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Demetrio Duccio - Autoanalisi per non pazienti. Inquietudine e scrittura di sé | È possibile interrogare la propria mente, porsi domande che "curano" anche più delle risposte, senza per questo essere pazienti, autorizzandosi a fare da soli. L'autoanalisi non serve soltanto a domare la nostra inquietudine, si configura anche come un percorso di etica laica per fare luce sui grandi temi indicibili dell'esperienza umana: l'amore, il dolore, la noia, la speranza... L'autore si propone di iniziarci alle arti del monologo interiore, della scrittura diaristica, dell'autoriflessione costante, di imparare dall'esistenza, senza maestri se non noi stessi, quel che essa ha da insegnarci, vivendo con maggior coraggio la condizione umana, considerandola come un testo sempre enigmatico e da decifrare.
Media Voto: 3.2 / 5antonio d'agostino (02-10-2009) Il libro offre spunti interessanti , ma forse si rivela un po ripetitivo nell'ultima parte . comunque nel complesso utile alla riflessione. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
LAURA TUSSI tussi.laura@tiscali.it (10-12-2007) Dialogare, discutere, parlare e ricavare biografie da queste modalità comunicative e raccogliere la personale autobiografia, costituiscono un’antica forma culturale, consueta, di incoraggiamento e autoriconoscimento, svelando la natura pedagogica delle parole, quando, dai racconti, dalle storie, si impara sempre di sé, degli altri, del mondo, in eventi di pensiero.
Il pensiero è l’ambito profondo dei giochi discorsivi e conversazionali, rivolgendo le attività della mente a orizzonti, possibilità, sfide, in salti cognitivi, in variazioni di mentalità, nell’emergere di immagini diverse dalla realtà: narrare e far narrare costituiscono, innanzitutto, una tecnica visionaria, in un
contesto quotidiano in cui troppo spesso si disperdono il senso e l’esperienza delle modalità narrative che rappresentano la storia di uomini e donne, la storia della trasmissione di sapere.
Nell’attuale crisi della narrazione e dell’oralità, si vive di suggestioni e immagini volte ad impressionare. La narrazione è una memoria in una trama da raccontare nelle intenzioni, negli scopi, nelle azioni dei protagonisti, nel significato di sequenze di storie, oltre gli stimoli, le impressioni, i segni chiusi in se stessi, suscitando emozioni, sviluppando interrogativi, pathos, enigmi, mistero.
La norma analogica della narrazione presenta un valore metaforico, simbolico, mitico. Il motivo logico è la morale nell’intrinseca pedagogia che insegna, consiglia, dimostra. Il metodo autobiografico ha capacità di promuovere desideri di conoscenza e trame di storie che sappiano educare e stupire.
Il senso biografico si evolve in antichi criteri narrativi dell’attività retrospettiva della mente. La memoria, il ricordo, l’evocazione, costituiscono un itinerario di indagine sulle cronologie, le stagioni della vita, i ricordi più significativi che si sviluppano nella didattica autobiografica con chiari scopi di carattere cognitivistico, dove il ricordare è produzione di racconto. Laura Tussi Voto: 5 / 5 |  |  |  |
LAURA TUSSI tussi.laura@tiscali.it (20-11-2007) Il processo analitico consiste nella ri-narrazione di una vita, ad un altro, che è un interlocutore, l’analista, attento all’ascolto ed all’incontro con la memoria: da subito avviene l’incontro tra due memorie, quella di chi parla e quella di chi ascolta. Le diverse teorie pratiche dell’analisi, a partire da Freud e Jung, si fondano sull’ascolto come luogo ed avvenimento in cui rintracciare proprio la priorità e la fondatezza dei percorsi della memoria. Nel 1912 Freud raccomandava di porgere a tutto ciò che ci capita di ascoltare la medesima “attenzione fluttuante” e di rivolgere il proprio inconscio come organo ricevente nei confronti del malato che trasmette. La difficoltà di questo modo di procedere sarà sempre più problematica, tanto da definire la professione dell’analista un compito impossibile dopo l’educare ed il governare. All’interno del setting, la relazione analitica diventa transferale o meglio cotransferale fin dall’inizio. Per entrare subito nella definizione della pratica dell’analisi, questa è una costruzione comune, una co-creazione in cui i due partner, l’analista e l’analizzato scrivono assieme una verità narrativa, basata sull’incontro, sulle emozioni che affiorano, sulla memoria come organo vivente che ri-narra, ri-racconta e trasforma il ricordo in presenza. L’analisi è una co-narrazione e una costruzione a due vie, in cui la memoria dell’uno entra a far parte della memoria dell’altro e la narrazione si colloca all’interno di una dialettica del pensiero, o meglio, di una reciprocità totale a partire dall’inconscio. Le emozioni che l’analista vive, lo riguardano e sono la base indispensabile per l’analisi, mentre una volta il controtransfert era vissuto come un pericolo, un errore da fuggire, ora è riconosciuto come la premessa della relazione, quindi non esiste analisi, se non esiste una capacità di mettersi in gioco nell’ascolto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
paull (28-10-2004) decisamente brutto Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luca Gualteri (09-01-2004) Il titolo promette molto ma il libro purtroppo non mantiene la promessa. Il contenuto e' largamente teorico e non offre praticamente spunti per iniziare un percorso di autoanalisi.
Gli unici due punti interessanti sono la descrizione della metafora dell'albero e la breve storia degli autori che si sono occupati della materia.
Francamente un po' poco per un libro cosi' lungo, ed alla fine noioso. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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