IBS
Carrello Lista desideri Login Registrati Aiuto e FAQ Buoni regalo Spedizioni
Ricerca Ricerca avanzata 
Libri
Leggo
Reparti libri
Architettura e urbanistica
Arte e fotografia
Astrologia ed esoterismo
Biblioteconomia
Biografie
Casa, hobby e tempo libero
Cinema, tv e spettacolo
Classici greci e latini
Cucina, cibi e bevande
Diritto
Economia e management
Educazione e formazione
Enciclopedie e opere di consultazione
Fantascienza
Fantasy
Filosofia
Fumetti & graphic novels
Geografia, ecologia e ambiente
Gialli, horror, noir
Guide turistiche e viaggi
Informatica
Ingegneria e tecnologia
Letteratura: storia e critica
Libri per ragazzi
Linguistica, lingue straniere e dizionari
Medicina
Musica
Narrativa italiana
Narrativa straniera
Poesia e teatro
Psicologia
Religione e spiritualità
Salute, famiglia e benessere personale
Scienze
Società, politica e comunicazione
Sport
Storia e archeologia
Servizio novità IBS
Jenny
Se vuoi saperne di più sulle nuove pubblicazioni nelle seguenti aree, seleziona l'opzione che ti interessa.
Nuovi libri scritti da Foa Vittorio
Nuovi titoli pubblicati da Rosenberg & Sellier

Inserisci il tuo indirizzo e-mail

Newsletter
Vuoi conoscere le
nostre offerte? Iscriviti alle newsletter di IBS
Libri Books
Dischi MP3
DVD Blu ray
Games eBooks
Tutte
Informativa sulla privacy
Economia e management  Economia  Storia economica 
Società, politica e comunicazione   Politica e governo  Struttura e processi politici 

Foa Vittorio - La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo...

La Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo Novecento TitoloLa Gerusalemme rimandata. Domande di oggi agli inglesi del primo Novecento
AutoreFoa Vittorio
Prezzo
Sconto 15%
€ 24,22   Spedizioni gratuite in Italia
(Prezzo di copertina € 28,50 Risparmio € 4,28)
Dati1985, 334 p.
EditoreRosenberg & Sellier  (collana Da leggere)

Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi

Aggiungi alla lista dei desideri 
nectarQuesto prodotto dà diritto a 24 punti Nectar.
Per saperne di più
Invia la prima recensione|
Condividi  Email Facebook Twitter altri
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Lay, A., L'Indice 1986, n. 3

