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Willeford Charles - Miami Blues

Miami Blues TitoloMiami Blues
AutoreWilleford Charles
Prezzo
Sconto 15%
€ 11,05
(Prezzo di copertina € 13,00 Risparmio € 1,95)
Dati2003, 250 p., brossura
TraduttoreBussolo E.
EditoreMarcos y Marcos  (collana Gli alianti)

Disponibilita immediata
Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni

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Descrizione
Freddie Frenger, detto Junior, psicopatico pluriomicida, è appena uscito dal carcere di San Quentin e ora vive a Miami. Hoke Moseley è un detective che sa il fatto suo e che vive in un albergaccio popolato di cubani e vecchiette. Susan è una studentessa ventenne, costretta a prostituirsi per vivere. Un po' troppo pronta, forse, a farsi "proteggere" e a metter su casa con un pazzo come Freddie. Non sa che Junior ha appena fatto fuori suo fratello Martin, un Hare Krishna che mendica all'aeroporto e si frega duecento dollari al giorno. Non immagina che Hoke Moseley sta per venirla a cercare a scuola, dove assieme al suo nuovo fidanzatino si esercita a comporre Haiku. Non ha idea di come Miami possa trasformarsi in un inferno.

I vostri commenti
11 recensioni presenti.  Media Voto: 4 / 5

kine (10-09-2010)
Mi è piacito ma non è entusiasmato.... Personaggi sono molto delineati, soprattutto l'agente di polizia, difficile capire se il protagonista sia lui o Junior. Comnque rimane un romanzo da leggere in spiaggia. quando non si trova niente di meglio si può comprare il seguito.
Voto: 3 / 5
roger (23-05-2010)
Il genere di questo libro non è definibile, l'accostamento con Tarantino, che piaccia o no, è abbastanza naturale nel senso che sia Willeford che il regista sanno far sembrare all'ordine del giorno eventi che se letti su un giornale probabilmente risulterebbero inventati. Il tutto condito con una buona dose di cattiveria, maestria nel caratterizzare i personaggi e nel saper raccontare con schiettezza, senza tanti giri di parole, una serie di eventi che non possono non appassionarci facendoci sentire il caldo torrido di Miami, ammirare lo scintillio della canna delle pistole...Gran bel libro
Voto: 5 / 5
Andrea72 whitewhizard@tiscali.it (19-04-2006)
Willeford mi ha intrattenuto, lo confermo, ha uno stile che posso solo definire “speciale”, non gioca molto con le parole, non si sofferma sui particolari, concede molto poco – quasi niente – a descrizioni poetiche o a momenti di sospensione, avvolge la sua prosa con un vestito semplice semplice, verrebbe da usare il termine “normale” e non quello che ho usato io, ma possiede una scorrevolezza tale da sfogliare le pagine più velocemente di quello che si potrebbe pensare.In una trama che, a volte, ha del surreale per i comportamenti di alcuni personaggi l'autore riesce a inserire tra le righe una densa descrizione di Miami con una serie di istantanee piena di colori, di strade, alberghi, paludi e grattacieli unita a sfumature in bianco e nero delle differenze razziali che popolano quella realtà metropolitana. Operazione riuscita, Willeford è molto bravo in questo, un po' matto, istrionico, a volte lascia spiazzato descrivendo con una disarmante semplicità delle scene altrimenti crude e molto violente, sdrammatizzate, seppur non attutite, dal suo stile sciolto e naturale, descrive un pestaggio come può descrivere una colazione, dando la stessa importanza ad entrambi i fattori. MIAMI BLUES è un treno che scorre in pianura e che non incontra ostacoli.Questi sono i lati positivi che ho trovato nel libro, il resto, la trama e i personaggi, mi ha lasciato molto perplesso, aspetti giudicabili da diversi punti di vista e interpretabili a seconda della visione che si sceglie di dare per buona.MB l'ho letto molto velocemente e piacevolmente mi ha intrattenuto, non mi ha divertito ma non mi ha nemmeno annoiato, ho apprezzato lo stile di Willeford e rispettato nel suo intento di giocare con i diversi elementi che possono caratterizzare un noir, thriller o che dir si voglia, gli concedo la fiducia di considerare il romanzo come un pezzo di un disegno più ampio, ma non posso ammettere che mi abbia completamente soddisfatto. Ho capito il gioco, ma non mi ha convinto del tutto.VOTO : 3,5
Voto: 3 / 5
Lorenzo Berti paperogonfio@inwind.it (05-03-2006)
