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Longo Davide - Un mattino a Irgalem | Etiopia, 1937. Pietro, avvocato torinese, si ritrova col grado di tenente, in Africa per una missione spinosa: difendere un uomo che tutti vogliono morto. Il sergente Prochet, condottiero dei cosiddetti gruppi esploratori, ha sgozzato, squartato, devastato. Due pattuglie inviate nel deserto per recuperarlo sono svanite nel nulla. Ora è solo un personaggio scomodo, chiuso in una buia cella di Addis Abeba. Pietro tenta di aprire un varco nel silenzio ostinato di Prochet, per alcuni un eroe della guerra che ha dato all'Italia un impero, secondo i più "un matto, una bestia, uno che l'Africa gli ha fatto male". Ma perché hanno affidato proprio a Pietro quel caso a cinquemila chilometri dal suo Paese?
Media Voto: 4.25 / 5Oblomov (28-09-2008) Un po' "Cuore di Tenebra" e un po' "Tempo di uccidere", pur senza essere né Conrad né Flaiano. Originale l'ambientazione "imperiale", la cui atmosfera solo un professore di liceo - o qualcuno particolarmente interessato all'epoca - poteva ricostruire così credibilmente in poche pennellate. Evidentemente la scuola Holden, dalla quale mi sembra che Davide Longo provenga, con lui non è riuscita a fare troppi danni. Voto: 3 / 5 |
Giulio (31-12-2001) Sobrio, efficace, semplice e complesso, si apprezza anche la precisione dell'ambientazione storica e geografica. Solo un naturalista pignolo potrebbe far notare che le cicale di notte non cantano, perché Longo voleva dire grilli. Voto: 5 / 5 |
ddt ddt@iol.it (10-06-2001) Un Fenoglio d'africa, con gli stessi mali e la stessa lingua secca e densa.
E spunta, tra la polvere ed il fango di "Beba", il rittano di Johnny, tradimento e giustizia, l'uomo solo e la sua questione privata.
Da leggere d'un fiato, in gola il secco della polvere e un raschio da tabacco scuro, che fa un filo azzurro quando espiri. Voto: 5 / 5 |
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