|
|  |
Risé Claudio - Il maschio selvatico |
Gli istinti maschili sono stati espulsi dalla nostra cultura, sempre più femminilizzata e "materna", così come dalla società delle "buone maniere". Eppure sono istinti ancora vitali, che vanno riconosciuti senza timore e dominati, cioè vissuti in modo equilibrato, per poter ritrovare una sana e sincera spontaneità. Attraverso una lettura di sogni, leggende, miti, il libro dello psicoanalista Claudio Risé ripercorre la storia di questo "interdetto" e offre agli "uomini in crisi" una via per ristabilire un contatto positivo con il loro lato "selvaggio".
Media Voto: 4 / 5Raffaella (24-01-2009) Questo libro è emblematico di un processo di naturalizzazione che riduce la maschilità ad una questione di istinti selvaggi biologicamente fondati. In questo modo gli uomini rimangono privi di un discorso pubblico che permetta loro di immaginarsi e di agire in modo plurale e differente rispetto ai modelli egemonici. Voto: 1 / 5 |
enrico enricocarosi@tin.it (07-09-2004) Questo libro ha la forza e la leggerezza di un testo di poesie. Qui la logica è al servizio del sentimento e della fantasia. Le ipotesi su questo lato selvatico maschile e della necessità di contattarlo in una natura incontaminata, non è che mi “ritornino” in modo molto convincente. Ma non importa. Mi piacciono. E se poi tali ipotesi ti aiutano a coinvolgerti nelle vicende di Parsifal, nell’incontro con Ivano ed il dio cornuto, nel cogliere con maggiore compiutezza il messaggio d’iniziazione presente nell’“Agostino” di Moravia, ben vengano…. Qui l’interpretazione parte dal mito e dalla storia per farvi poi ritorno. Arricchendole. Ed il senso di soddisfazione e compiutezza, che si avverte una volta finito il libro, fa parte di un godimento intenso e rigenerante. Non ho apprezzato, invece, com’è stato riportato il sogno sull’“importante uomo politico a capo di un impero aziendale” (se avete dubbi su chi è…scrivetemi!). Qui, Risè, trasgredisce. Esce fuori del simbolico, regno del suo libro, per puntare il dito su un personaggio reale. E lo fa utilizzando un’arma impropria; quella del simbolico, appunto! il quale ne esce offeso e strumentalizzato. Voto: 5 / 5 |
Daniele Gigli (19-05-2003) Lucido, vibrante, intenso, vero. Un'analisi puntuale del male del maschio moderno, una volta tanto non idiotamente autolesionista, fintamente femminista, ironica. Leggera ma terribilmente seria. E propositiva. Leggetelo Voto: 5 / 5 |
Redazione (16-06-2002) E’ il momento dell’Uomo Selvatico
Di Paola Malavasi
Intervista pubblicata in Minerva, n. 182/183 luglio-agosto, Roma
Istintivi. Naturali. Con la scorza. Al bando l’uomo dolce, il maschietto delicato, prodotto di una società femminilizzata che sottrae virilità all’uomo. Claudio Risé, psicanalista, ha una sua tesi sul riscatto dell’elemento maschile nel mondo contemporaneo. Minerva lo ha intervistato.
Il suo libro “Il maschio selvatico” (red edizioni) è quasi un manifesto del movimento degli uomini. Otto edizioni, tutte esaurite. Da dove parte, cosa si propone la riconquista dell’identità maschile?
Si tratta di un movimento internazionale, di grande portata. In Italia viene snobbato dai media, ma non dal pubblico. Il dato di partenza è la crisi dell’uomo contemporaneo. Una crisi che scaturisce dalla mancata trasmissione culturale tra padre e figlio e porta a una progressiva perdita di identità dell’uomo moderno. Il processo inizia con un tradimento, quello operato dai Padri dell’Ottocento, gli artefici dell’industrializzazione. La loro virata dagli ideali verso l’interesse e il denaro ha dato l’avvio a una società finalizzata al profitto. I padri si sono poi progressivamente dimenticati dei figli. Oggi hanno il 20 % in meno del loro tempo libero. Si occupano quasi esclusivamente del benessere materiale, cose concrete, non astrazioni come “il genere” del proprio figlio, il suo corpo.