Confesso di essere un po' confuso: probabilmente, un romanzo del genere prevede lo smontaggio di alcuni cliché, primo fra tutti quello dell’eroe, nel senso più narrativo del termine. L’eroe-protagonista, forte, che ispira ammirazione e/o simpatia, che sa sempre cosa fare, ecc. E che sempre trascina con sé il suo antagonista-cattivo: perverso, malvagio, con azioni rivolte sempre al male. Non privo, peraltro, di una sua grandezza. Più la serie di personaggi-comparse (dal deuteragonista in giù), più o meno caratterizzati. Qui, dicevo, mancano le coordinate principali: Hoke (l’eroe) non è bello (ha la dentiera!), non ispira ammirazione (né tantomeno simpatia, a meno che non la si voglia scambiare per una simpatica compassione che di solito riserviamo a un personaggio un po' sfigato e "triste"), né sicurezza (compie azioni dettate dalla paura, non molto logiche e ragionate, e via così). Non sa molto il fatto suo, insomma. Di contro, si erge un antagonista che se è cattivo, ha però in sé il senso pratico di un operoso borghese, e quello (a modo suo, certo) “della famiglia”; è esposto alla sorte come una persona normale (l’incidente al supermercato), né ha azioni solo volte al male, e ogni tanto (quando ride, e spiega perché - p. 200) fa pure tenerezza. Sono due persone normali, inserite però in una vicenda che preme però un po' troppo sul pedale dell'inverosimiglianza, quanto ad accadimenti e atteggiamenti. È veramente così? Succede proprio questo? Pare chiedersi chi legge, per poi tornare indietro di pagine, giusto per assicurarsene.Ora, tutto ciò può essere un pregio o un difetto, dipende da che parte si guarda la cosa: non c’è il “serrato” del noir; non c’è la tensione del thriller (fuorviante il giudizio di Leonard in quarta di copertina). Ma non c’è, di contro, nemmeno il ritratto di persone normali e della vita in generale (alla Carver, per intendersi) né l’ironia o la bruciante immediatezza dei dialoghi di Lansdale. Il tentativo, forse, è di contaminare tutto questo; ma il rischio è che qualcosa strida. E lo fa.
Voto: 3 / 5
Ceia ceiaceia@alice.it (30-07-2005)
Questo Charles Willeford conosce(va) la ricetta per confezionare un libro che si divora: prosa lineare, ma anche frizzante, pulita e insieme pungente di ironia. Grandissimi personaggi maschili, i due protagonisti: ho adorato Junior e i suoi scatti di ira – un “cattivo” assolutamente delizioso e fuori di testa che mi ha regalato pagine di una violenza semplicemente spettacolose - e ho apprezzato (un sacco) Hoke Moseley, che è una specie di poliziotto un po’ sfigato, che si prende un casino di botte, che vive in un appartamento che è uno schifo totale… ok, lo ammetto. Mi ha fatto una tenerezza incredibile, ma non solo. Mi ha fatto anche ridere, in certe parti (memorabile la scena della dentiera che vola dalla finestra e lui costretto ad andarla a cercare in mezzo ai cespugli. ) I personaggi femminili… mah… non posso dire molto su Susan perché non voglio rischiare di svelare troppo… vabè non dico nulla, ma pure lei è una tipa da conoscere. Poco più che semplici comparse tutti gli altri personaggi, ma anche loro ben descritti e azzeccati. La trama è un po’ pazzerella, si concede un sacco di coincidenze, specialmente nella prima parte, al punto che sono tornata indietro a leggere per convincermi che l’autore avesse davvero osato così tanto. HA OSATO COSI’ TANTO: SI. Dopo il disorientamento iniziale però sono rimasta affascinata da questa atmosfera leggermente irreale, sopra le righe, e mi ci son trovata perfettamente a mio agio. Perché l’autore, beh, è talmente bravo a muoversi in questo suo mondo di carta da fartelo sembrare assolutamente vero. E’ proprio come dice Romano: tutto è tranquillo e poi di colpo ZAC a qualcuno vengono mozzate due o tre dita, qualcun altro viene ammazzato, qualcun altro pestato a sangue… insomma delizioso… eheheh… come deliziosa è l’ambientazione in questa Miami piena di “extracomunitari” e delinquenti e puttane sceme.
Voto: 4 / 5
Greta gretel68@virgilio.it (12-07-2005)
Non saprei come classificarlo questo libro: poliziesco? Romanzo? Noir? Come volete voi, il risultato è delizioso e fresco nonostante non sia stato scritto recentemente. Una descrizione Di Miami veramente buona, con le difficoltà che quella città ha vissuto quando milioni di persone sono arrivate invadendola e cambiandone le radici. Me lo sono bevuto questo libro, è stata una sorpresa apprezzata, come apprezzata è stata la figura del detective, il solito sfigato con qualcosa in più, qualcosa che trasmette anche tenerezza se vogliamo. Tutti i personaggi sono delineati bene, ognuno con la propria parte ben scritta e con il destino segnato: soluzioni non ne vedo, è andata come doveva andare. Consigliato a chi vuole leggere un libro di classe, scorrevole e con una marcia in più.
