per chi li farebbe fuori volentieri, ma anche un grande atto d'amore per la forza della scrittura.
Giancarlo Tramutoli gtramuto@tiscali.it (29-02-2012) E' un brillante, esaustivo compendio di ogni tipologia di scrittore e di ogni situazione psicologica, paranoica, patetica, schizofrenica e megalomane legata al virus della scrittura. E le relative ossessioni, i tic, le compulsioni, i miti (ma anche i violenti). Per esempio, si ritrae magistralmente quella vergogna che ogni aspirante scrittore ha provato nel farsi rilegare il dattiloscritto da inviare agli editori, quella sensazione di nudità rispetto all'ipotetica curiosità di chi può capire leggendo che ha di fronte l'autore (ennesimo) di un romanzo con le sue ansie e le sue esagerate aspettative. E in un piccolo centro di provincia, l'effetto è ancora più insostenibile. Rossari tratta la materia con brevi racconti e fulminanti aforismi, per esempio: "C'era uno scrittore che considerava la letteratura finita, anche perché non leggeva mai un libro". Oppure: "C'era uno scrittore che non voleva arrivare al successo e ci riuscì". O ancora: "C'era uno scrittore che decise di vivere recluso e non pubblicare più. Nessuno venne a cercarlo". C'è una cinica demolizione del mito della beat-generation, un James Joyce frustrato dai ripetuti rifiuti editoriali, un Tolstoj impacciato ospite in una radio, uno Shakespeare accusato di plagio e "Lo scrittore che stroncava montagne e partoriva topolini". Infine c'è anche una liberatoria parodia di denuncia della stupida follia degli anni di piombo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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