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Dionisotti Carlo - Aldo Manuzio umanista e editore |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Bisello, L., L'Indice 1996, n. 3
È in una preziosa veste editoriale, corredata da altrettanto rare riproduzioni di cataloghi delle pubblicazioni aldine, che Carlo Dionisotti ripropone per i tipi del Polifilo quattro suoi saggi dedicati alla figura dell'umanista ed editore Aldo Manuzio: "Aldo Manuzio umanista", "Aldo e i Greci", "Questioni aperte su Aldo Manuzio", "Aldo Manuzio editore". Nella nuova prefazione che introduce questi studi, composti tra il 1960 e il 1975, il critico rende esplicite le ragioni della ristampa, che traducono, da un lato, l'intento di rammentare lo sforzo critico compiuto negli anni cinquanta intorno all'interpretazione storica della categoria di umanesimo, dall'altro la volontà di ravvivare l'interesse per Manuzio.La figura del grande editore veneziano è esplorata nei vari aspetti della sua attività: dalle vicende biografiche, all'"intrapresa" editoriale - ivi incluso l'aspetto di innovazione tipografica -, all'attività di linguista che si ripercuote in modo decisivo sulle scelte editoriali. Valga, per questo aspetto, l'esempio dei classici greci e latini da lui pubblicati nella disadorna evidenza del testo, senza un soverchiante apparato di chiose, traduzione operativa, questa, dell'indiscussa priorità, per Manuzio, del testo sull'interprete. Queste edizioni testimoniano della scissione operatasi in quegli anni tra filologia universitaria, dalla vocazione tipicamente ermeneutica, e grammatica, disciplina che conserva invece una predilezione pedagogica per le questioni di metrica e ortografia. Aldo, che fino alla fine si professa grammatico, compone infatti manuali di grammatica greci e latini (del 1515, uscite a stampa postume, sono le Grammaticae institutiones graecae, mentre quattro edizioni annovera la grammatica latina, apparsa emendata nelle edizioni del 1508 e poi 1514 con il titolo di "Institutionum grammaticarum libri quatuor").
Quanto alla discussione critica della premessa, Dionisotti, accanto a una ricapitolazione consuntiva delle acquisizioni storiografiche e critiche su Aldo Manuzio occorse dalla data dei suoi studi fino al presente (cita, ad esempio, la monografia dell'inglese Lowry, del 1979, o l'edizione critica - uscita nel 1975 - delle dedicatorie e avvertenze apposte da Manuzio alle sue edizioni), attenua passati - da lui ritenuti aspri - giudizi critici, reintegra nel panorama di studi storico-letterari sull'umanesimo personaggi un tempo proscritti (come Giuseppe Toffanin), commemora figure autorevoli di maestri (come quella del cardinale Mercati), e nella rievocazione delle posizioni critiche enuclea i temi e i problemi sviluppati nei quattro saggi. Particolare attenzione è posta alla preferenza di Manuzio per il greco (da lui appreso a Ferrara nella scuola del Guarino), preferenza che si inscrive in un progetto di tradizione umanistica italiana bilingue: da qui il suo disdegnare le trasposizioni latine dei testi greci (con l'eccezione di Platone, tradotto da Ficino, e di Aristotele, nella versione del Gaza), e la parca edizione di opere volgari, tra cui la memorabile "Hypnerotomachia Poliphili" (1499), e le ascetiche "Epistole" di santa Caterina da Siena, un corpus di 368 lettere pubblicate, con prefazione in volgare di Aldo, nel 1500, seguite, più tardi, dai capolavori di Petrarca, Dante, Bembo e Sannazzaro. Per la collezione latina si ricordano, su tutti, gli "Adagia" (1508) di Erasmo, con cui il celebre editore condivideva, oltre all'umanesimo cristiano, il latino tradizionale dell'Europa cristiana, quello "della conversazione e corrispondenza fra uomini di nazioni diverse". Oltre alla questione della scelta dei testi, Dionisotti non manca poi di trattare quella più tecnica del loro allestimento: la fama aldina è infatti indissolubilmente legata all'ideazione e messa in opera del nuovo carattere corsivo, grazie alla collaborazione dell'incisore bolognese Francesco Griffo, e, in secondo luogo, alla divulgazione del libro maneggevole e tascabile, per cui forse Aldo si era ispirato al formato, ridotto rispetto agli in folio, di alcuni manoscritti visti nella biblioteca di Pietro Bembo. E in questa veste innovativa Aldo diffonde e tramanda alla posterità un libro inteso come "il breviario... di una cultura laica e aperta a molti".
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