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Ortoli Sven; Witkowski Nicolas - La vasca di Archimede. Piccola mitologia della... | Anche chi ammette di non sapere nulla di scienza sa cosa sono la mela di Newton, l'anello mancante e la vasca di Archimede. Ma sa che dietro la mela si nasconde una donna, che molti anelli mancano ancora alla biologia contemporanea e che Archimede trafficava anche in faccende di armi? E' consapevole che il termine big bang è nato da una battutaccia e che Frankenstein non è la creatura orrendamente sfregiata che si pensa? Se Newton ha regalato alla scienza una teoria della gravità, questo libro invita i suoi estimatori a una pratica della leggerezza.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Fasolo, A., L'Indice 1998, n. 7
"Ai due estremi dell'immaginario scientifico sono un grido, "Eureka", e una formula, "E=mc2". Il primo simboleggia il potere del corpo attraverso quello, gocciolante, di Archimede; la seconda il potere dello spirito". In un libro dedicato alla mitologia della scienza si trova di tutto: la mela irresistibilmente attratta da Newton, l'anello mancante dell'evoluzione, gli Ufo, il big bang, gli attrattori strani... Il saggio, scritto da due talentosi divulgatori, allinea illustrazioni curiose e godibilissime, testi brillanti e spiritosi, aneddoti più o meno noti, riflessioni in forma sciolta. La risultante è un "cocktail" effervescente ed eterogeneo, aromatizzato con qualche goccia di Roland Barthes. Come retrogusto si sentono distillazioni epistemologiche: i miti della scienza indicherebbero un punto di incontro fra pensiero razionale e senso comune. I miti scelti appaiono peraltro di struttura e semiologia incerta, e spesso sono mera occasione di divertimento. Quanto contino le semplificazioni, i miti, le metafore nell'affermazione di un paradigma scientifico e nella fissazione come luogo comune del pensiero ordinario, è storia affascinante e difficile che altri hanno scritto. Ed è certo appassionante la differenza fra la "science de nuit", madre dei miti, istintiva ed erratica, che si confronta con l'esaltazione, la melanconia, l'abbandono, e la "science de jour", tutta razionalità e programmazione. Non prendiamo perciò troppo sul serio la pretesa filosofica del libro, sospeso fra paradosso e iconoclastia, ma divertiamoci a inseguire il gatto di Schrödinger sin nei buchi neri, scansando il serpente di Kekulé e impegnandosi in un moto che perpetuo non è. Potremmo persino imparare a identificare nuovi miti, nella congerie di notizie scientifiche che ci bersagliano. Cosa si può dire infatti della pecora Dolly, figlia di una cellula mammaria e omonima di una simpatica e prosperosa cantante "folk", o dell'eterna pallottola infallibile contro il cancro (oggi di turno è la -statina). Chissà che questo non ci aiuti allora a scoprire, sia pur in modo intuitivo, i miti della cattiva scienza e della pericolosa medicina, che ci allettano con canti di sirena mediatica... Il libro ci autorizza comunque a pensare che se la scienza è altra cosa, ben più seria e affidabile, come tutte le opere umane rimane perfettibile e degna di sorridente, amichevole demitizzazione.
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