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Gustafsson Lars - Il decano |
Il dottor Spencer, "un tipo pallido, magro e coi capelli rossi", professore all'Università del Texas, è precipitosamente fuggito da Austin, svuotando il suo conto in banca, e si è rifugiato sotto falsa identità in una modesta pensione a Sturdy Batte, ultimo avamposto prima della sterile immensità del deserto, di quel vuoto nulla che tanto somiglia alla morte. Che cos'ha da nascondere? E perché non riesce a ricordare come tutto è cominciato? La suspense è immediatamente creata in questo nuovo thriller esistenziale di Gustafsson, in cui ci sono delitti e colpevoli, ma manca il castigo, in accordo con la filosofia del mefistofelico Decano, l'erudito professor Paul Chapman che irretisce Spencer nella sua logica nichilista e nel suo diabolico patto. E sono le conversazioni col Decano, riportate da Spencer nei fogli sparsi ritrovati nel baule della sua auto, a fornire la chiave di lettura dei fatti: la progressiva resa di un uomo normale, professore di filosofia illuminista, innamorato della conturbante allieva Mary Elizabeth, alla banalità del male. Con seducente leggerezza, parla di tutto quel Decano dagli occhi glaciali, reduce decorato della guerra del Vietnam, che gli è costata le gambe e un passato da occultare: il darwinismo e il disegno intelligente, l'impotenza di Dio e i nuovi dèi dell'industria informatica, l'etica del terrorismo e l'inconfessabile piacere di uccidere. Un giallo sui generis intorno alle eterne domande che solleva il male.
Media Voto: 2.25 / 5Giovanni C. (22-07-2009) Semplicemente il peggior libro di Gustaffson che io abbia mai letto - e li ho letti tutti. Voto: 1 / 5 |
saverio (04-04-2008) Mah... si fa fatica a scrivere ancora qualcosa di originale ambientato in un campus americano. Gustafsson ci prova buttandola sul filosofico, ma i risultati sono un po' al di sotto delle aspettative. Di certo, tra i mille punti interrogativi del romanzo, c'è solo lo spirito nordico dell'autore. Kierkegaard al confronto era un gaudente mediterraneo. Voto: 3 / 5 |
marco benadir marcobenadir@libero.it (05-02-2008) Capita davvero raramente di imbattersi in un’operazione intellettuale tanto gelida e sterile. L’autore è molto colto e in ogni riga si compiace indirettamente di affermarlo. La storia non ha né capo né coda per precisa scelta dell’autore che nella sua smania di sperimentare disgrega le strutture del romanzo. Prendete la vena anarchica e la voglia di stupire di Baricco e aggiungetevi il narcisismo intellettualoide di Eco e incontrerete Gustafsson. Un libro insopportabilmente elitario che affronta il tema del Vuoto con gli strumenti del Nulla. Voto: 1 / 5 |
Simone admsimat@users.sourceforge.net (17-01-2008) Ho letot questo libro con curiosita', perche' lavoro nel mondo accademico. Nonostante l'ambientazione americana, si tratta di un libro estremamente nordico, dove i personaggi sono tratteggiati soprattutto nella loro psicologia. La figura del decano paralitico e' estremamente inquietante. Voto: 4 / 5 |
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