All'ingresso del T.U.C. in Great Russel Street, una brutta statua del genere realismo socialista rappresenta un uomo prestante chino ad aiutare, quasi a raccogliere da terra una persona dall'apparenza debole e sofferente. È un gesto umano di pietà, ma anche un grido di rivendicazione; è l'emblema visivo in cui si esprime m maniera sommaria, ma anche imponente, la convinzione, che nella storia inglese ha avuto un'importanza così profonda, che sulla solidarietà sia costruito il movimento operaio. E l'analisi della solidarietà operaia costituisce uno dei nodi centrali della riflessione di Foa e uno degli stimoli maggiori della sua ricerca.
Sarebbe inutile cercare in questo libro una struttura tradizionale che è estranea al disegno dell'autore. Già dal sottotitolo, "Domande di oggi agli inglesi del primo novecento", Foa ci avverte di aver scelto una serie di percorsi non narrativi per comunicare il risultato del confronto con il passato che le asprezze torbide e le sconfitte mascherate del presente lo hanno indotto a fare. Le sue domande sono molte e dirette a interlocutori diversi per appartenenza di classe e per cultura anche all'interno della stessa classe: operai, classe dirigente, intellettuali. Esse investono soprattutto il rapporto tra sedicenti guide pensanti e presunti esecutori passivi, alla ricerca della radice di una autonoma cultura operaia, di una creatività politica a tutti i livelli dell'esperienza del lavoro.
E ancora l'indagine di Foa vuol verificare il terreno generale e particolare sul quale può essere cresciuta la cultura del conflitto sociale sotto la duplice forma della "lenta accumulazione del rifiuto" e dell'immediatezza dello scontro diretto, spesso di grandi proporzioni per estensione territoriale e rilevanza dei problemi in gioco. È merito di Foa aver condotto queste verifiche attraverso l'analisi di entrambe le forze antagoniste, quindi sia sui comportamenti degli operai sia sugli atteggiamenti e i programmi delle classi dirigenti. Sulla guerra e sull'immediato dopoguerra le domande si infittiscono e mutano, nuovi interrogativi sorgono sul comportamento operaio, sull'adattamento a un contesto cambiato, sulla posizione di classe della quasi totalità dei lavoratori che esprime un'adesione così incondizionata alla guerra, sulla violenta opposizione alla disciplina militare del lavoro, percepita consapevolmente come peggioramento generale del quadro politico e sociale, da parte di operai che spesso erano corsi ad arruolarsi.
Potrebbe essere un'esplicitazione, e quindi una forzatura, ma probabilmente non un travisamento formulare così la domanda generale di Foa agli inglesi del primo novecento: che cosa rimane dell'attività umana spesa nella costruzione di un movimento dopo che esso è stato sconfitto? che senso si può attribuire alle lotte in cui gli uomini hanno investito il proprio tempo, la propria vita, dopo che gli obiettivi sono stati mancati?
Il fatto che non tutte le domande abbiano una risposta, non toglie che esse possano essere legittime, talvolta doverose. Questo è vero in generale, ed è vero con particolare forza per questo libro. Talora Foa risponde cambiando felicemente la prospettiva da cui guardare il problema, per esempio nel caso degli operai di fronte alla guerra, in cui la strada è indicata dal giusto sospetto che non abbia senso parlare di "contraddizione nella coscienza operaia". La riflessione di Foa su questo è chiara: le esperienze sono diversificate anche all'interno della stessa classe, e le esperienze non sono mai univoche; ci sono incoerenze, ma anche reazioni diverse in diversi contesti, e la diversità di comportamento può anche riflettere la riappropriazione di quegli "irriducibili spazi di libertà" che Foa, forse con eccesso di ottimismo liberale, va riscoprendo non da ora nei comportamenti della classe operaia.
Talora Foa invece non risponde, o risponde solo in parte, mantenendo un'equilibrata e tradizionale prudenza nell'affrontare il problema. È il caso della solidarietà da cui siamo partiti, uno degli elementi più interessanti, ma anche tra i più irrisolti, nonostante l'apparenza, della sua riflessione. Sulla solidarietà operaia apparentemente tutti sono d'accordo, e le discussioni si accendono piuttosto sui dettagli dei suoi riti e dei suoi miti. Che la solidarietà sia un elemento costitutivo dell'"autonoma cultura operaia" nessuno mette in dubbio, e proprio perciò la concettualizzazione è scarsa e imprecisa. Qualche ragionamento per esclusione gioverebbe, anche perché questo è uno dei terreni su cui si è esercitata la ricerca delle continuità culturali tra la classe operaia, i gruppi popolari pre-industriali, i gruppi portatori di culture solidaristiche di matrice religiosa. Si intende che tutte queste continuità o contiguità sono in parte vere, e in parte ancora maggiore rilevanti per capire. Quella che tende a sfuggire è la differenza, il carattere specifico della solidarietà presso gli operai industriali. Questa solidarietà non è dono e non è scambio. Sia che dono e scambio ci appaiano quali rapporti nettamente distinti, come tende ad avvenire - almeno dal punto di vista normativo - nelle culture industriali, sia che ci appaiano maussianamente indistinguibili - come pare avvenga nelle culture pre-industriali - è possibile identificare una solidarietà della classe operaia, che non è gratuita, ma non è nemmeno un'obbligazione personale. È il riconoscimento di un interesse generale, talora immediato talora differito, rivolto a un gruppo esclusivo, e tuttavia tendenzialmente universalistico, capace cioè di giovare a tutti; un riconoscimento che è possibile solo in un contesto caratterizzato dall'aspettativa di beni crescenti e non di beni limitati.
Nel libro di Foa, spesso tra le righe e al di là delle parole, la solidarietà diventa la trama, il legame costante, il senso stesso dell'azione operaia, "un principio che animò il mondo proletario e gli sviluppi della sua coscienza". E tuttavia Foa non spende molte parole per cercare di definire questo principio; quello che solidarietà significa per lui si evince dal racconto, dalla rilevanza e dalla carica emotiva che proviene anche da singoli fatti, quando un'intera città è coinvolta nella lotta contro la rappresaglia padronale nei confronti di un portuale, o quando un gruppo di operai inglesi compie un lungo viaggio per portare un segno di solidarietà ai lavoratori irlandesi in sciopero. Ma è l'aiuto, o il segno di aiuto, al portuale o agli scioperanti irlandesi, o al ferroviere che rifiuta l'ingerenza padronale a definire il contenuto della solidarietà? O non è un interesse più generale, di uno scambio impersonale, parallelo e contrario a quello del denaro, che traduce una lotta specifica in un progetto di mutamento sociale? In questo senso la nozione di solidarietà può essere graduata, la solidarietà ristretta o allargata, ma sempre distinta dall'obbligazione personale che caratterizza la generosità tra poveri delle società agrarie. Se questo è vero bisogna distinguere i diversi livelli in cui si esprime l'atteggiamento solidale dei lavoratori. Mi sembra che a proposito di comunità minerarie, o nella lotta per la gestione della vita quotidiana, e soprattutto per quanto riguarda la cultura delle donne operaie, esista nella ricerca di Foa il rischio di sovrapporre questo concetto di solidarietà ad atteggiamenti che mantengono caratteri propri del dono-scambio delle società agrarie.
È invece perfettamente convincente la constatazione di Foa quando afferma che la solidarietà, "esperienza di ineguagliato valore", è al tempo stesso "fragile ed evanescente" per il movimento operaio inglese di inizio secolo, che non sempre la praticava, e per i suoi antagonisti, che invece ne intravedevano e ne temevano i possibili effetti a lunga scadenza e cercavano di spezzarne il tessuto nel breve periodo.
Se non si percepiscono i molti aspetti che si annidano nelle pieghe di un comportamento di solidarietà, si finisce per trascurare un elemento importante: la forza di coesione di quel principio che consentì al proletariato inglese dl tenersi per molti anni in equilibrio tra la tentazione permanente di integrazione nei valori delle classi medie e l'attenzione quotidiana per i più minuti interessi collettivi; e che consentì pure a diversi gruppi operai di ritrovare un'unità verticale e di superare la frantumazione gerarchica dell'età vittoriana in una ricomposizione di interessi generali che non ha cancellato però la pluralità degli atteggiamenti, le differenze, i contrasti. Se fu prevalentemente la mutata organizzazione del lavoro a scolorire le profonde differenziazioni nella struttura del proletariato nel corso del primo ventennio del secolo, la pratica, quotidiana o eccezionale che fosse, di quel principio di solidarietà rappresentò il terreno unitario sul quale il movimento operaio inglese costruì gli altri elementi, le altre ipotesi della propria cultura. Il problema democratico del controllo, per esempio, quel "filo rosso" che Foa indica quale contenuto fondamentale della cultura operaia, non sembra pensabile senza un quadro programmato di solidarietà generale.
Tutti questi elementi consentono a Vittorio Foa di guardare al di là della sconfitta. Egli pensa che la tensione continua per mantenere la propria identità culturale, le idee e i contenuti nati in questi primi decenni del secolo abbiano determinato una realtà irreversibile. E se questa realtà è certamente un'eredità di quegli anni di lotta, le riflessioni di Foa e le sue conclusioni assumono un aspetto un po' consolatorio. Forse le sconfitte troppo radicali, le aspirazioni così interamente frustrate riducono i margini per prospettive future e lasciano intravedere lo spettro di una Gerusalemme definitivamente annientata.