Una società sottomessa alla Grande Madre, al consumo, alla soddisfazione dei bisogni, ovvero a un’eterna condizione infantile. I padri non ci sono e i figli crescono affidati alle cure materne. Però non si può dire che questa situazione sia stata voluta dalle donne. Piuttosto è il frutto di una cultura tutta maschile che coltiva l’ambizione, impone il successo. Non è così?
La Grande Madre non è un prodotto femminile e non avvantaggia le donne. Nella società industriale la donna, come l’uomo, rischia di essere ridotta a carne di profitto.
La via d’uscita è nel maschio selvatico? Quali sono le sue caratteristiche?
Il maschio selvatico è un archetipo, è un’energia attiva in ogni tempo, attraverso diverse immagini. Se anche è stato rimosso dalla coscienza, è rimasto attivo nell’inconscio. L’uomo lo ritrova nell’incontro con la Natura, partendo alla ricerca del padre e degli antenati. Riscoprendo la cultura maschile, può superare il vincolo ipocrita delle buona maniere, ritrovare fiducia nella forza dell’istinto. Il percorso non esclude, anzi attraversa, la ri/scoperta del sacro. Il selvatico, comunque, si ribella alla trasformazione in oggetto della vita umana, al conformismo che ha come unico movente il desiderio di essere accettati, per coprire paure e fragilità.
Tutto questo nell’uomo. E nelle donne? E il rapporto di coppia?
E’ auspicabile una donna autentica e non fabbricata per un uomo selvatico. Ma è presto per parlare di questo. Quello che posso dire, però, è che il movimento degli uomini è stato accolto con molto favore dalle donne. Al contrario la reazione degli uomini è stata talvolta imbarazzata. Non solo. Le donne hanno delle aspettative perché hanno sperimentato sulla loro pelle il deficit istintuale maschile, cui vorrebbero si ponesse fine.
Jacques Lacan definiva il fallo “simbolo dei simboli”, lei accusa la nostra epoca di averlo declassato invece a “oggetto ridicolo”, a simbolo di prepotenza, arroganza. Nel sito www.maschiselvatici.it è possibile anche passare in rassegna una galleria di falli (in pietra, dipinti, ecc): nel recupero di questa icona della mascolinità c’è un po’ di ironia?
Nessuna ironia. Il fallo rimanda a un’esperienza sacra, quella della scoperta della propria identità sessuale che trascende l’individuo e verso la quale l’uomo ha dei doveri. Non ci può essere ironia nella risacralizzazione del corpo, reso oggetto dalla società dei consumi.
Un uomo che riscopre la Natura, i figli, il vigore, l’istinto, un uomo per niente femminile, il cui sguardo è teso verso il cielo. Forse oggi è questo anche il sogno delle donne. Non per nostalgia di un maschile prepotente, ma certo di un uomo autonomo, responsabile, adulto. Ben venga dunque la corsa al recupero del primitivo e del coraggio istintivo, purché sia senza ghetti o nuove segregazioni. Il punto di approdo, infatti, deve poter essere un luogo aperto. Potremmo chiamarla l’Isola degli Incontri, praticamente un Eden. Che sia rito maschile, dunque. Ma, dopo la cerimonia fallica, l’incontro tra gli appartenenti allo stesso genere, il selvaggio-moderno trovi il modo di ridere di sé. L’autoironia fa grandi. Nei secoli, spesso proprio questa dote è mancata agli uomini e, ahimè, come sono stati grandi i danni.
Paola Malavasi
Voto: 5 / 5 |
|
 | I più venduti di Risé Claudio |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|