Voto: 4 / 5
Romano De Marco romdema@tin.it (03-06-2005)
Leggendo MIAMI BLUES ho capito il perchè Tarantino abbia dedicato a questo autore il suo celebre PULP FICTION. La struttura del libro ricalca un pò quella che il famoso regista ha impresso al suo film più celebre e, ancora di più, al successivo JACKIE BROWN. Non si tratta di un noir né tantomeno di un thriller classico. Siamo di fronte ad una storia "poliziesca" atipica nella quale sono assenti quasi del tutto gli stereotipi del genere detective story, a partire dalla caratterizzazione degli originalissimi personaggi, primo fra tutti il sergente Hoke Mosley. Una trama realistica a tratti talmente inverosimile da apparire ancora più vera, e una narrazione che non ostenta colpi di scena o trovate ad effetto studiate a tavolino per compiacere il lettore secondo uno schema classico e scontato. All'interno della storia possono improvvisamente esplodere episodi di assurda violenza o grottesche situazioni inaspettate che rendono il tutto assolutamente imprevedibile e quindi godibile. Willeford riesce a far digerire come niente fosse anche la incredibile coincidenza alla base della storia. Non aspettatevi, quindi, una suspance crescente, un mistero sospeso e un colpo di scena finale (magari doppio o triplo...). Godetevi, altresì, dei personaggi memorabili e una MIAMI molto diversa di quella che siamo abituati a conoscere con la serie MIAMI VICE...
Voto: 4 / 5
Albys braveheart1966@libero.it (02-06-2005)
Una piacevolissima escursione nella subtropicale Miami, tra personaggi coloriti e accattivanti, guidati da una penna, quella del defunto Willeford (personaggio pure lui di notevole carisma) non certo istrionica come un Lansdale o un Crumley ma bravissima nel tratteggiare una città evidentemente amata nei suoi contrasti sociali e nella sua complessa situazione climatica. La storia è bella e ti prende da subito, con un gaglioffo come Junior che sa far volare la pagine dove lui è al centro della scena. Ma anche l’ispettore Hoke Moseley, figura originale anche per chi come noi ha già letto di decine di detective, è un ottimo personaggio, che oltretutto si ritroverà nei successivi tre lavori. Le 250 pagine del libro scorrono veloci e senza banalità, con molto realismo narrativo e senza mai cadere nel grottesco anche in quelle poche occasioni in cui sono evidenti le coincidenze necessarie alla storia. Miami blues è una sorta di mix fra thriller, noir e hard boiled, un romanzo in cui i vari aspetti peculiari dei generi si sciolgono uno nell’altro senza alcuna prevalenza. Il risultato è un romanzo godibile, duro quanto serve, mai troppo angosciante. Forse il finale è poco eccitante, ma in fondo è così che va il mondo reale, e la chiusura sembra quasi una specie di ponte verso i futuri libri con Hoke Moseley. E’ noto il mio amore per Miami, ottima location per ambientare storie di multirazziale delinquenza, violenza urbana mischiata a vita mondana, sconvolgenti fenomeni climatici. Willeford mi ha pienamente convinto, mentre qua e là il traduttore ha fatto qualche errorino. Consiglio di non leggere la quarta di copertina (che svela un po’ troppo), e di comprare questo libro se quel che si cerca è un bel libro d’evasione intelligente e descrittivo di una realtà che vale la pena di conoscere. Da comprare.
Voto: 4 / 5
fabio 58 (21-09-2004)
bellissimo. e'un libro che leggi tutto di un fiato.
Voto: 5 / 5
stefano67 serse67@hotmail.com (05-12-2003)
Crudo ed intenso si legge in un attimo... aspetto con ansia che marcos ci regali gli altri della serie
Voto: 4 / 5
James (05-10-2003)
Ho letto che sarebbe l'autore preferito di Quentin Tarantino. Come se, da morto (1988) necessitasse di legittimazione da uno che di mestiere fa il sopravvalutato. Willeford è un maestro. E non ha nulla a che vedere con Tarantino. Le sue sono cronache da un paese che muore e uccide. Geometriche e inesorabili. Un capolavoro, che più duro di così non si può.
Voto: 5 / 5

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