articolo di L'Indice 1986, n. 3

Ascoltare Vittorio Foa è sempre istruttivo. Puoi non essere d'accordo su questo o su quello, ma non ha grande importanza. Apprendi sempre qualcosa, magari su te stesso, e tanto più quando ti è capitato di fare il medesimo mestiere per tanti anni. Chi, fra i politici, i sindacalisti, non ha sentito e sente, per esempio, quel bisogno di una riflessione calma e distaccata da cui ha preso le mosse Vittorio per scrivere questo suo libro di storia? E non si tratta soltanto della necessità personale di riconquistare il senso della prospettiva uscendo un attimo dalle urgenze delle "questioni", per ritornarvi subito dopo con la testa più chiara e le idee più salde. Si tratta anche di riflettere - come dice Vittorio - con un orizzonte più ampio sulle domande maturate nel lavoro quotidiano.
Vorrei sottolineare, però, due punti di sostanza. Il primo è che questa riflessione non viene suggerita da domande a loro volta quotidiane: in realtà, qui Vittorio si chiede se non sia il caso di cambiare le 1/2nostre categorie di analisi e di interpretazioneÈ della società. Il secondo è che la risposta non la si va a cercare, secondo le buone tradizioni della sinistra, nella storia della rivoluzione sovietica, e nemmeno, secondo tradizioni altrettanto buone - visto che si tratta della "sconfitta" della rivoluzione in occidente - nella storia della socialdemocrazia tedesca. Le "domande di oggi" Vittorio Foa le rivolge, per nulla innocentemente, "agli inglesi del primo novecento".
Un movimento operaio ricco di grandi tradizioni di lotta e di cultura come quello inglese cede alla guerra, alla difesa della patria nella prima guerra mondiale. Dopo un sommovimento consiliare, rimanda definitivamente la sua Gerusalemme e, nonostante la tempesta sociale dell'immediato dopoguerra, viene sconfitto. All'inizio degli anni venti quando per tutta l'Europa vanno sorgendo partiti comunisti che aspirano a "fare come in Russia", in realtà non si sta vivendo, invece, una sconfitta che conclude "un'intera fase storica con la conseguente necessità di rivederne a fondo le premesse e gli sviluppi, anche sul piano teorico?".
Se ho capito bene, allora, il bisogno di aggiornamento tecnico non nasce soltanto dal cambiamento delle condizioni della produzione e della vita sociale, ma anche dalla constatazione di una sconfitta e della fine di un periodo storico. Forse le cose stanno proprio così. Tuttavia a me sembra che segnare come una sconfitta la mancata rivoluzione in occidente, dopo quella russa del 1917, sia troppo e troppo poco allo stesso tempo. Troppo, perché non è detto che l'avanzamento del movimento operaio verso la trasformazione della società debba necessariamente passare attraverso la rivoluzione come conquista violenta del potere. D'altra parte, non è neppure detto che una rivoluzione risolva di per sé i problemi nel modo giusto. È quindi troppo poco limitarsi a rilevare la mancata rivoluzione per affermare la sconfitta, se c'è stata, del movimento operaio all'inizio degli anni venti. Questa, se c'è stata, va vista come conseguenza di un errore: voler, appunto, essere per forza rivoluzionari in un unico modo.
La posizione di Vittorio Foa nella sua complessità è molto lontana da tale schematismo. Egli ci insegna, semmai la ricchezza del dubbio, anche se dovesse essere avvertito come "la caduta (o il logoramento) di certezze". Quello che conta - ed è un ultimo suggerimento di questo libro che non posso tralasciare - è che la certezza del futuro si manifesti non in un modello di società futura. ma nella capacità di battersi nel presente.

