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Kets de Vries Manfred; Miller Danny - L' organizzazione nevrotica. Una diagnosi... |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Viacava, A., L'Indice 1992, n. 6
L 'uno psicoanalista e docente di scienza dei comportamenti organizzati, l'altro professore di politiche manageriali, i due autori, canadesi, sono entrambi esperti di organizzazione aziendale anche nella pratica professionale. In questo lavoro integrano noti modelli teorici sui gruppi e le organizzazioni: da quelli classici psicoanalitici di Freud, Bion e Jaques, alla teoria sistemica di Gregory Bateson, avendo come originale punto di vista l'osservazione della relazione tra strategia organizzativa, struttura organizzativa e personalità manageriale.
Ne deriva la constatazione che i processi mentali intrapsichici, il mondo interno e le fantasie inconsce dei leader influiscono pesantemente sull'organizzazione. Sembra quasi l'uovo di Colombo. Il libro si sviluppa esaminando diversi tipi di strutture di personalità manageriali e la loro relazione con l'organizzazione, fornendo griglie di comprensione chiare, anche se giocoforza semplificanti, utili a diagnosticare difetti e impasse organizzativi. Lo scoglio della resistenza al cambiamento, che indusse Freud a formulare il concetto di "coazione a ripetere" e il conseguente di "pulsione di morte", è lo stesso su cui la terapia istituzionale rischia di naufragare.
Nel lavoro individuale col paziente, che si tratti di pulsione innata o di abnorme sviluppo della distruttività su base carenziale, la soluzione viene cercata sul versante riparativo.
Fin dagli inizi della psicoanalisi Ferenczi intuì la necessità del contenimento emotivo da articolare al disvelamento cognitivo, e su questi due poli, da allora, la ricerca psicoanalitica si muove. Più difficile il trasferimento di questo complesso movimento polare su una struttura organizzata. Troppo spesso i consulenti si fermano alla superficie limitandosi a dare indicazioni comportamentali a livello organizzativo. L'opinione di questi autori è che ciò curi i sintomi ma non la malattia e che la ben più difficile strada da seguire sia quella di mostrare ai personaggi chiave dove sbagliano fornendo almeno qualche spunto sulla genesi dei loro atteggiamenti. Sembra, cioè, in molti casi indispensabile che l'intervento sul gruppo venga affiancato da un lavoro individuale di chiarificazione coi leader. Ma un leader molto patologico difficilmente lo accetta.
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