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Drewermann Eugen - La guerra è la malattia, non la soluzione. Nuove basi... |
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Titolo | La guerra è la malattia, non la soluzione. Nuove basi per la pace |
| Autore | Drewermann Eugen | Prezzo Sconto 15%
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€ 3,72
(Prezzo di copertina € 4,38 Risparmio € 0,66)
|  | | Dati | 2005, 224 p. |
| Editore | Claudiana
(collana Nostro tempo) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi | | 
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| I fondamentalisti musulmani dichiarano la guerra "santa", il mondo occidentale risponde con la guerra "giusta" al "male", in un circolo vizioso senza apparente via d'uscita. Nel suo radicale pacifismo, Drewermann è certo, invece, che la guerra sia solo follia, una ferita sempre più profonda nell'animo degli esseri umani, che il dolore spinge a misfatti via via più atroci. Per Drewermann la libertà dalla violenza non è quindi un'utopia bensì l'unica salvezza: dato che distrugge i presupposti della convivenza umana, la guerra va fermata, inclusa quella ai terroristi. Questa la convinzione fondamentale di Drewermann, che in queste pagine sottolinea inoltre con forza l'inevitabilità della condanna della guerra da parte del cristianesimo.
| La recensione de L'Indice |
 Pubblicata in tedesco a ridosso della guerra in Afghanistan, questa lunga intervista a Eugen Drewermann, teologo cattolico eterodosso e psicoterapeuta, costituisce non solo una riflessione sul tema della guerra e del pacifismo, ma è anche, come sottolinea Vattimo nell'introduzione, "un piccolo trattato di etica e di filosofia della religione". Il libro non interessa tanto per la novità delle tesi sostenute, quanto per le modalità con cui esse vengono dispiegate all'interno del dibattito fra pacifisti e interventisti, e soprattutto per la radicalità con cui il messaggio cristiano del Sermone della montagna viene opposto al principio fondamentale del giusnaturalismo e del contrattualismo moderni, che partono invece dall'assunto della legittimità dell'autodifesa e della liceità di opporre violenza alla violenza. A un'idea retributiva del diritto, e alla logica omeopatica dei realisti, che ritengono di curare il male aggravandolo e innescando una spirale di violenza illimitata, Drewermann contrappone la terapia allopatica del perdono e della non violenza, in una visione che salda cristianesimo, induismo, buddismo e islamismo, e al tempo stesso si richiama a esperienze storiche precise. In particolare, l'esempio della Commissione di verità e riconciliazione istituita in Sudafrica consente di mostrare come sia possibile abbandonare le nozioni di bene e di male assoluti che alimentano e legittimano l'idea di guerra giusta senza cadere nelle secche del relativismo. Si tratta di un pacifismo non ingenuo, i cui argomenti costituiscono altrettante sfide anche per i sostenitori della teoria della guerra giusta e per coloro che nell'11 settembre individuano l'aprirsi dell'era della guerra globale. Gabriella Silvestrini |
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