I più venduti di Foa Vittorio
1.Lavori in corso 1943-1946Lavori in corso 1943-1946
(Einaudi contemporanea)
Einaudi
€ 4,18
2.Questo NovecentoQuesto Novecento
(Gli struzzi)
Einaudi
€ 14,88
3.Lettere della giovinezza.Lettere della giovinezza.
(Gli struzzi)
Einaudi
€ 7,90
4.Questo Novecento.Questo Novecento.
(Einaudi tascabili. Saggi)
Einaudi
€ 11,90
5.Il  cavallo e la torre.Il cavallo e la torre.
(Gli struzzi)
Einaudi
€ 18,08
 Tutti i libri di Foa Vittorio
Chi sceglie questo libro legge anche
Agosti Giorgio
Ajello Nello
Bagnoli Paolo
Bianco Dante L.
Carioti Antonio
Galante Garrone Alessandro
Spadolini Giovanni
Trentin Bruno
Valiani Leo
Vivanti Corrado
Ricerca Ricerca avanzata
Vai a inizio pagina
Libri
Libri in italiano
Libri in inglese
Libri al 50%
Libri scolastici
eBooks
Film e video
DVD
Blu-ray
Musica
CD musicali
Vinile
MP3
DVD musicali
Blu ray musicali
Games
Personal computer
Nintendo Wii
PlayStation 3
PlayStation 2
Xbox 360
Sony PSP
PS Vita
Nintendo DS
Nintendo 3DS
Download
eBooks
MP3
Il mio IBS
I miei dati
I miei ordini
Le mie preferenze
IBS Premium
Lista dei desideri
IBS consiglia

 

Informazioni utili:
Spese e tempi di spedizione
Invio regali
Buoni acquisto (Happy Card)
FAQ
Condizioni generali di vendita
Informativa sulla privacy
PuntiNectar

Pagamenti:
Carte di credito
Carta di credito accettate
PayPal
Paypal
Contrassegno

Come contattarci:
Invio messaggi al servizio di Assistenza Clienti
Tutti i contatti
Lavora con noi

• Seguici su  Facebook Twitter

Servizi per i clienti:
Password dimenticata
Controllo e modifica dei propri dati
Verifica degli ordini effettuati

Opportunità per aziende e enti:
Servizi per le biblioteche
Programma di affiliazione (Informazioni generali)
Accesso alla sezione riservata Partnership Programme IBS
Accesso alla sezione riservata TradeDoubler

Concessionaria di pubblicità:


Con la collaborazione di Argento vivo per il settore editoria libraria

Dati audience certificati Audiweb

Ufficio stampa: Daniela Ravanetti


Altri siti del network IBS:
Libraccio.it
MYmovies.it
Wuz.it
Librerie Giunti al Punto
Mel Bookstore
Librerie Ubik


Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.



Copyright © 1998-2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati

Licenza SIAE n. 229/I/05-359.

Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie

 



Funzione di ricerca basata su FACT®Finder di OMIKRON