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Meshkov Aleksej - Il cane Iodok | Chi è il cane Iodok? Per quale ragione un uomo decide di indossare una pelliccia di cane e di gironzolare a quattro zampe per Mosca? Che traccia può aver fiutato e chi sono i suoi inseguitori? A chi appartiene l'ululato che sembra risuonare dappertutto? E le bave sul corpo del trafficante ritrovato morto su una panchina del Detskiy Park? Ma soprattutto: che cosa è lo Zoo e fin dove si estendono i suoi confini? Al termine di una inquietante vicenda, sarà l'incubo del neo-autoritarismo russo e la farsa della sua democrazia a manifestarsi agli occhi del lettore. Ma forse c'è molto di più nelle pagine di questo romanzo.
6 recensioni presenti. Media Voto: 5 / 5Francesco (28-08-2009) Assurdo! Leggetelo se vi piacciono “Il deserto dei tartari” e i gialli metafisici, se amate le trame strutturate come puzzle e i libri che grondano poesia: “La primavera sta per arrivare ormai. Le cupole di San Basilio invocano con il loro dorato splendore l’esistenza di un dio vero, mentre, sui rami degli aceri e delle querce che circondano, come un rosario, le mura rosse del Cremlino, si sgranellano, fra le gemme, le ali nuove del tempo e, nel giovane volo dei gabbiani, sulla Moskova, la neve non è più che un’eco che vibra nel passato e si scioglierà danzando fra le altitudini millenarie della nostra anima russa. Qui io vivo! Io, Iodok, l’uomo-cane, ancora resisto, mentre il respiro putrefatto dello Zoo scivola come un rivolo, diffondendo dappertutto la sua bava di morto e di corrotta libertà. La mia pelliccia scomparirà fra poco. Svegliandosi, rintoccherà quattro volte il cuore della primavera e un gallo l’imiterà cantando, voltandosi, come una banderuola, in un azzurro scomposto dal vento. Quando l’ora fermerà il dado del tempo, il bozzolo lattiginoso che ricopre i nostri boschi di aceri libererà, in un incendio, il battito d’ali d’una crepitante farfalla. Così, come neve, la mia pelliccia si scioglierà al sole ed io mi specchierò, spiando attraverso il volto diafano dell’alba, nella naturale nudità delle cose. Gli aceri sono nudi ormai. Sono nude le strade. Sono nudi i volti dei bambini, come tutta la giovinezza è nuda. Anche i fiori sono spogli e la realtà intera si denuda della sua menzogna. Tutto cessa di mentire e persino i corvi pretendono, gracchiando, di essere quel che realmente sono.” Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elena (21-05-2009) Lirico, classico, eversivo. Di un'assurda modernità. Complimenti al Melangolo per averlo scoperto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea (28-02-2009) Scritto nella lingua secca dei romanzi di Kafka e Camus. Lirico quando abbandona il grado zero della scrittura. Inquietante e assurdo come un film di Muratova. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
M. B. radioswissjazz@aol.com (01-02-2009) Per sfuggire ai suoi inseguitori un uomo decide di indossare una pelliccia di cane, ma non riesce più a uscirne. Giorno dopo giorno, la pelliccia ne trasforma l’olfatto, la vista, l’udito. Ossa e cartilagini assumono dimensioni canine, finché la comparsa dell’osso del pene, non diventa il marchio della sua definitiva disappartenenza alla muta umana. Violata la legge del branco, Iodok diventa così una pericolosa eccezione, mentre lo Zoo ammette solo il modello. Il cane Iodok, con la sua ansia libertaria, simbolizza la condizione dell’individuo sottoposto alla violenza dei regimi totalitari e delle dittature pseudo-democratiche. Per questo è un romanzo anarchico, un testo eversivo per eccellenza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Dominique paristexas72@libero.it (27-01-2009) Libro visceralmente libertario, metafisico come conviene ad ogni opera autenticamente russa. Questo romanzo moscovita di Aleksej Meshkov scorre inarrestabile per 180 pagine, aggiungendo ad ogni capitolo nuovi elementi di suspense e inserendo l’assurda vicenda dell’uomo-cane in una fitta trama di indizi, che conducono direttamente a Medved, qui evocato col nomignolo di Mida, e al nuovo Politburo russo. La Russia di Putin svela infine il suo volto: nazione in cui giustizia e libertà sono ridotte a pura farsa e la salvaguardia dell’ordine non è che un pretesto per garantire il potere dei vecchi e giovani apparatnik. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulia D. (22-01-2009) Finito il libro, ho avvertito una sensazione nuova, come se qualcosa si fosse mosso in me e spingesse lentamente per uscire. Un pezzo di coda, chissà! Dopo qualche giorno ho incontrato un randagio per strada e mi sono accorta di guardarlo in maniera diversa, finché un gruppo di individui ha osservato me... Allora ho ricordato le parole: "Io, Iodok, l'uomo-cane, sono l'apostata, il rinnegato dal branco." Lo Zoo di questo romanzo è la metafora universale di ogni società. Con questo libro, Meshkov ci ha resi tutti cani! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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