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Abdolah Kader - Scrittura cuneiforme |
La Storia dei potenti si intreccia con la vita semplice, spesso sofferta, sempre intensa, degli umili, l'amore di Ismail, carico di nostalgia, per la patria con quello intimo e dolente per il padre, gli ideali di giustizia e libertà con l'impegno a parlare per chi non può più farlo. E ancora una volta, l'incontro tra Persia e Occidente, tra impervie montagne iraniane e dune olandesi, tra poesia, icastica e lieve, e una lingua sobria ed essenziale, intesse motivi inattesi e preziosi, figure mitiche e fiabesche nella trama della nostra cultura.
10 recensioni presenti. Media Voto: 4.9 / 5Donata Niccolai (11-11-2009) Libro molto bello sotto tutti gli aspetti.
Lettura piacevolissima e coinvolgente, atmosfera e personaggi indimenticabili. Vita, storia e narrazione mirabilmente intrecciate. Voto: 5 / 5 |
Francesco Benzi (12-02-2009) Il libro di Abdolah mi riconcilia in parte con la scrittura contemporanea, vincendo anche la riluttanza a seguire vicende storiche e per di più dell'ingarbugliato mondo orientale. In realtà qui tutto l'aspetto cronachistico è immerso in una narrazione incalzante, da novella epica, che mi ricorda la passione con cui avevo seguito le avventure di Sandro di Cegem di Fazil Iskander, quello ambientato nei paesi della Russia meridionale, questo nell'interno della Persia. Alcune ingenuità, ma accompagnate sempre da un tono di grande sincerità e partecipazione, e personaggi indimenticabili, perché veri, o forse perché reinventati e fissati per sempre da un vero scrittore. Voto: 4 / 5 |
MARISA (09-01-2009) Beh saro' anche tenera di cuore ma se mi sono commossa leggendo la descrizione del sorgere del sole sulla cima della montagna .... penso che valga molto anche la bravura dello scrittore !! che meraviglia ! Voto: 5 / 5 |
Stefano bartolastefano@virgilio.it (20-12-2008) libro bellissimo, intenso e coinvolgente, insomma un bel "mix" di storia, rapporti umani e letteratura un connubbio ben riuscito, sembra quasi di ripercorrere le situazioni e gli scenari narrati dallo scrittore Voto: 5 / 5 |
fabio (13-10-2008) Perfetto. non esistono altri termini per definirlo. Perfetto nella trama, perfetto nello stile, perfetta la poeticità di molti passi, e al tempo stesso il realismo di tanti altri, perfetta la descrizione dell'Iran degli scorsi decenni. Perfetto per la sua capacità di coinvolgere il lettore e di fargli provare le medesime sensazioni dei personaggi, perfetto per come ci mostra uno spaccato di esistenza umana, un pezzo di vita con tutte le sue sofferenze, i suoi piaceri, le sue infinite forme. Perfetto per come riesce a far apparire nobili anche i personaggi più umili, per le descrizioni splendide del contesto storico e geografico. da leggere assolutamente Voto: 5 / 5 |
sguardo sardo (03-04-2008) Le parole di un figlio per scrivere la storia di un padre che non ha voce. Tasselli mancanti di una identità che reclama il suo passato, senza il quale il presente è soltanto lacerazione.
Davvero molto bello.
Voto: 5 / 5 |
Paolo (28-11-2007) Una storia molto importante e coinvolgente che dà voce a chi non ha avuto voce e reinventa la sua scrittura cuneiforme per poter tramandare le sue vicissitudini di uomo. Voto: 5 / 5 |
gianluca guidomei sidner@libero.it (23-09-2005) Dopo "Il viaggio delle bottiglie vuote", Kader Abdolah ci regala un' altra opera eccellente: le vicende di una famiglia iraniana attraverso la storia della Persia degli ultimi cinquanta anni. Tutto ruota intorno ad un taccuino, scritto con caratteri cuneiformi, di Aga Akbar, padre analfabeta e sordomuto del protagonista, Ismail, che è anche il narratore. Da questi segni ( e dai suoi ricordi ), Ismail ricostruisce il suo rapporto con il padre e di riflesso con la sua terra d'origine, l' Iran dello scià Pahlevi, della rivoluzione islamica, del terrore di Khomeini e di una lenta rinascita. I temi dell'esilio, della lotta clandestina per la libertà, il valore della tradizione di questa terra magica e tragica allo stesso tempo, sono una splendida cornice al messaggio più profondo del libro: la Storia è di tutti e per tutti, ma l' amore e la dedizione di un figlio per il padre è in questo caso la parte più commovente dell' opera. Nonostante l' evolversi dei contesti sociali e culturali, con la prima e seconda modernizzazione del paese, Ismail ci spiega come sia stato sempre e comunque "la bocca e le orecchie" del padre sordomuto, eccellente tessitore di tappeti, personaggio problematico, ma vero, appassionato, innamorato del figlio e consapevole di non essere in grado di aiutarlo nè economicamente, nè culturalmente. E' per questo che scriverà il suo taccuino, imparando lo stile dalla scrittura cuneiforme incisa sulla roccia di una montagna sacra dell' Iran, su cui Ciro il Grande lasciò inciso "Sono io il Re dei Re". Solo in questo modo potrà spiegare al figlio i suoi sentimenti, i suoi sogni, le sue speranze per sè, la sua famiglia, il suo paese. Un cuore semplice che affascina e commuove, un figlio che cresce, matura, cambia vita e patria, lotta per il suo paese non dimenticando mai di accudire colui che l'ha generato. Splendida lezione di vita.
Gianluca Guidomei sidner@libero.it Voto: 5 / 5 |
Barbara (09-06-2004) Uno struggente romanzo di un maestro della narrativa contemporanea, da non perdere. Uno dei libri che è importante aver letto (insieme ai classici di tutti i tempi). Voto: 5 / 5 |
Marco sortenoscia@inwind.it (19-02-2004) Un libro bellissimo. La storia recente dell'Iran attraverso il racconto del rapporto tra padre e figlio.Da leggere Voto: 5 / 5 |
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