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Schaukal Richard - La cantante | Una scelta di racconti che attraversa tutto il percorso dello scrittore, dal giovanile impressionismo viennese di "Mimi Lynx" alla narrativa matura di "Dionys-bácsi" e del racconto "La cantante", considerato il suo capolavoro. Schaukal sviluppa nella sua narrativa i temi della sensibilità decadente e simbolista: la passione come forza devastante e, potenzialmente, omicida (secondo il titolo di una delle sue più famose raccolte, "Eros Thanatos", da cui è tratto "La cantante"); il senso di appartenenza a un mondo in inesorabile disfacimento; l'isolamento dell'io e la radicale, incolmabile separazione tra la realtà oggettiva e le illusone proiezioni di una soggettività abbandonata a se stessa. E li sviluppa servendosi di un linguaggio che nella sua minuziosità e complessità rispecchia da una parte le inquietudini di un soggetto ipersensibile alle sollecitazioni del mondo esterno, dall'altra il desiderio di recuperare una dimensione classica, riagganciandosi a una tradizione ormai perduta.
| La recensione de L'Indice |
 Le tre novelle qui raccolte avvicinano il lettore alla complessa realtà della fin de siècle mitteleuropea. Sfilano, in un intreccio di psicologismi al limite dell'ossessività, un esteta (Alexander Schreiner, il protagonista di La cantante), una coppia di fratello e sorella (in Dionys-bácsi) e uno studente inconcludente diviso tra studio, letteratura e vita di società (Heinrich in Mimi Lynx). Se quest'ultimo, pur intrecciando una liaison con Mimi Lynx, rivela la sua totale incapacità di vivere e di amare, divenendo emblema di sterile spettatore della propria esistenza, riprodotta nell'elaborazione formale di una minuziosa analisi dei propri stati d'animo, in La cantante Schaukal fa un passo oltre, suggellando la sua stessa fine. Schreiner, il finto viveur, uno di "quegli uomini che in pubblico non permettevano a nessuno dei loro sentimenti di venire alla luce nella loro conformazione naturale", che fa dell'apparenza e delle convenzioni sociali la sua stessa ragion d'essere, s'invaghisce di Lucia Corma, la belle dame sans merci, ma non capisce che il tentativo di oltrepassare gli schemi borghesi su cui è costruita la sua vita mediocre è destinato a fallire. Il tragico epilogo dello sparo a teatro conclude la novella in cui eros e thanatos sono indissolubilmente legati. Dionys-bácsi è, a ben guardare, storia del non detto, in cui la voce narrante allude a una verità celata. Perno della vicenda è il "tragico dramma di un matrimonio improbabile", quello tra l'apollinea Resa e il dionisiaco Antal, metafora dell'ineluttabile decadimento della monarchia asburgica: chiaro sintomo è la storia maledetta di fantasmi che vi aleggiano, come a dire che forze misteriose e incontrollabili non possano che spazzare via un mondo oramai anacronistico. Ricca di elaborazioni sintattico-formali assai complesse, la penna caustica e raffinatissima di Schaukal ha il pregio di documentare un'epoca storica di molteplici e contrastanti istanze artistiche, stigmatizzando una "raffigurazione aristocratica della vita" (Gustav Donath). Germana Zori |
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